Fridays For Future, al via il quarto sciopero globale

Fridays For Future, al via il quarto sciopero globale

Il racconto dalle principali piazze italiane
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ROMA – I ​Fridays For Future sono tornati nelle piazze di tutto il mondo per il quarto sciopero globale per il clima. Lo speciale di diregiovani.it da tante città d’Italia.

Milano, sciopero partito da piazza Cairoli

“Il modello economico fondato sul Black Friday va cambiato ed è per questo che siamo in piazza”. È appena partito da piazza Cairoli il quarto sciopero globale per il clima. Almeno un migliaio al momento i manifestanti in marcia a Milano. “Oggi è una data importante. I popoli sono in rivolta contro un modello di sviluppo che genera diseguaglianze. Il 2 dicembre a Madrid cosa faranno i potenti della terra che si riuniranno per il COP25?”, chiedono provocatoriamente gli attivisti e le attiviste dei Fridays For Future lasciandosi alle spalle il Castello Sforzesco direzione piazza Oberdan. “Molte città tra cui Milano, ma anche l’Unione europea, hanno dichiarato l’emergenza climatica ma per ora rimangono solo parole. Non ci possiamo accontentare perché le emissioni continuano ad aumentare”. Richiamano poi il caso dell’Ilva di Taranto come “simbolo di come gestiamo la crisi ambientale in questo Paese. Solo rifiutando questo sistema economico possiamo riappropriarci della qualità delle nostre vite”. Ambiente e lavoro quindi ma anche diritti e parità di genere. Tutti questi temi si intrecciano nella protesta dei giovani e delle giovani, come testimoniano le maschere nere e fucsia realizzate e indossate dal liceo ‘Manzoni’ di Milano presente in piazza.

Milano: Sì educazione ambientale ma no alternanza in aziende inquinanti

Dai giovani del quarto sciopero globale per il clima oggi in piazza a Milano e in più di cento città italiane arrivano richieste precise: “Vogliamo l’educazione ambientale nelle nostre scuole- hanno esclamato- ma non vogliamo più fare alternanza in aziende che inquinano o producono armi come accaduto a Lecco”. Piovono poi accuse precise rivolte al sindaco Giuseppe Sala quando il corteo sosta di fronte a palazzo Marino: “Il sindaco di Milano ha dichiarato l’emergenza climatica. Sono passati 6 mesi ma abbiamo ricevuto solo chiacchiere e borracce. Ambientalismo fatto a parole. Non vogliamo le Olimpiadi invernali del 2026. Non ce n’è abbastanza di cemento in questa regione? Ma soprattutto ci sarà la neve? Noi vogliamo risposte concrete su come intendono ridurre il consumo di suolo e costruire nuove zone verdi”. “Siamo ancora qui- aggiungono- e non ci fermeremo perché le nostre proposte e le nostre proteste sono serie”.

Milano, concluso il corteo in piazza Oberdan

I quasi 2000 partecipanti al quarto sciopero climatico globale organizzato dai Fridays for future sono arrivati da poco in piazza Oberdan, destinazione ultima del corteo. Tra i bastioni di porta Venezia i manifestanti hanno avviato dibattiti e laboratori di discussione politica tuttora in corso. Diregiovani.it ha raccolto le voci di alcune giovani manifestanti. “Siamo qui per farci ascoltare. A chi dice che vogliamo solo saltare un giorno di scuola io rispondo che potrei restarmene a casa se davvero lo volessi, invece sono qui. Dobbiamo farci sentire”, ha commentato una ragazza. Dello stesso avviso anche un’altra studentessa che ha rivendicato una sorta di primato di conoscenza dei giovani sugli adulti: “su questa tematica noi giovani siamo in prima linea e possiamo vantare l’orgoglio per cui gli adulti possono imparare qualcosa di positivo da noi”. “Il pianeta non può continuare così- ha dichiarato un’altra manifestante- ma le nostre azioni quotidiane non basteranno perché serve una politica che voglia tutelare l’ambiente”. “Il tempo sta scadendo” ha infine incalzato una ragazza mentre disegnava un pianeta a forma di orologio.

