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Halloween, non solo film: 5 storie horror per non dormire

Mettete alla prova il vostro coraggio con queste macabre leggende orientali

Halloween è il momento migliore dell’anno per una bella carrellata di film horror.
Appassionati o no del genere, la paura è la chiave universale che apre le porte dei festeggiamenti nella notte delle streghe.
Maschere inquietanti, feste macabre e film a parte, c’è un altro modo per vivere pienamente l’atmosfera tetra di Halloween: le leggende dell’orrore.
Se pensate che una breve lettura non possa farvi paura, allora vi sfidiamo.
Mettete alla prova il vostro coraggio con queste storie inquietanti provenienti dalle leggende orientali.
Buona lettura e… controllate sotto il letto prima di mettervi a dormire!

1. KUCHISAKE ONNA

La “donna dalla bocca spaccata” è una delle leggende giapponesi più diffuse. La storia dice che centinaia di anni fa visse una donna bellissima, sposata con un samurai molto geloso. Data la sua enorme bellezza, il Samurai pensava di essere tradito dalla moglie e così una notte si avventò sulla donna, squarciando la sua bocca da un orecchio all’altro. A quel punto il samurai le disse “Adesso chi penserà che tu sia ancora bella ?”.

Da questa storia è nata la leggenda urbana della Kuchisake-Onna. Diverse sono le versioni, noi vi riportiamo quella più raccapricciante.

Si dice che nelle notti di nebbia si aggiri una donna con la bocca coperta da una mascherina. Fermato un passante, in genere studenti giovani, gli domanda “Pensi che io sia bella?”. Se la vittima risponde “no”, la fine è immediata: la donna sfregiata la uccide con le sue forbici.
Se risponde “sì”, la donna si toglie la mascherina ponendo la stessa domanda: se il malcapitato continua a rispondere positivamente, il demone sentendosi deriso gli sfregia il volto per farlo apparire come lei.
Se invece la vittima cambia risposta in “no” la donna, offesa, lo avrebbe tagliato in due parti uguali. Insomma, dalla Kuchisake-Onna non c’è scampo.

Si tramanda che l’unico modo per sopravvivere sia di rispondere sul vago, in modo da mandare in confusione il demone e avere il tempo di scappare.

2. L’INFERNO DI TOMINO

“L’inferno di Tomino” (Tomino no Jigoku – トミノの地獄) è un antico poema giapponese scritto da Yomota Inuhiko e contenuto nel libro “The Heart is Like a Rolling Stone” (心は 転がる石のように) e ancor prima incluso da Saizo Yaso nella sua 27esima collezione di poemi del 1919.
Non è sicuro di come questo rumor abbia avuto inizio, ma c’è un avvertimento che recita: “Se leggete questa poesia ad alta voce, cose tragiche (凶事) accadranno.” Sembra proprio una maledizione.

Secondo la leggenda, Tomino era una bambina disabile che dopo aver scritto questa poesia raccapricciante venne punita dai suoi genitori. Fu chiusa in cantina, senza cibo o acqua, fino al sopraggiungere della sua morte. Così il suo spirito è rimasto impresso nelle parole della sua poesia, che se letta ad alta voce, evoca la sua maledizione. Prime vittime sono stati gli stessi genitori di Tomino, per un susseguirsi di misteriosi decessi legati al poema. Si dice che la maledizione si evochi solo con la lettura ad alta voce dei versi giapponesi.

Nell’immagine in alto trovate il poema nella versione originale con “sottotitoli” in italiano. Siete abbastanza coraggiosi da leggerlo ad alta voce?

3. LA MALEDIZIONE DELLA STANZA ROSSA

Tutti i navigatori della rete conoscono i Pop-up e sanno bene quanto possano essere fastidiosi il più delle volte. Beh, che dire quelli che minacciano di morte imminente? Stiamo parlando di una recente leggenda metropolitana giapponese chiamata “La maledizione della Stanza Rossa”.

La storia è semplice.

Un pop-up appare sul tuo computer con una porta rossa e la domanda “Ti piace la stanza rossa?” scritta in caratteri giapponesi. Dopo aver fatto clic attraverso una serie di domande in Flash rudimentale, il tuo nome compare in fondo di una lista di altri nomi. Potresti anche riconoscere i nomi dei tuoi amici nella lista. Questa sarà l’ultima cosa che fai. Il giorno dopo verrai trovato morto in camera: hai commesso un suicidio e le pareti sono dipinte con il proprio sangue.

Come per tante leggende urbane, c’è un elemento di verità al racconto. Nel 2004, una studentessa di 14 anni, conosciuta come “Girl A” o “Nevada-tan” ha ucciso la sua migliore amica con un taglio alla gola, un crimine chiamato “Sasebo slashing”. Quando la polizia analizzò il suo computer, controllò la sua cronologia del browser, trovando tra i segnalibri il video della “Stanza Rossa”. Un episodio molto simile è accaduto 10 anni dopo, quando nel 2014 una studentessa decapitò la sua migliore amica con un coltello da cucina.

4. LA BAMBOLA OKIKU

Un tempo viveva una bambina di nome Okiku. La sua inseparabile amica era una bambola che indossava un kimono, regalatale dall’adorato fratello Eikichi Suzuki. Okiku si ammalò e morì d’influenza il 24 gennaio 1919 all’età di 3 anni. Poi accadde un fatto strano. I capelli della bambola di Okiku sembravano allungarsi col tempo. Eikichi nel 1938 partì per la guerra, e decise di affidare la strana bambola al tempio di Mannenji, nell’isola di Hokkaido. Al suo ritorno, notò che i capelli della bambola erano incredibilmente cresciuti ancora.

La gente sostenne che lo spirito di Okiku avesse posseduto la bambola dopo la sua morte. Da allora, il taglio dei capelli avviene ogni anno con una speciale cerimonia e secondo i sacerdoti del tempio, anche se tagliati periodicamente, continuano a crescere.

Sembra anche che la stessa fisionomia stia cambiando. La bambola Okiku è tutt’ora custodita al tempio, ma non è esposta al pubblico.

5. TEKE TEKE

Un delle leggende giapponesi più popolari è la donna “teke teke”. In una calda giornata estiva, una studentessa cadde sulle le rotaie di un treno e fu tranciata a metà all’altezza del busto, tra atroci sofferenze. Sembra che i responsabili siano stati dei coetanei che per farle uno scherzo le misero una cicala sulla spalla. La studentessa, spaventata, si agitò e perse l’equilibrio cadendo. Dopo la morte la ragazza è diventata un Onryo, uno spirito vendicativo. Teke-Teke è il rumore che fa quando si trascina per inseguire il malcapitato di turno e tagliarlo a metà.

Tra le tante storie a lei dedicate troviamo quella di un giovane che, sulla via di ritorno verso casa, scorse durante la notte una donna appoggiata con i gomiti sul ripiano di una finestra. La ragazza si buttò giù e lo raggiunse, preceduta dall’inquietante rumore “teke teke”. Il ragazzo mise poco ad alzare i tacchi e correre il più lontano possibile, ma invano. Più correva, più il Teke teke si faceva intenso, fino a che voltandosi si trovò lo spettro davanti che lo falciò a metà.

2019-10-29T11:33:36+01:00