Leggono e dormono poco ma si ubriacano sempre più: sono gli adolescenti italiani

Leggono e dormono poco ma si ubriacano sempre più: sono gli adolescenti italiani

I risultati della ricerca del Laboratorio Adolescenza e istituto Iard
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ROMA – Hanno un cellulare sempre più presto, accedono ai social anche se non potrebbero, leggono e dormono poco. Sono gli adolescenti italiani messi ai raggi X dall’istituto Iard e da Laboratorio Adolscenza che hanno presentato in questi giorni la ricerca “Insonnia social”. L’indagine si è svolta tra i mesi di novembre 2018 e maggio 2019 su un campione nazionale rappresentativo di 2019 studenti (1027 maschi e 992 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore (fascia d’età 13-14 anni).

Il primo problema che emerge è il rapporto con lo smartphone: circa il 60% ha il suo primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni, ma oltre il 28% lo ha avuto in regalo prima dei dieci anni. Solo una esigua minoranza ne entra in possesso dopo i 12 anni. E non va molto meglio – senza preoccuparsi troppo delle età minime di accesso consentite – con i social: il 54% inizia la sua vita in rete tra gli 11 e i 12, e il 12% prima dei 10 anni.

A questo si aggiunge che, quanto l’accesso ad un social prevede un’età minima (che loro non hanno) per accedervi, non rinunciano, ma il 47% indica l’età minima per poter accedere, il 20% un’età a caso e il 23% di essere comunque maggiorenne, perché (spiegano i ragazzi nei focus group realizzati a corredo dell’indagine) “così non ti prendono per un bambino”. Il 40% è entrato in contatto (direttamente o indirettamente) con episodi di cyberbullismo.

Preoccupante anche il fatto che il l 34% dei maschi non legge alcun libro (non scolastico) ed un ulteriore 38% ne legge al massimo 1 o 2 all’anno. Le cose vanno un po’ meglio tra le ragazze dove c’è un 18% che riferisce di leggere più di 6 libri all’anno. Il trend, rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, è comunque in costante diminuzione. Viceversa aumentano i sedentari: 1 su 4 non pratica alcuna attività sportiva oltre le due ore settimanali a scuola (era 1 su 5 nel 2017). E questa volta il dato che riguarda le ragazze è peggiore (30% non pratica attività sportiva). La “scusa” più gettonata per giustificare la loro sedentarietà (36% dei maschi e 41% delle femmine) è “non ho tempo”, ma c’è purtroppo un 4% di maschi e un 7% di femmine che attribuisce la cosa a problemi economici.

Difficile il rapporto con il sonno. Solo il 6,8% del campione intervistato afferma di dormire almeno 9 ore per notte (“dose” di sonno opportuna a quell’età), mentre il 20% dorme addirittura meno di 7 ore. D’altra parte andando a letto tra le 22.00 e le 23.00 (55%) o dopo le 23.00 (28%), di tempo per riposare adeguatamente, specie se si è in periodo scolastico, non ne resta molto.

Inoltre, il 72% delle femmine e il 58,5% dei maschi sostiene di avere problemi ad addormentarsi (al 13% il problema si presenta spesso) e al 66% (72,3% delle femmine) capita (qualche volta o spesso) di svegliarsi durante la notte e di non riuscire più ad addormentarsi. E i risvegli notturni risultano più frequenti di quanto non sarebbe ragionevole aspettarsi da ragazze e ragazzi di quell’età.

Ma cosa fanno i teen-insonni quando non riescono ad addormentarsi? Per la maggioranza (44% delle femmine e 36% dei maschi) il comportamento più frequente è navigare su Internet o utilizzare i social. Uno scarso 30% accende la televisione, meno del 10% legge qualche pagina di un libro. È significativo registrare che, anche quando la difficoltà ad addormentarsi si manifesta frequentemente, meno del 30% dice di averlo fatto presente al proprio medico e meno della metà ne ha parlato con i genitori.

Aumenta l’età del primo contatto (in ambiente familiare) con una bevanda alcolica, cresce la percentuale di chi non ne ha mai assaggiata una e diminuisce la frequenza con cui abitualmente si consumano. Inoltre le famiglie appaiono più attente ad affrontare l’argomento alcol con i figli (ne parla spesso, in particolare con i maschi, il 17,5 %, mentre era il 13,6% a farlo nel 2017) e trasmettono un messaggio più “restrittivo” rispetto al passato: “Mai bere sostanze alcoliche a prescindere dall’età, perché fanno male” (32,3% oggi vs 29,5% 2017); “Mai bere sostanze alcoliche da bambini o adolescenti, perché fanno male” (36,7% oggi vs 33,1% 2017).

Non bisogna, però, abbassare la guardia, perché sul fronte dei comportamenti più a rischio (le “ubriacature”) non si registrano gli stessi evidenti segni di miglioramento. Ad una leggera riduzione della percentuale di adolescenti che dichiara di avere avuto ripetute esperienze di ubriacatura (6,3% 2019 vs 7,1% 2017) risponde un aumento (specie tra le femmine) della esperienza singola di ubriacatura (16% 2019 vs 13,7% 2017).

Infine la maggioranza degli adolescenti (54%) va dal medico solo quando emerge un problema di salute specifico e non per controlli periodici; solo il 58% afferma di aver fatto il richiamo della vaccinazione contro il tetano (mentre il 34% non sa nemmeno se l’ha fatto oppure no) ed il 30% delle femmine (e addirittura il 63% dei maschi) non ha fatto la vaccinazione contro l’HPV.

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