Napoli: “I potenti devono ascoltarci”

“La prima cosa che vorremmo sia fatta dai potenti non è né una legge o un decreto ma che ci diano ascolto perché quello che sta succedendo riguarda il nostro futuro non il loro”, così Chiara ai microfoni di diregiovani.it. I giovani partenopei sfilano contemporaneamente ai loro coetanei in tutti il mondo, per la giustizia climatica, per lo stop al surriscaldamento globale che secondo loro ancora non è stato preso sul serio dai governi di tutto il mondo. “Portiamo in piazza la nostra rabbia per una minaccia così prossima ma che sembra interessare pochissimi- ha detto Irene- il cambiamento climatico ci riguarda da vicino, basta pensare a quante volte non possiamo entrare a scuola per allerte meteo continue delle quali fino a poco tempo da non se ne conosceva l’esistenza”. Un impegno attivo quello dei ragazzi che non si manifesta solo nella critica verso chi comanda ma anche dell’attivismo in forma immediata. Tantissimi i ragazzi e le ragazze che, armati di guanti e sacchi dell’immondizia hanno pulito i luoghi di passaggio del corteo: “pensiamo che l’impegno non debba essere solo nelle parole ma concreto, già nelle piccole cose. Inoltre se puliamo dove passiamo non prestiamo il fianco a critiche stupide come quelle dell’altra volta”. Il corteo, partito da piazza Garibaldi raggiungerà l’ex area industriale alle 12 dove i ragazzi e le ragazze faranno assemblea davanti all’ex deposito Q8.

Napoli, concluso il corteo

“Questo corteo è per il pianeta e per la nostra città. Questo mondo lo vogliamo cambiare tutti quanti insieme, così come insieme vogliamo che le problematiche di Napoli le conoscano tutti”, ha detto Alberto di Fridays for future Napoli. L’idea del quarto global strike per i ragazzi e le ragazze partenopei non è solo quello di unirsi alla lotta dei propri coetanei in Italia e nel mondo ma anche quello di porre l’attenzione su tematiche locali come l’Italsider di Bagnoli, battaglia che è passata da una generazione all’altra, ma anche di altre situazioni vicine come il cambiamento del clima che secondo i ragazzi da qualche anno comporta una chiusura delle scuole che prima non avveniva. “Per prima cosa vorremmo una tempestiva bonifica dell’Italsider di Bagnoli- ha ribadito Alessandra ai microfoni di diregiovani.it- poi un’organizzazione migliore della raccolta dei rifiuti, noi oggi siamo qui con i nostri sacchi per non lasciare sporco, anche se no toccherebbe a noi e chi è al potere lo sa. Inoltre troviamo assolutamente ingiusto che per mancanza di fondi veniamo privati di giorni di scuola perché gli edifici non sono sicuri al 100%. “Un’attenzione alle problematiche cittadine che è anche il motivo per cui i ragazzi e le ragazze napoletane hanno deciso di far sfilare il corteo non sul percorso tradizionale del ‘rettifilo’ ma volgendo lo sguardo alla periferia di Napoli est, zona industriale solo parzialmente dismessa e che gli attivisti e le attiviste vorrebbero venisse utilizzata a scopo sociale. “Oggi la nostra voce dev’essere forte e chiara in modo che possa arrivare a tutti i livelli di governo- ha sottolineato Chiara- sia per questioni internazionali che devono preoccupare tutti come quella australiana dove le foreste stanno bruciando facendo stragi di animali e ingrigendo le città, ma anche per questioni locali. Noi chiediamo una conversione dell’industrie perché diventino sostenibili per il pianeta, ci rendiamo conto che questo non è facile ma ne va del nostro futuro, non lo diciamo noi ma gli scienziati”.

