Trieste, le speranze per il nuovo anno che sta per iniziare

Trieste, le speranze per il nuovo anno che sta per iniziare

Due docenti si raccontano
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TRIESTE – Si riaprono le scuole e i ragazzi tornano in aula insieme ai professori. Come ogni nuovo anno ci sono docenti che dopo decenni di precariato iniziano finalmente come insegnanti di ruolo e chi, da questo settembre non sarà più presente alla prima campanella, perché da pochissimi giorni è pensionato. È il caso di Luca, 67 anni, una vita ad insegnare chimica e fisica in diversi istituti di Trieste. Da qualche giorno, dopo aver concluso gli ultimi scrutini, ha lasciato le aule per sempre, andando in quiescenza.

“Non mi mancherà di certo la burocrazia scolastica- afferma- ma i ragazzi sì. Devo però sottolineare, che con il passare degli anni, ho cominciato sempre più ad avvertire il divario d’età con gli studenti. Prima era più facile, via via è stata più chiara la distanza che veniva a crearsi. Una delle battaglie più forti che il professore ha dovuto ingaggiare ultimamente, è stata quella con i cellulari in classe: “si fa tanta fatica a non lasciarli usare- sottolinea Luca- e poi magari non c’è neppure un orologio alla parete, per evitare di guardare lo schermo per sapere quanto manca alla fine dell’ora. Mancherà forse più di tutto, poter comunicare con i ragazzi rispondendo alle loro domande, non soltanto in merito alla materia insegnata, ma anche sulla vita e le sue incognite”.

Ilaria (nome di fantasia, ndr) invece ha 52 anni, insegna inglese e finalmente e’ entrata in ruolo dopo esattamente vent’anni di precariato, ha varcato la porta della scuola con animo diverso: “dopo tanta attesa sono riuscita ad ottenere il ruolo, con notevoli difficoltà, pur essendo la prima in lista; le graduatorie ad esaurimento sono ancora piene di docenti ultracinquantenni, che ancora non hanno un posto. In queste graduatorie puoi restare addirittura fino ai settant’anni, un’assurdità che non ha eguali. È la fine di un vero e proprio calvario, un’esistenza senza alcuna certezza, che oggi non mi sembra ancora vero di aver potuto superare”.

Per il nuovo anno, l’auspicio della docente è “che la concezione del nostro lavoro cambi. È sbagliato pensare che lavoriamo solamente 18 ore alla settimana con una pausa di 3 mesi durante l’estate. Questo è assolutamente non vero. Abbiamo bisogno di un maggiore appoggio da parte del popolo italiano e dalla classe dirigente per combattere un precariato che affligge la nostra professione da troppi anni”.

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