Shoah, posata targa memoria all'ic Loi di Mediglia

Shoah, posata targa memoria all’ic Loi di Mediglia

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MILANO – Lo sterminio di ebrei e minoranze messo in atto dal nazi-fascismo è una memoria spesso negata o sfregiata, da riparare. Perciò all’istituto comprensivo ‘Loi’ di Mediglia, docenti, genitori, alunni e alunne hanno organizzato un momento di riflessione comune per celebrare la settacinquesima giornata della memoria dele vittime della Shoah. Un centinaio di alunni e alunne dei plessi di Bustighera, Mombretto e Bettolino si sono radunati nella palestra dell’istituto. Qualcuno ha letto poesie, qualcun altro ha esposto lavori di ricerca storica confluiti in mostre, come quella tematica sulle donne della Shoah e della resistenza europea. Alcuni studenti hanno invece cantato un inno alla pace della tradizione musicale ebraica ‘Evenu Shalom’. Una classe, infine, ha raccontato il momento della posa delle pietre d’inciampo dedicate alla famiglia Varon, di fronte alla loro casa milanese, lo scorso 17 gennaio. I ragazzi e le ragazze che erano presenti hanno filmato e oggi hanno invitato una famigliare, Daniela Di Pace.

“Tutte le informazioni sulla mia famiglia me le sono cercate da sola. Intorno ai 35 anni ho avuto il desiderio di fare una ricerca più approfondita- ha raccontato Di Pace, nipote indiretta del capostipite di questa famiglia di commercianti ebrei italiani di origine greca, immigrata dalla Turchia a Milano e poi deportata dai fascisti italiani ad Auschwitz- ho scoperto che la mia famiglia è stata venduta al regime dai loro vicini di casa per sole cinquemila lire. Del resto vivevano in un quartiere povero, una casa che oggi diremmo popolare, perciò evidentemente erano molto bisognosi. Alcuni miei cugini sono stati nascosti da dei contadini per quasi due anni- ha proseguito Di Pace– pensate che finché mio cugino Nissim è vissuto ha continuato a portare doni a quei contadini che gli avevano salvato la vita. Non ha mai superato il trauma della sua infanzia rubata, come sempre definiva quel periodo della sua vita. Perciò vi prego, siate sempre testimoni di quanto è accaduto perché non accada mai più”.

Presenti anche Patrizia Baldi e Alberta Bezzan del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, istituto di ricerca storica “fondato a Venezia nel 1955 da un gruppo di giovanissimi che volevano tramandare la memoria del sacrificio e della resistenza dei fratelli più grandi” ha spiegato Baldi, la referente del CDEC che ha accompagnato i ragazzi nel percorso verso la posa delle pietre per la famiglia Varon.

“Obiettivo della posa delle pietre è inserire nei luoghi dove i deportati sono vissuti un segno permanente della loro presenza- ha aggiunto poi Baldi– così le storie di queste famiglie diventano più vicine a noi”.

“Andiamo a conoscere le storie delle persone che hanno vissuto e ricordiamo anche le vittime del Mediterraneo” ha concluso la dirigente scolastica Laura Lucia Corradini, subito prima di concludere la cerimonia con la posa della targa donata dal ministero dell’Istruzione e della fondazione Mite in collaborazione con l’agenzia di stampa Dire e Diregiovani.it a 200 scuole in tutta Italia.

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