Roma, in piazza per la rivoluzione verde

“Siamo sull’orlo della crisi climatica”. È questo il messaggio dei giovani che oggi sono in piazza anche a Roma per il quarto sciopero globale per il clima.
Il punto di partenza è piazza della Repubblica dove i ragazzi delle varie scuole e università si stanno riunendo. I numeri crescono a vista d’occhio.  Arrivano cantando “siamo tutti ambientalisti e antifascisti” e con gli slogan più vari scritti sui cartelli: “Di questo passo le uniche stagioni che vedremo saranno quelle di Netflix”, “ATAC si always late but climate change not” e ancora “meno carbonio, più carbonara”, “se volete invecchiare datevi da fare”. Una studentessa ai microfoni di diregiovani.it racconto di essere scesa in piazza per il suo futuro: “vogliamo continuare a vivere, vogliamo farci sentire prima che sia troppo tardi”. Tommaso studente del ‘Virgilio’ è d’accordo con lei: “oggi sono qui perché c’è bisogno di un cambiamento radicale. È fondamentale attuare una rivoluzione verde”. A breve il corteo si muoverà attraversando le vie della capitale per raggiungere piazza del Popolo.

Roma, concluso il corteo

“Si vede, si sente, Roma è per l’ambiente”. È l’urlo che ha risuonato nelle vie della capitale stamattina per il quarto sciopero globale per il clima.  Sono, a quanto dicono gli organizzatori della manifestazione, 30mila i partecipanti, tra studenti medi, universitari e famiglie che dietro lo striscione “Block friday-#fridayforfutureroma” – slogan di critica e in contrasto con l’usanza consumistica del black friday- hanno sfilato da piazza della Repubblica fino a piazza del Popolo tutti insieme per dire: “Cosa vogliamo? Giustizia climatica. Quando la vogliamo? Ora!”. La data del 29 novembre inoltre, è stata scelta perché cade a ridosso della COP25 (United Nations Climate Change Conference), la conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si terrà dal 2 al 13 dicembre a Madrid. L’intento del movimento è quello di far arrivare ai leader politici mondiali il messaggio che è importante prendere misure immediate ed efficaci per contrastare la crisi climatica, dopo il fallimento degli accordi di Kyoto e di Parigi. I giovani chiedono alle istituzioni azioni immediate poiché senza queste l’emergenza climatica non potrà che aggravarsi: “cosa aspettate?” grida la piazza.

A Bologna altro che black è il block friday

“Ci stiamo riprendendo tutto, siamo ‘unstoppable’, infermabili”. Nel giorno del Black friday, gli studenti che lottano per il clima scendono in piazza al grido di “Block friday”. Invece che inseguire le offerte di Amazon, loro vogliono “salvare l’Amazzonia”. A Bologna torna lo sciopero globale per il clima, il quarto, guidato dal movimento “Fridays for future”, che oggi, durante uno dei giorni-totem del consumismo, chiede a gran voce un altro mondo. “Another world is possibile”, cantano in coro saltando mentre partono da piazza xx settembre, luogo di ritrovo del corteo. I ragazzi si contano, sono almeno 2.000, sfilano lungo i viali, passando per la stazione. Centinaia, come ormai da tradizione, i cartelli attraverso i quali i ragazzi gridano di volersi “riprendere il futuro”, di “cambiare il sistema non il clima”, e ricordano che il pianeta è uno solo, e se i consumi e l’inquinamento continueranno di questo passo, “the end is near”, la fine sarà vicina. Altri usano l’ironia per dire che con questo riscaldamento globale “ci state scaldando le birre”. Il corteo è sfilato, rumorosamente, tra cori, canzoni e balli. Su viale Pietramellara il grido è “se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”.

