A Sanremo la storia di Paolo Palumbo: il giovane malato di Sla canta la sua forza

A Sanremo la storia di Paolo Palumbo: il giovane malato di Sla canta la sua forza

È il più giovane malato europeo di Sla. "Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti”: i proventi della canzone saranno devoluti in beneficenza
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SANREMO – Nella seconda puntata del Festival di Sanremo è salito sul palco Paolo Palumbo, il più giovane d’Europa affetto dalla sclerosi laterale amiotrofica, conosciuta con l’acronimo di Sla: una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni del sistema nervoso centrale. Il ragazzo ha regalato al pubblico della kermesse una grande lezione di vita e un esempio di forza con la sua incredibile storia. Attraverso il brano ‘Io sono Paolo’, Palumbo ha cantato la sua risalita dopo aver scoperto di essere malato: “La mia non è la storia di un ragazzo sfortunato -ha detto Paolo sul palco di Sanremo- ma di un ragazzo che non si è arreso: i limiti sono solo dentro di noi”.

Sanremo 2020 - Christian Pintus e Paolo Palumbo: "Io sono Paolo"

La canzone, infatti, vuole essere un incoraggiamento per tutti coloro che credono di non farcela: “Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti”, ha detto Palumbo. L’artista, inoltre, ha deciso di rinunciare ai proventi della canzone per devolverli all’Associazione ‘Finalmente abili’ di cui è fondatore per la costruzione di un centro polifunzionale per malati gravi in Sardegna. In questo progetto Siae si riconferma essere ancora una volta al fianco di chi crea. La Società Italiana degli Autori ed Editori, infatti, rinuncerà alle commissioni della canzone e sosterrà l’associazione con una donazione di 10.000 euro. ‘Io sono Paolo’ è disponibile su tutte le piattaforme.

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