Milano, studenti protagonisti per cinquantenario strage piazza Fontana

Milano, studenti protagonisti per cinquantenario strage piazza Fontana

Al teatro PIME dialogo tra giovani e famigliari delle vittime
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MILANO – “Piazza Duomo era stracolma, c’erano tutti. Gli studenti, gli operai, gli impiegati. Tutti. E una pioggerellina che sembrava piangere insieme a noi”.

Così Carlo Arnoldi, presidente dell’associazione delle vittime della strage di piazza Fontana rivolgendosi questa mattina agli studenti e alle studentesse riuniti al teatro PIME. A due giorni dal cinquantenario della strage che il 12 dicembre 1969 uccise 17 persone e ne ferì 87, testimoni ed esperti hanno dialogato insieme ai giovani di tre istituti superiori milanesi, il ‘Varalli’, il ‘Bottoni’ e la ‘Argentia’.

“Mi sembrava assurdo che una persona di 42 anni entrasse in banca e non ne uscisse più- ha poi ricordato Arnoldi che nella strage ha perso il padre Giovanni– Ai funerali non diedi la mano a Rumor (Mariano Rumor era il presidente del consiglio dei ministri, ndr) perché ero troppo arrabbiato. E così noi famiglie delle vittime ci siamo organizzate, aiutate da ANPI, per capire perché. Da qui inizia la nostra storia di lotta. Mai abbiamo voluto vendetta. Noi abbiamo sempre e solo chiesto verità”.

Da anni l’associazione gira le scuole per tramandare la memoria di quei giorni e aiutare i tanti studenti che hanno deciso di studiare la storia della strage di piazza Fontana.

“Questo per noi è già una vittoria. Così come per noi è una vittoria che ieri il comune di Milano abbia finalmente inaugurato 17 formelle che circondano la fontana della piazza di fronte alla banca dell’agricoltura. 17 quante sono le nostre vittime uccise da una bomba messa da Ordine Nuovo” ha concluso Arnoldi, volendo ribadire gli autori dell’attentato, tra gli applausi dell’auditorium.

Il gruppo di studenti e studentesse sul palco ha stimolato poi i relatori a intervenire su alcune questioni che hanno incrociato storia e attualità. La mobilitazione di allora e quella di oggi di fronte alle nuove minacce xenofobe, le responsabilità dello stato che non seppe proteggere i suoi cittadini e l’impegno di chi invece cercò sempre la verità sostenendo le famiglie, il contesto del terrorismo e della strategia delle tensione, la mancanza di una verità giudiziaria e la volontà di mantenere viva la memoria a partire dai banchi di scuola. Questi i temi al centro del dibattito animato dai giovani protagonisti e moderato dal giornalista Luca Telese.

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