Bologna, concluso il corteo

Hanno attraversato la zona più inquinata della città, i viali, questa volta occupando entrambe le carreggiate. Indossano le maschere della ‘casa di carta’ e citando meme sconosciuti agli adulti come ‘flex tape can’t fix that’. Gridano ‘block friday’ e urlano “siamo qui anche per chi in questo momento sta lavorando per pochi centesimi per produrre gli oggetti che vogliono che compriamo”. Sono i duemila manifestanti del quarto sciopero globale per il clima guidato, in testa a tutti, dal movimento Fridays for future. In sottofondo le canzoni della loro generazione, come ‘Ma cité a craqué’ del rapper francese Sofiane o ‘Giovane fuoriclasse’ di Capo Plaza. Cantano in coro “disoccupati con ferie pagate, la mafia non fa la vacanza, ti uccide d’estate, ci fanno una serie TV e tutto è già visto come un déjà vu, la tecnologia che ci porta lontano, facciamo fatica a parlare italiano, ora ho problemi sociali, fortuna, quest’anno vinciamo i mondiali”. Poi, a un certo punto, tutti si accasciano a terra fingendosi morti: è la forma di flash mob ormai nota con il nome di die-in e vuole portare l’attenzione sull’urgenza della questione climatica (in questo caso) per la sopravvivenza del pianeta e dell’umanità. Una ragazza alza il cartellone con scritto ‘voi morirete di vecchiaia noi di inquinamento’. Oltre ai soliti ‘se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città’ e ‘Su le mani per il pianeta’ ci sono, a margine, alcuni slogan e cartelli più politici: chi fa presente la questione tutta bolognese del passante di mezzo, chi della val di Susa e non è mancato il blitz davanti a Zara, simbolo del fast fashion, del consumismo sfrenato e di politiche del lavoro che gli attivisti condannano. Anche oggi c’erano anche alcuni genitori: “I nostri figli sono adolescenti quindi sono venuti in autonomia. Se li supportiamo? Certo. Anzi, li convinciamo laddove ci fossero delle reticenze”, spiegano alcune mamme. Un papà accompagna due gemelline che fanno merenda con una mela; alla domanda su come avesse spiegato a delle bimbe così piccole il corteo a cui stavano partecipando afferma: “Ieri abbiamo provato a fare i cartelloni e abbiamo spiegato che è una giornata importante e che è importante partecipare perché questo è un movimento di giovani che chiede un mondo migliore”.

Palermo, centro città bloccato e il ‘black friday’ diventa ‘block friday’

‘Block Friday: non facciamo sconti per nessuno’. Con un gioco di parole scritto su uno striscione in testa al corteo partito dalla centralissima piazza Politeama, gli studenti di Palermo hanno inaugurato il quarto appuntamento di Fridays For Future, giornata di lotta contro i cambiamenti climatici. Il corteo sta percorrendo le strade del centro città, affollate fin dalle prime ore del mattino per lo shopping legato al Black Friday. Traffico in tilt nelle principali strade del centro, da via Libertà a via Ruggero Settimo, passando per via Cavour e via Roma. Gli studenti marceranno verso piazza del Parlamento, dove si riuniranno per un sit-in davanti alla sede dell’Assemblea regionale siciliana. “La nostra è la prima generazione che assiste agli effetti dei cambiamenti climatici e anche l’ultima che può fare qualcosa per cambiare questo scenario – afferma Marta Sabatino, coordinatrice della Rete degli studenti Medi di Palermo -. Abbiamo bisogno di investimenti immediati, di un cambio di rotta altrimenti non ci sarà un futuro per noi e per chi verrà dopo di noi. Vogliamo una svolta economica verde – continua -, che tenga conto dei diritti dei lavoratori e degli studenti, e che garantisca un futuro a noi e alle prossime generazioni”.

