Roma, al Campidoglio le premiazioni del Global Junior Challenge

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Organizzato da Fondazione Mondo Digitale
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ROMA – ‘La scuola che cambia il mondo’, è questo il titolo della nona edizione del Junior Global Challenge, il concorso della scuola che innova e include, che si è chiuso oggi con le premiazioni nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio a Roma.

“Abbiamo scelto questo titolo perché pensiamo che rimettere la suola al centro sia indispensabile per cambiare il mondo, seguendo l’insegnamento di Tullio De Mauro, a cui il premio è intitolato dal 2017- ha dichiarato Mirta Michilli, di Fonazione Molto Digitale– Perché lo studio non è solo uno strumento di libertà indispensabile per i singoli, ma è anche ciò che contribuisce di più allo sviluppo delle comunità”.

Anche Alfonso Molina, direttore artistico di Fondazione Mondo Digitale, ha focalizzato il suo intervento sul ruolo centrale della scuola nella società.

“Per la nona volta ci riuniamo qui a celebrare la creatività, l’eccellenza, l’amore per l’educazione della scuola inclusiva e di qualità- ha detto Molina– Essere qui, nella splendida architettura del Palazzo Senatorio ci ispira a pensare alle enormi capacità dello spirito critico umano. Tullio De Mauro, cui è dedicato il premio, era una persona di generosità e capacità, con una grande voglia di costruire un mondo migliore a partire da una scuola migliore. Oggi questo insegnamento si rispecchia nel lavoro creativo di tutti voi studenti e insegnati. Nella complessità del XXI secolo, non c’è niente di più importante della formazione, dall’asilo fino all’università. Derek Bok disse ‘Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate l’ignoranza’. E in effetti ancora oggi, nonostante tutti i progressi tecnologi e scientifici, una grande fetta della popolazione è ancora esclusa dalle innovazioni e dal sapere. La grande sfida che abbiamo di fronte ora è questa, diffondere le innovazioni e il progresso a tutti gli esseri umani e rispettare le altre specie. Siamo ancora prigionieri di un determinismo tecnologico, dobbiamo invece tornare a sviluppare un pensiero creativo”.

Molina si è poi soffermato sulla gravità e l’urgenza del cambiamento climatico:

“È da 30 anni che si cerca di trovare delle soluzioni, oggi siamo arrivati alla venticinquesima conferenza per il clima, e cosa è cambiato? Gli ultimi anni sono stati i più caldi mai registrati, il presidente degli Stati Uniti è un negazionista climatico e il presidente Bolsonaro lascia che l’Amazzonia bruci per poter sfruttare le sue terre per il profitto economico. Le conseguenze saranno catastrofiche se il riscaldamento supererà il grado e mezzo, ma già oggi vediamo effetti meteorologici disastrosi, inquinamento e scioglimento dei ghiacciai. E come sempre saranno i più poveri a pagare di più. Dalle zone più povere, 220 milioni di persone saranno costrette ad emigrare se il riscaldamento supera i 2 gradi. Per fortuna i giovani stanno reagendo, con movimenti come Friday For Future, o Extinction Rebellion, hanno capito che c’è in gioco la sopravvivenza stessa del loro futuro”.

“Le sfide sono gigantesche- ha proseguito Molina– ma l’arma più potente per lottare per un futuro migliore è e sempre sarà l’educazione. Voi siete la squadra che sta costruendo il paese del XXI secolo a partire dalla formazione dei nostri giovani che ora sono a scuola”.

Dopo la consegna ufficiale dei premi suddivisi per fascia d’età dei giovani coinvolti, Silvana Ferreri De Mauro, vedova di Tullio, ha chiuso la mattinata ricordando la passione del marito per il mondo della scuola.

“Credo che il sottotitolo del premio sia importantissimo, ‘alla scuola che innova e include’, perché come pensava Tullio, le due cose non possono mai essere slegate. Per Tullio de Mauro c’erano due priorità nella scuola: innanzitutto gli studenti, che difendeva sempre dagli attacchi che spesso subivano e subiscono dai media. Si opponeva al pregiudizio per cui ‘i giovani non sanno niente’ o ‘i giovani non leggono’. E la sua seconda priorità erano i docenti come voi, di ogni ordine e grado, che considerava le figure professionali più importanti all’interno della società. ‘Quello del professore è il lavoro più bello del mondo’, ripeteva spesso”.

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