Cyberbullismo, alla 'Noli' di Campomorone studenti diventano 'guerrieri digitali'

Cyberbullismo, alla ‘Noli’ di Campomorone studenti diventano ‘guerrieri digitali’

Progetti dell'istituto genovese coniugano non violenza ed educazione ai media
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

GENOVA – Ascolto, empatia, immedesimazione e comprensione. Sono gli ingredienti dei progetti per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo portati avanti alla scuola secondaria di primo grado ‘Alice Noli’ di Campomorone (Genova).

“La prevenzione del bullismo concerne più in generale l’educazione al rispetto- spiega a diregiovani.it la docente referente Raffaella Giulietti- Quello che io faccio è affiancare alla didattica vera e propria momenti di riflessione in cui i ragazzi abbiano l’opportunità di stare in piccoli gruppi ed ascoltare se stessi ed i compagni”. La visione di filmati – che però scongiurino “l’effetto spettacolo a favore di un’analisi obiettiva dei fatti” commenta Giulietti – precede generalmente momenti di discussione in cui i ragazzi fanno “emergere quello che hanno provato sul piano emotivo, cercando di mettersi nei panni dei protagonisti. Così, tramite il confronto, i ragazzi arrivano a una definizione condivisa di bullismo o cyberbullismo e delle sue figure: il bullo, il gregario, il complice”.

Bullismo e cyberbullismo, dunque, ma anche altre forme di comportamento violento, come mobbing, stalking e razzismo sono gli argomenti trattati alla ‘Noli’. E non solo durante le lezioni, ma anche in orario extrascolastico. Ad esempio aderendo al progetto ‘Zanshin tech’. Si tratta di una disciplina che coniuga i principi delle arti marziali orientali, come la non violenza e il rispetto, con la conoscenza delle nuove tecnologie. Il suo scopo è applicare il metodo dei maestri giapponesi, i cosiddetti ‘sensei’, alla prevenzione di fenomeni come il cyberbullismo, l’adescamento, le truffe online e altri tipi di aggressioni digitali.

All’interno del ‘dojo’ – cioè il luogo fisico degli incontri – la classe si allena al computer e, imparando a destreggiarsi in un sistema di mosse e contromosse, studia le tecniche per riconoscere e contrastare i pericoli della rete. I giovani partecipanti diventano così ‘guerrieri digitali’: studiano casi reali, ascoltano le esperienze dei compagni, acquisiscono elementi di informatica e di tecnologia hardware e software. Il tutto seguendo un codice d’onore: regole inviolabili la prima delle quali è ‘non usare ciò che impari per fare del male’, semmai ‘usalo per aiutare’.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it