Shoah, Sami Modiano all'IIS 'Di Vittorio-Lattanzio' di Roma

Shoah, Sami Modiano all’IIS ‘Di Vittorio-Lattanzio’ di Roma

La testimonianza per raccontare ai giovani l'orrore dell'Olocausto
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ROMA – “Per la nostra scuola questa è una giornata fondamentale, per parlare dei valori essenziali dell’uguaglianza e della tolleranza, indispensabili per salvaguardare e rinforzare la nostra democrazia”.

Così Claudio Dore, dirigente scolastico dell’IIS ‘Di Vittorio-Lattanzio’ di Roma, ha sottolineato il valore dell’incontro di questa mattina con Sami Modiano, uno degli ultimi italiani sopravvissuti ad Auschwitz ancora in vita.

“Oggi ancora di più bisogna essere cittadini consapevoli dell’orrore che è stato l’Olocausto- ha aggiunto il dirigente scolastico– per impedire che quello che è successo, anche qui nei nostri territori di periferia, possa mai ripetersi”.

Centinaia sono gli studenti e le studentesse che hanno partecipato all’incontro, ascoltando in rispettoso silenzio e con trasporto la dolorosa testimonianza di Modiano. Dalla breve infanzia felice a Rodi, isola in cui convivevano pacificamente le comunità di ebrei cattolici e mussulmani, fino all’orrore del campo di concentramento, Modiano ha raccontato con chiarezza e abbondanza di particolari la sua tragica esperienza.

“Quando ero bambino non mi ero mai sentito diverso- ha detto– fino al 1938, l’anno orribile delle leggi razziali. Frequentavo la terza elementare, un insegnante mi chiamò alla cattedra, pensavo volesse interrogarmi, ma l’espressione del suo viso era diversa dal solito, e mi disse che ero stato espulso dalla scuola. Avevo solo otto anni, e mentre piangevo e singhiozzavo, gli chiesi cosa avessi fatto di male. Mi disse di tornare a casa e chiederlo a mio padre. ‘Quando sarai più grande capirai’, mi disse quel giorno mio padre. E invece ancora oggi, che ho quasi 90 anni, ancora non lo capisco, e perciò vi chiedo: sono diverso da voi?”.

La lunga testimonianza di Modiano, condotta con lucidità nonostante la forte commozione, non ha risparmiato il ricordo dei particolari più dolorosi, aberranti e disumani.

“Se sono venuto qui è per voi, perché voglio che prendiate coscienza dello scempio che è stato- ha spiegato ai giovani– per questo mi soffermo su certi particolari, che sono impressi a fuoco nella mia mente, che ritornano ogni notte nei miei incubi. Ma anche se mi sforzo tantissimo non è possibile restituire veramente quello che è stato”.

Modiano per quasi tre ore è riuscito a catturare l’attenzione dei giovani, parlando con loro in modo diretto e coinvolgente, interrotto solo dalle lacrime che in alcuni passaggi non è riuscito a trattenere. Fra i presenti anche il gruppo di studenti e studentesse del giornale della scuola, che hanno ripreso l’intervento, scattato fotografie e preso appunti per scrivere degli articoli sulla giornata. Dopo il lunghissimo applauso che è seguito all’intervento, i ragazzi hanno intervistato Modiano sull’importanza della memoria e sui recenti casi di esternazioni antisemite e neonaziste in Italia.

In particolare, hanno ricordato l’ultimo agghiacciante episodio di Pomezia dove, proprio davanti a una scuola in cui si stava svolgendo un incontro come questo, sono comparse scritte antisemite, scatenando l’immediata reazione di condanna da parte di tutti gli studenti e dell’intera comunità scolastica. Modiano ha risposto che l’unico modo per combattere l’ignoranza e il razzismo è diffondere la consapevolezza di ciò che è stato, perciò ha chiesto agli studenti e alle studentesse di diventare testimoni con i coetanei di quanto hanno appreso.

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