Milano, studenti del liceo ‘Beccaria’ ricordano Lea Garofalo

Iniziativa dei giovani del presidio Libera

MILANO – “Ricordiamo Lea e con lei tutte le donne che hanno subito o subiscono violenze o sono state uccise. Facciamolo nella nostra quotidianità avendo un gesto di cura per le donne che ci stanno accanto, quelle che incontriamo in metro, a una festa. Interessiamoci e proteggiamoci. Non possiamo sapere la storia di una persona se non la chiediamo”.

È la riflessione di Emma, una delle ragazze che al liceo ‘Beccaria’ di Milano ha fondato il presidio di ‘Libera’ dedicato alla testimone di giustizia Rita Atria. A sollecitare questa riflessione è l’incontro di approfondimento sulla storia di Lea Garofalo e Denise Cosco che il presidio ha organizzato dentro la scuola questo pomeriggio.

“Lea e Denise sono due donne che ci hanno insegnato il coraggio di combattere e l’importanza di fare giustizia”, ha detto alle ragazze e ai ragazzi presenti Lucilla Andreucci, referente di Libera, ricordando i giorni in cui a Milano, mentre si svolgeva il processo a carico degli assassini della testimone di giustizia calabrese Lea Garofalo, una grande mobilitazione giovanile e perlopiù femminile ha portato alla ribalta mediatica questa storia fino a quel momento ignorata.

Il 24 novembre prossimo saranno passati 10 anni da quella notte tra il 24 e il 25 novembre 2009 quando, tra l’Arco della Pace e il cimitero Monumentale di Milano, Lea Garofalo veniva sequestrata dal clan del suo compagno Carlo Cosco, torturata, uccisa e infine bruciata in un barile d’acciaio a San Fruttuoso, vicino a Monza. Lea Garofalo è la testimone di giustizia che ha svelato i traffici illeciti che univano i Garofalo, clan ‘ndranghetista di Petilia Policastro in Calabria, con i Cosco, gruppo di narcotrafficanti contigui ai Garofalo, il loro spaccio di droga su larga scala nel capoluogo lombardo e persino il giro di racket ed estorsioni condotto dai Cosco in uno stabile di proprietà della fondazione Policlinico, in viale Montello 6, demolito nel 2012.

Lea Garofalo, sorella di Floriano e compagna di Carlo Cosco nonchè madre di Denise Cosco, è quindi una donna uccisa in quanto donna che ha deciso di entrare nel programma di protezione per costruirsi una nuova vita con sua figlia. Ed è proprio Denise Cosco che, subito dopo l’omicidio, denuncia il padre ai carabinieri e successivamente, deponendo contro di lui, indica il padre – e il suo giovane fidanzato – come colpevoli dell’assassinio della madre durante i tre gradi del processo.

2019-11-21T10:15:26+01:00