Poliziotto poeta insegna a evitare il lato oscuro dei social

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MILANO – “Prima di regalare uno smartphone, regala la conoscenza, che permette di usare Internet e non di farsi usare. Prima di fare un profilo social, ricorda che hai appena sottoscritto un contratto con una società. Prima di pubblicare un post, ricorda che quando il prodotto è gratis, il prodotto sei tu. Prima che posti immagini e video imbarazzanti, sappi che non potranno mai più essere eliminati. Prima di insultare, deridere o minacciare, ricorda che ogni cosa che fai in Internet, lascia la tua impronta. Prima di distruggere la tua identità virtuale, costruisci la tua ‘web reputation’. Prima di trasmettere odio, sappi che l’amore è l’unico sentimento da promuovere condividere”.

È anche con questa poesia che Domenico Geracitano, poliziotto della Questura di Brescia e scrittore, autore del libro “Se ci pensi… è tutt’altra cosa” parla alla platea di studenti riuniti stamattina a Palazzo Pirelli, per la conclusione del concorso ‘Bullout’ con cui sono stati presentati e premiati i migliori progetti di diverse scuole lombarde contro il bullismo e cyberbullismo. Una poesia, scritta dallo stesso poliziotto, che, come dice lui stesso, traduce le regole delle ‘tre P’, “Pensa Per Postare”. Regole necessarie per i ragazzi, spesso bambini, che sempre più numerosi usano i social network come Tik Tok o Instagram, ambienti, fra l’altro, avverte Geracitano, “dove si infiltrano i pedofili”.

I social “abituano i ragazzi, e sempre di più bambini, a costruire prima il loro personaggio e poi la persona- spiega l’agente- ma i genitori devono aiutarli a costruirsi prima come persona, poi eventualmente come personaggio sul web, che, per essere costruito, richiede di farsi accettare dagli altri, quindi avere likes e visualizzazioni. Da qui nasce la pericolosità”. I giovani sono infatti pronti a ‘giocarsi” la propria reputazione per ottenere l’attenzione dei coetanei tramite i “like”. Ma avere una “carta di identità virtuale” dignitosa, la cosiddetta ‘web reputation’, è importante in un percorso di crescita, e oggi ci sono leggi e strumenti che aiutano i giovani.

Se vengono infatti postati contenuti imbarazzanti che li riguardano, la legge sul diritto all’oblio, permette loro di eliminarli. E per monitorare se “male-lingue” o materiale video circolano al proprio riguardo, i ragazzi possono installare sul proprio smartphone un Alert. “Per cui ogni qualvolta che qualcuno pubblica dei contenuti su di voi, ve lo segnala, e voi potete intervenire”, sottolinea Geracitano, che ricorda come il cyberbullismo sia oggi la prima causa di suicidio tra i ragazzi. Una violenza che passa attraverso social network, ma anche tramite i videogiochi e le cosiddette ‘challenge’, le sfide.

“Noi genitori regaliamo ai giovani strumenti di violenza- dice il poliziotto- perché ci sono videogiochi che allenano alla violenza contro le donne, alla discriminazione, all’assunzione di droga, al sesso a pagamento, e alla ludopatia”. A non essere rispettata è spesso l’indicazione di età prevista per quel determinato videogioco: in concreto bambini di nove anni giocano a videogames previsti per ragazzi di 18 anni.

“L’obiettivo del bullo è distruggere gli altri- conclude Geracitano- ma anche chi vede una persona bullizzata e non fa nulla ha una responsabilità, quella di accendere una spia, contattando un insegnante, un referente per il bullismo che permetterà di recuperare il bullo e soprattutto aiutare la vittima. Sul web, la Polizia è presente con “You Pol”, un’app che può essere usata per segnalare, anche in forma anonima, bulli e spacciatori”.

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