Catania: “Sindaco non ci ha dato risposte”

“Siamo ritornati in piazza perché, da quando milioni di giovani manifestano in tutto il mondo, a livello internazionale non è cambiato nulla. Non sono stati presi provvedimenti contro il cambiamento climatico e come avevamo promesso, siamo ritornati a protestare. Al precedente corteo avevamo incontrato il sindaco Salvo Pogliese che ci aveva promesso di leggere le nostre rivendicazioni e di darci una risposta. Ma non ne abbiamo ricevuta alcuna”. Così Paolo Putrino, rappresentante del movimento Fridays for future di Catania, a margine del quarto corteo globale per il futuro a Catania. Il movimento Fridays for future della città siciliana ha aperto il corteo di giovani manifestanti che si sono riversati nelle maggiori piazze del centro storico. Tra slogan, striscioni e flash-mob, tutti hanno urlato il loro dissenso contro l’inquinamento ed il riscaldamento globale, chiedendo inoltre all’amministrazione comunale la piantumazione di alberi, il potenziamento del trasporto pubblico, sul corretto funzionamento della gestione dei rifiuti. Due in particolare sono stati i flash-mob organizzati a Catania: “in occasione del black Friday- ha spiegato l’attivista Virginia Intelisano- abbiamo deciso di fare due azioni. La prima di fronte alla banca Unicredit che finanzia i combustibili fossili e la seconda davanti al negozio H&M una multinazionale che per fabbricare i propri vestiti mira a sfruttare i lavoratori e i territori”.

Pescara, studenti in piazza per salvare il pianeta

 Non erano migliaia questa volta, ma poche centinaia i ragazzi che a Pescara hanno partecipato al quarto sciopero mondiale Fridays For Future (FFF) nato sotto la spinta dell’attivista Greta Thumberg. La loro voce, però, l’hanno voluta far sentire incontrandosi alle 9.30 in Piazza Unione a pochi passi dal palazzo della Regione, una delle istituzioni cui chiedono politiche green per arginare il fenomeno del cambiamento climatico mettendo in campo azioni che tutelino il loro futuro. Striscioni, cartelloni, megafoni e anche un partecipante d’eccezione, un piccolo cocker con ciuffo verde e bandiera al collo per dire “no” alla cementificazione della città. A guidarli i ragazzi de Lo Spaz, l’associazione giovanile ‘sfrattata’ da Villa Fabio con il tanto discusso Dup approvato dal comune di Pescara che rivendicano la nascita, tra le mura di quella che è destinata a diventare la loro ex sede, l’apertura della Scuola Ecologia Politica AltroClima. E la politica c’era. Quella di centrosinistra con i consiglieri comunali e il consigliere regionale Antonio Blasioli (PD) che avevano già annunciato il sostegno alla manifestazione. “Invece di abbassare i prezzi per il Black Friday, abbassate i livelli di Co2”, recita un cartellone. Su un altro campeggia la scritta “se l’ambiente è meno importante dell’economia provate a trattenere il respiro mentre contate i vostri soldi”. “Noi siamo qui per fare qualcosa per il nostro futuro. Ci siamo resi conto che questa non è un’emergenza che può essere lasciata stare, ma deve essere risolta in fretta. Per questo motivo- dice Camilla, giovane studentessa del liceo classico- dobbiamo essere tutti motivati a smuovere non solo le istituzioni, ma anche a farlo noi partendo dalle piccole cose”. Camilla racconta che proprio nella sua scuola i ragazzi candidati per il consiglio d’istituto hanno tutti proposto l’eliminazione delle bottiglie di plastica e l’utilizzo di quelle in alluminio. “Protestiamo anche contro le istituzioni- aggiunge parlando di Pescara-. L’iter di oggi percorre proprio i luoghi mal gestiti e mal tenuti della città che vorremmo fossero riqualificati. Vogliamo che cambino qualcosa”. Il corteo si è quindi fermato lungo la pista ciclabile che costeggia il lungofiume per piantumare alcuni alberi per concludere il percorso in spiaggia dove i ragazzi si sono dati da fare per raccogliere i rifiuti presenti.

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