Coronavirus. Bologna, al Salvemini tutti uniti per andare avanti

Coronavirus. Bologna, al Salvemini tutti uniti per andare avanti

L'intervista al dirigente scolastico: "In emergenza la scuola non si ferma"
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BOLOGNA – “Premetto che considero fondamentale nell’istruzione il contatto diretto, che ha una valenza emotiva che non può essere sostituita dall’istruzione a distanza. Lo dico perché c’è chi si sta preoccupando che gli insegnanti vengano sostituiti dai monitor”.

Carlo Braga, il preside dell’istituto ‘Salvemini’ di Casalecchio di Reno (Bologna) racconta l’esperienza positiva che la scuola sta sperimentando in questi giorni di ‘emergenza’ da Coronavirus.

“Fatta questa premessa- prosegue Braga– devo dire che noi come istituto di fatto abbiamo un livello tecnologico avanzato avevamo già delle realtà consolidate, perché l’istruzione degli adulti prevede che il 30% sia fatto a distanza. Poi, nel nostro piano dell’offerta formativa abbiamo l’istruzione a distanza prevista per tutti i casi in cui lo studente, per motivi di salute o per motivi diversi, non può frequentare. Pertanto avevamo già sperimentato vari strumenti digitali. Non sui grandi numeri com’è successo adesso e questa è stata proprio la rivoluzione, ossia estendere questi sistemi alla totalità degli alunni. E la risposta è stata positiva. Abbiamo avuto la collaborazione degli studenti, che hanno rilanciato sulla pagina Instagram la necessità di collegarsi sul registro elettronico, abbiamo utilizzato più strumenti, le classi virtuali, la piattaforma Moodle per l’e-learning che avevamo già in uso e che ci permette la somministrazione e correzione delle verifiche a distanza. E poi anche la piattaforma Meet di Google per i confronti personali o di gruppo con la possibilità di vedersi in viso”.

– Vi siete attivati in fretta quindi?

“Ci siamo attivati la domenica per il lunedì. Per questo dico che c’è stata una risposta molto pragmatica da parte sia dei docenti sia anche degli studenti, i quali hanno reagito in maniera sorprendentemente positiva. Questo ci ha colpito, perché anche gli alunni di alcune classi che in presenza si dimostravano poco partecipi, a detta dell’insegnante e con grande stupore, dalla mattina alle 8 erano tutti connessi. Si vede che il nuovo sistema li ha invogliati o incuriositi tant’è che oggi abbiamo fatto un brevissimo incontro su Meet con i docenti e tutti stavano interrogando, con un sistema o con un altro, e stavano facendo le verifiche”.

– Non avete quindi incontrato nessuna difficoltà?

“Sì, in realtà c’è un lato critico in tutta questa situazione, e riguarda gli studenti certificati, disabili. Di questi, i gravi sono quelli più esposti al fatto che non puoi usare con loro sistemi a distanza e non riescono a essere seguiti. Ci sono alcuni docenti che, volontariamente, sono andati comunque a mantenere il contatto con i ragazzi e so che adesso si sta muovendo qualcosa anche a livello di cooperative, con gli educatori. Però questo è un discorso particolarmente complesso che probabilmente in questa situazione aveva bisogno di un approfondimento più articolato. Un autistico grave non deve perdere il contatto con la scuola, se no vuol dire dover ricominciare da zero, quindi adesso vedremo come articolare questo aspetto, insieme con gli educatori. C’è un movimento di genitori e ci sono già delle posizioni che vengono espresse da più parti perché le famiglie si sono trovate in situazione di estrema difficoltà. Questo aspetto però non riguarda la didattica a distanza perché questi ragazzi non usano i computer, non possono guardare il video; riguarda invece un sostegno alle famiglie che forse si poteva prevedere in maniera più sistematica”.

– Dal punto di vista dell’accesso tecnologico invece avete avuto qualche difficoltà?

“No: ho visto dai planning settimanali dei vari docenti che le attività sono state spalmate su tutte le materie, non ci sono buchi. Dall’altro canto gli studenti ormai sono tutti dotati di smartphone e quello che facciamo è accessibile, volendo, anche con il cellulare, che sia Meet, che sia il registro elettronico che ha la sua app, che sia Moodle, che ha il collegamento con il suo link. Non è nulla di sostitutivo, ripeto, della didattica frontale, della presenza, del contatto e della capacità di relazione. Però riesce in questa fase di emergenza a tamponare una fase potenzialmente critica. Dopodiché, da parte di tutti, studenti e soprattutto docenti, vuoi per curiosità vuoi per necessità, è partita una macchina di consultazione, sperimentazione, che ha fatto mettere in gioco tutti quanti. Io oggi quando ho convocato via email l’appuntamento su Meet, non mi aspettavo che ci fossero tutti quanti i docenti collegati, 170 insegnanti contemporaneamente che erano tutti collegati e stavano svolgendo attività con le classi. In tutto questo, so che alcuni studenti stanno girando tra i corridoi vuoti dell’istituto un video su ‘la scuola ai tempi del Coronavirus’ per fare, nel solito stile che li contraddistingue, un video tra il serio e il piacevole. So che stanno lavorando, vedremo cosa salterà fuori, siamo in attesa di scoprirlo”.

– Che cosa ne pensa del provvedimento?

“Per quanto riguarda il decreto è ovvio che ci si adegua alle indicazioni dei tecnici per ridurre il contagio e quindi, contestualmente, ridurre la concentrazione degli studenti credo che sia in linea con questa finalità. Per quanto riguarda l’aria che si respira in questi giorni, devo dire che il gruppo di lavoro d’istituto ha mostrato un sano realismo e un sano pragmatismo per cui, preso atto di come è stato impostato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri per quello che riguarda l’attività di segreterie e per quello che riguarda l’attività d’istruzione a distanza siamo partiti in maniera molto condivisa, molto coesa. La segreteria ha continuato a svolgere le attività urgenti, siamo una sorta di centrale solitaria di comando a distanza di tutto quello che deve essere fatto tra docenti e attività di ordinaria amministrazione della scuola. So che ci sono sigle sindacali che osteggiano poiché ‘non è scritto nel contratto quindi il docente non è tenuto a farlo’. Io su questo ho una visione diversa, ritengo che ci sia un’etica del comportamento per cui, se c’è un’emergenza fai il sacrificio anche se non c’è scritto in un contratto. C’è gente che il lavoro non ce l’ha e trovo spiacevole che ci siano persone che da casa, stipendiate, si pongano il problema che non ci sia scritto nel contratto di doversi collegare al registro elettronico. Trovo che sia una questione morale più che contrattuale piuttosto grave. A mio avviso dovrebbe essere condiviso un concetto di comunità per cui, se c’è un’emergenza la comunità fa fronte all’emergenza. So che ci sono state queste polemiche ma per fortuna non tra i nostri docenti”.

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