Coronavirus. Il 'Dante Alighieri' di Sanremo al lavoro per garantire continuità

Coronavirus. Il ‘Dante Alighieri’ di Sanremo al lavoro per garantire continuità

Tra difficoltà e impegno per non lasciare indietro i ragazzi
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IMPERIA – “Eravamo pronti a rientrare in classe anche se comunque con un po’ di paura- racconta Elisa Pizzolla dell’istituto ‘Dante Alighieri’ di Sanremo- perché il problema della Liguria è che soprattutto in zone come Sanremo e Arma di Taggia, ci sono le case estive proprio delle persone che venivano dalle zone rosse. Ed essendo stato il fine settimana prima, quello in cui è scoppiato tutto quanto, il weekend del carnevale nelle zone soprattutto della Lombardia, molte di queste persone ne hanno approfittato per scendere ad aprire le case al mare. E una volta che è scoppiato il caso del Coronavirus io stessa ho sentito persone che dicevano che data la situazione non sarebbero risalite. Ovviamente questo ha portato una maggiore possibilità di avere il virus nelle nostre zone, tanto che poi i cluster che sono emersi in regione Liguria sono di persone che erano scese a ‘svernare’. Qui in regione Liguria siamo stati non troppo preparati nel senso che, non essendo una regione rossa come Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, abbiamo avuto delle chiusure prima temporanee, che poi si sono piano piano allungate. Inizialmente dovevamo tornare lunedì, l’abbiamo saputo ovviamente solo la domenica sera che la scuola non riapriva. Quindi, ritornando all’aspetto scolastico, lunedì non siamo tornati a scuola convinti di rientrare però il mercoledì successivo. E l’unica cosa che abbiamo fatto è stata aggiungere dei compiti ai ragazzi, chiedendogli di fare qualcosina di più per poi scoprire il martedì sera che, invece, saremmo stati chiusi fino quantomeno a domenica; e poi è arrivata la notizia della proroga dalla ministra dell’istruzione Azzolina”.

“Personalmente penso che sia una stata una decisione saggia- prosegue Pizzolla- e soprattutto penso che il governatore della Regione Liguria abbia avuto molto coraggio perché ha capito le condizioni in cui lavoriamo. Noi lavoriamo in spazi molto stretti, siamo in 18 ragazzi in uno spazio molto piccolo e stare strettamente a contatto con i ragazzi può facilmente risultare motivo di infezione, basti pensare un’influenza normale. Quindi ritengo che il governatore Toti abbia preso sagge decisioni e che non ci ha esposto a ulteriori rischi, anche se mi rendo conto che per i genitori, soprattutto per quelli che lavorano, avere i figli a casa da scuola è un problema grosso”.

Per quanto riguarda invece la didattica a distanza Pizzolla si sta “ingegnando con delle lezioni virtuali, mi creo delle presentazioni Powerpoint, creo delle videolezioni da caricare su YouTube e poi trasmetto il link ai ragazzi”. “In più- aggiunge- utilizziamo le piattaforme Classroom di Google e adesso, data l’emergenza e dato che sappiamo che saremo a casa quantomeno fino al 15 di marzo abbiamo scoperto anche una piattaforma dove è possibile collegarsi tutti quanti a uno stesso orario e procedere con delle delle lezioni a distanza, come se fossimo in classe. Questo risulta però molto più difficile perché non tutti i ragazzi hanno la possibilità di stare a casa, perché i genitori lavorano. Quindi magari sono dai nonni, sono da altre parti ed è difficile gestire la contemporaneità della lezione virtuale”.

“A scuola noi stiamo lavorando e stiamo lavorando con difficoltà ma con voglia di fare e di non lasciare indietro i ragazzi. Fortunatamente per quanto mi riguarda ho dei ragazzi che mi seguono, nel senso che hanno capito che comunque bisogna lavorare. Stavano prendendo questa situazione un pochino come un gioco all’inizio, perché non c’era questa sistematicità nell’assegnare i compiti. Adesso hanno capito che esiste una didattica a distanza, che devono essere preparati, che devono seguire e che noi mandiamo anche dei quiz e dei compiti, che loro devono fare e che noi ovviamente correggiamo. Da questo punto di vista- conclude la docente- è veramente solamente una questione di distanza fisica tra noi a loro, perché fortunatamente nonostante i miei siano piccoli, hanno 12 o 13 anni, hanno però già capito che bisogna rimanere seri”.

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