A 47 anni dalla legge sull’obiezione di coscienza, “la nonviolenza come strategia educativa”

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ROMA – Nella Giornata nazionale dell’obiezione di coscienza al servizio militare e del servizio civile (15 dicembre), CESC e dal CESC Project hanno portato nella periferia di Roma, a Tor Bella Monaca, i rappresentanti di ieri e di oggi del mondo della nonviolenza e del pacifismo italiano per il Convegno “Gli attrezzi del nonviolento. Quali strumenti per una difesa civile non armata e nonviolenta efficace nel mondo di oggi?”.

“Il 15 dicembre 1972, a tre anni dalla strage di Piazza Fontana che ha inaugurato la stagione delle stragi e della lotta armata, ma anche dalla morte dell’anarchico e obiettore alle armi Giuseppe Pinelli, il Parlamento italiano approvava la legge n. 772, che riconosceva in Italia l’obiezione di coscienza e garantiva l’opportunità ai giovani di professare la propria fede nella nonviolenza e svolgere un servizio civile alternativo al militare”, ha spiegato Michelangelo Chiurchiù, presidente del CESC. Che poi ha aggiunto: “Noi raccogliamo l’eredità storica e la tradizione culturale di un impegno rinnovato nella educazione ai valori della pace e del nonviolenza che oggi sembrano dimenticati. Riteniamo sia venuto il tempo di alzare la voce contro un appiattimento delle coscienze che trova assolutamente normale l’aumento generalizzato nel mondo delle spese militari, l’uso della violenza nel reprimere i diritti dei popoli che difendono le proprie terre e la natura”.

Nella prima parte dell’incontro, trasmesso anche da “Radio Radicale”, Giulio Marcon (portavoce della campagna Sbilanciamoci!) e Mao Valpiana (presidente nazionale del Movimento Nonviolento), hanno riflettuto rispettivamente sull’impegno contro la produzione e il commercio delle armi, e sul recupero della memoria ma anche dell’attualità delle azioni nonviolente. Successivamente Goffredo Fofi (saggista e critico) ha riletto l’esperienza degli ultimi 50 anni di battaglie nonviolente e invitato a

“reagire alla disperazione della situazione di oggi, ad agire ma non da soli, a presidiare luoghi centrali come la cultura, la scuola, l’ambiente, la comunicazione e la disobbedienza civile contro l’economia delle armi”.

Mario Pizzola (Obiettore di coscienza nel 1971) ha portato la sua esperienza del carcere a causa della sua scelta nonviolenta e delle prime battaglie per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza in Italia. Titti Postiglione, direttrice dell’Ufficio del servizio civile del Dipartimento delle Politiche giovanili e del Servizio Civile Universale, che con Rossano Salvatore (vicepresidente e direttore del CESC Project) ha concluso il convegno, ha sottolineato come

“il servizio civile oggi è portatore di una storia lunga e delle responsabilità che ne derivano, a partire dal tema della ‘difesa della patria’ e della necessità di recuperarne l’accezione migliore”.

“La Patria per come è citata nell’art. 52 della Costituzione è un valore da difendere, da rileggere come comunità, ma anche un concetto bellissimo da costruire dal basso. Abbiamo bisogno di chiedere ai nostri giovani di fare tutto questo, perché forse noi adulti non siamo più in grado di farlo”. “Se non rimettiamo al centro del nostro interesse di adulti – ha aggiunto Chiurchiù – l’educazione e una strategia educativa che abbia tra gli elementi fondamentali la responsabilità personale, la pratica della nonviolenza, l’attenzione alle fasce più deboli della società, noi non avremo futuro”.

Il CESC è il primo Coordinamento tra Enti del Servizio civile nato nel 1982. Dal CESC nasce nel 2003 il CESC Project che, all’indomani della approvazione della legge sul Servizio Civile Nazionale, si accredita per la gestione di una nuova stagione del servizio civile. Attualmente il CESC Project, che aderisce alla CNESC, aggrega 81 soggetti collettivi in Italia e all’estero e circa 500 giovani ogni anno svolgono un servizio nelle 314 sedi in Italia e all’estero. (FSp)

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Autore: Redazione Diregiovani
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