Gli aeroplani di Lelio Morra verso un disco "Esagerato"

Gli aeroplani di Lelio Morra verso un disco “Esagerato”

L'artista debutterà il 25 ottobre con il primo album solista. Alle spalle ha già un Premio De André e collaborazioni molto importanti
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Roma – Cantautore napoletano di stanza a Milano, Lelio Morra è cresciuto ascoltando Sgt. Pepper’s, Nero a metà Back to Black. Quando aveva solo 19 anni è nata la sua prima band, gli Eutimìa, con cui nel 2005 ha vinto il “Premio De André” come miglior interprete. Nel suo vissuto c’è anche la Francia dove ha suonato in strada e scritto canzoni da lontano. Milano invece è arrivata dopo aver vinto una borsa di studio per il CET di Mogol, era il 2015, e in terra meneghina ha lavorato come autore insieme a Ornella Vanoni (Vivi ogni momento per Marika Tesei) e Federica Abbate (Danzeremo a luci spente per Deborah Iurato). La sua carriera solista è iniziata nel 2016 e dopo diversi singoli esce il 25 ottobre per Solid Records/ Iuovo ed edito da PeerMusic il suo abum di debutto Esagerato. Nel frattempo è fuori il video de’ Gli aeroplani: il racconto di una storia d’amore che nasce, muore, ritorna, che fa volare in alto e cadere in picchiata fino a spegnersi in un “sto bene solo e se non ti ho davanti”.

 Il videoclip, girato da Fabrizio Solinas e Stefano Carena ed interpretato da Valeria Perdonò e Gabriele Genovese, racconta questa storia attraverso la fisicità dei due attori protagonisti che si incontrano e scontrano in uno spazio neutro, dove la fanno da padrone le loro espressioni ed emozioni.

«Quando ho iniziato con le pre-produzioni del disco a Napoli GLI AEROPLANI non c’era, o meglio è arrivata in corso d’opera prendendo il posto di un’ altra canzone, volevo ci fossero 9 canzoni, sto in fissa col numero 9. – Racconta Lelio – Una sera ero da Antonio Liguori (una delle tre teste degli Eutimìa insieme a me e Marco Gioia, la mia prima band) e da un vocale che manda a Fabrizio Somma (producer e compositore aka K-Conjog) nasceva l’embrione di questa canzone. In studio con Stefano Bruno abbiamo lavorato con coerenza sulla forza emotiva del brano e le sonorità che stavamo curando. Ricordo poi a Milano Dellera e Lino Gitto inciderla con gli occhi lucidi e l’eleganza di De Rubertis al piano l’ultimo giorno al Bach Studio. Non ha una struttura regolare, è come un film suddiviso in 3 scene caratterizzato da un climax crescente, per certi aspetti la struttura può avere in Bob Dylan un riferimento. “Non c’è niente che sia per sempre” ma certe cose, specie nelle canzoni, restano sospese in alto, hanno un altro peso specifico. Sono felice che questa sia la canzone a lanciare il mio lavoro discografico.»

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