Roma, al Nuovo Cinema Aquila il racconto dei giovani caregiver

Roma, al Nuovo Cinema Aquila il racconto dei giovani caregiver

L'associazione COMIP con gli studenti di sei istituti
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ROMA – “Se si hanno gli strumenti, una mappa per vivere al meglio il problema, non si cade nel baratro o almeno si ha una scelta. È importante che abbiate una porticina a cui bussare. Se fa male l’anima si ha bisogno di rivolgersi a qualcuno. Io pensavo di essere l’unica, confrontandomi nel tempo ho scoperto che costruendo una rete di sostegno si può fare tutto. Oggi come associazione compiamo due anni, un’associazione di soli figli”.

Si presenta così Stefania Buoni, presidente dell’associazione ‘Children of mentally ill parents’ (COMIP) alle sei scuole che stamattina sono state invitate al Nuovo Cinema Aquila di Roma per la visione di ‘Un giorno all’improvviso’ di Ciro D’Emilio, film diventato il manifesto dell’associazione COMIP, poichè è il primo film italiano che ha messo al centro della storia il punto di vista di un figlio adolescente che si prende cura della madre affetta da un disturbo psichico.

L’obiettivo della giornata è quello di dare un nuovo punto di vista sulla salute mentale, che ha la stessa valenza di quella fisica e di far arrivare ai ragazzi il messaggio di non essere lasciati soli nel momento in cui un figlio diventa genitore del proprio genitore. All’evento per far conoscere alle scuole il mondo dei caregiver, e creare anche lì un contesto sicuro, hanno portato la loro testimonianza i co-fondatori dell’associazione Carlo Miccio e Gaia Cusini. Insieme a loro tra gli invitati il commissario tecnico Enrico Zanchini creatore della Nazionale Italiana di pazienti psichiatrici e Santo Rullo, psichiatra, presidente di ‘International football committee on mental health’ e ideatore del progetto ‘Crazy for football’.

In seguito alla proiezione – realizzata grazie al contributo dell’Autorita’ Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – allo scrittore del film, Cosimo Calamini, presente in sala, è stato consegnato il premio ‘Vite giovani caregiver’. Calamini ha dato il suo punto di vista sul film e sul comportamento del protagonista, Antonio, che difficilmente si apre con gli altri, tiene dentro tutte le sue emozioni, non sa mettere il suo dolore in circolo, ma fa presente che questa è una modalità che si acquisisce diventando più grandi. Per quanto Antonio si comporti da adulto con la madre, la ama come un bambino di otto anni, molto strano nel periodo dell’adolescenza. Nella sua mente il suo grande problema, infatti, è il padre assente, non la madre, colpevole solo di dare dei problemi pratici, un pò scomodi.

Al termine della mattinata l’associazione ha salutato i ragazzi ricordandogli che bisogna capire che il dolore che si prova non si può rimuovere, non si può fare finta che non esista, ma può diventare un punto di forza per reagire e per farlo diventare un compagno di viaggio senza permettergli di trascinarci né avanti né indietro.

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