30 anni dalla Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

30 anni dalla Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Quali sono questi diritti e come sono garantiti
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ROMA – Sono passati 30 anni da quando, nel palazzo delle Nazioni Unite di New York, il politico polacco Adam Lopatka, all’epoca presidente del working group delle Nazioni Unite per la stesura della Convenzione sui diritti dell’infanzia, ha dichiarato all’unanimità la sua approvazione.
Il documento, la cui prima bozza risale al 1980, è diventato il trattato Onu con il maggior numero di Stati di averla recepita: sono infatti 194 i paesi che l’hanno firmata e resa legge nel proprio ordinamento. Praticamente tutti tranne gli Stati Uniti.

L’Italia l’ha ratifica nel 1991 con la legge 176 mentre l’ultimo paese ad adottare la Convenzione è stato la Somalia La Carta dei diritti dell’infanzia è la sintesi di diverse esperienze culturali e giuridiche e mette al centro le figure del bambino e dell’adolescente, sancendo in 54 articoli, senza distinzione tra di loro, per sottolineare il fatto che tutti gli articoli hanno uguale importanza, i principi fondamentali sui diritti dei bambini, delle bambine e degli adolescenti. Non solo, la commissione delle Nazioni Unite dell’epoca decise di inserire, oltre all’elenco dei diritti, anche gli obblighi che gli Stati aderenti devono adempiere per tutelare l’infanzia e l’adolescenza.

La storia

La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia ha avuto un percorso molto lungo che inizia dalla Società delle Nazioni, la ‘mamma’ della moderna Onu.
Già nel 1923 infatti, gli Stati aderenti alla società, avevano emanato la “Dichiarazione dei diritti del fanciullo” documento venuto fuori dalla situazione di estremo disagio dei più piccoli durante la Prima Guerra mondiale che le cronache di guerra avevano portato all’attenzione mondiale. Da qui la necessità di dare maggiore tutela ai minori, proteggendoli dalle decisioni politiche degli adulti, garantendogli non solo una tutela fisica ma anche lo sviluppo necessario per il bene delle generazioni successive. Il testo fu molto apprezzato all’epoca, anche per l’apporto fondamentale di una attivista britannica, Eglantyne Jebb, dama della Croce rossa che durante la guerra vide con i suoi occhi le sofferenze dei bambini e delle bambine, e, soprattutto, fondatrice della ONG Save the Children. Nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo possiamo leggere la promessa di un impegno che ancora oggi è sentito: “l’umanità deve offrire al fanciullo quanto di meglio possiede”. La dichiarazione non era vincolante per gli stati e non lo divenne nemmeno quando, ripresa dall’Onu, fu emanata il 20 novembre 1959. La forza della Convenzione dei diritti dell’infanzia siglata 30 anni fa è proprio nel fatto che essa, come tutti gli altri trattati internazionali, vincola lo stato che la firma ai suoi principi.

I principi

I 54 articoli della Convenzione si basano su 4 principi fondamentali: di non discriminazione, superiore interesse del minore, diritto alla vita, ascolto delle opinioni del minore.

Il primo principio implica che i diritti del bambino non possono essere diversi, maggiori o minori in virtù del sesso, lingua, religione e di ogni altra differenza che lo specifica come essere umano. I bambini sono tutti uguali nei diritti.

Il secondo principio invece impone agli Stati di governare e fare le leggi tenendo sempre presente che la tutela massima dev’essere data ai più piccoli, perché sono quelli con la più ampia possibilità di soffrire.

Il terzo principio è quello del diritto alla vita: è inaccettabile che i bambini e gli adolescenti debbano subire le conseguenze delle guerre degli adulti, e quindi gli Stati devono collaborare per rispettare il diritto alla vita dei minori che è il diritto alla sopravvivenza e alla crescita.

L’ultimo principio invece è quello che guarda al minore come persona e quindi il diritto dei bambini e delle bambine ad essere ascoltati e il dovere degli adulti di tenere in conto le loro parole nelle decisioni importanti.

Questi principi vengono garantiti ai bambini e alle bambine, ragazzi e ragazze, tramite il riconoscimento del, tra gli altri, diritto alla vita e al nome (art 6-7) all’educazione (art 28), al non essere sfruttati economicamente, fisicamente e sessualmente (31-33), al non essere arruolati nell’esercito prima di aver compiuto 15 anni (art 38), al diritto al gioco, a riunirsi con gli amici (art 15-31), ad essere cresciuto ed educato dai suoi genitori e ad avere protezione se non possono prendersene cura (art 18-20).

La Convenzione oggi

Con l’approvazione della convenzione, l’assemblea Onu ha anche creato una apposita commissione che si occupa di controllare se i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sono effettivamente garantiti negli Stati che hanno aderito al trattato. Gli Stati sono infatti obbligati periodicamente a consegnare un rapporto al Comitato che lo valuta. L’Italia ha consegnato a gennaio 2019 il 5° e il 6° rapporto che è stato apprezzato dal comitato Onu pur sottolineando che vi sono ancora molte criticità. Il rapporto è visualizzabile sul sito del ministero del lavoro e delle politiche sociali italiano, dove si legge l’impegno del nostro Paese a compilare ogni due anni un ‘piano d’azione per la protezione dell’infanzia’, per superare le criticità di volta in volta incontrate. Nell’ultimo piano particolare attenzione è stata dedicata al contrasto all’abuso e sfruttamento sessuale dei minori.

Per quanto riguarda la situazione globale, come riporta il rapporto Unicef, redatto proprio in occasione dei 30 anni della Convenzione, le condizioni dei bambini nel mondo sono complessivamente migliorate negli anni. Da quando è stato firmato il trattato infatti, il tasso di mortalità infantile è diminuito del 60% e i principi del trattato stanno influenzando sempre più i politici di tutto il mondo. Tuttavia, tantissimo è ancora da fare, tantissimi bambini e adolescenti nel mondo non vedono i loro diritti rispettati, soprattutto in alcuni paesi più poveri o in guerra, infatti, tra gli altri dati: Il numero di violazioni gravi e verificate contro bambini e ragazzi nel corso di conflitti armati si è quasi triplicato dal 2010 a oggi, frutto delle guerre degli ultimi anni. I bambini e gli adolescenti non sono poi immuni alla crisi ambientale: nei prossimi vent’anni, un quarto della popolazione mondiale minorile vivrà in aree soggette a stress idrico particolarmente elevato.

“Negli ultimi 30 anni sono stati compiuti importanti progressi per i bambini. Molti più bambini vivono più a lungo, meglio e in salute. Tuttavia, continuano a esserci ostacoli per i più poveri e vulnerabili”. Così ha commentato il report il Direttore esecutivo dell’UNICEF Henrietta Fore.

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