I giovani di Bagdad e la 'rivoluzione d'ottobre' in un documentario

I giovani di Bagdad e la ‘rivoluzione d’ottobre’ in un documentario

Autrici del reportage prodotto da Arte sono quattro giornaliste e filmmaker italiane
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MILANO – Quella per i diritti umani e ambientali è una domanda globale e soprattutto giovanile. Da ormai un anno i media internazionali coprono le manifestazioni dei Fridays for Future fondati da Greta Thunberg e da qualche mese raccontano anche le proteste per la democrazia dei giovani di Hong Kong. Ma la storia dei giovani iracheni in rivolta per i diritti civili, politici e sociali, a sedici anni dall’invasione americana e dall’inizio della guerra in Iraq, non ha ancora avuto lo stesso spazio.

Nasce da queste considerazioni ‘Iraq: la gioventù in prima linea’, di Sara Manisera, Arianna Pagani, Francesca Tosarelli e Silvia Boccardi, un reportage di 24 minuti, prodotto da Arte e disponibile sul sito della casa di produzione francese (a questo link https://www.arte.tv/fr/videos/092437-000-A/irak-la-jeunesse-en-premiereligne/?fbclid=IwAR1oI32zKAfySbDY6pM72NR8bbfO1XAN0j40sS-NoDG3APqxwVle8mdkFY0) che racconta la ‘rivoluzione di ottobre’ dei giovani iracheni attraverso la testimonianza di tre attivisti Huda, Ali e Salman.

Piazza Tahrir a Bagdad (tradotto: piazza libertà) è il luogo simbolo delle loro proteste pacifiche. Lo occupano, lo vivono e lo tengono pulito, auto-organizzandosi. Tuttavia, il bilancio umano di queste manifestazioni nonviolente è tremendo. Una repressione feroce ha già causato, in due mesi, 450 morti, tra cui 3 giornalisti, e circa 20mila feriti sulle barricate. In una sola giornata, 80 persone sono state rapite da uomini armati non identificati ma solo una trentina sono quelli rilasciati.

In ordine di sparizione, gli ultimi due sono Omar Kadhem Al-Ameri, 27 anni e Salman Khairallah, 28 anni, difensore dei diritti umani il primo, ambientalista attivo nella difesa del Tigri e dell’Eufrate il secondo (del quale attualmente si sono perse le tracce). A Bagdad, quindi, hanno deciso di andare le quattro giornaliste e filmmaker italiane, per documentare le istanze, le caratteristiche e i linguaggi di questa mobilitazione. Che ha dello straordinario, ha notato una delle autrici Sara Manisera, perché i manifestanti in piazza “rappresentano una nuova generazione di iracheni, il cellulare in una mano e la bandiera nazionale nell’altra. La loro rabbia riunisce laureati e disoccupati, uomini e donne, tutte le confessioni religiose mescolate contro un sistema politico imposto dall’esterno, incapace di garantire servizi e basato su una divisione dei poteri tra gruppi settari. Uniti, questi giovani cantano che un altro Iraq è possibile”.

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