Emergenze educative tra disoccupazione giovanile e dispersione scolastica

Emergenze educative tra disoccupazione giovanile e dispersione scolastica

Lo psicologo e formatore Antonio Guarnaccia pone l'attenzione sul ruolo delle famiglie
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ROMA – “La globalizzazione, la crescita demografica, le disparità sociali, l’acuirsi della forbice ricchezza-povertà, i flussi migratori, il dominio ormai definitivo della finanza sulla politica sono fattori comuni a tutte le latitudini, che hanno inciso in modo notevole negli ultimi anni a far diventare l’educazione un’emergenza“. Così lo psicologo e formatore Antonio Guarnaccia in un’intervista alla Dire, sull’emergenza educativa degli adolescenti. Lo psicologo che da trent’anni opera nel territorio di Reggio Calabria sottolinea come negli ultimi decenni le motivazioni e lo scopo della vita sono diventate l’individualismo, il populismo, il conformismo, il successo come valore umano, cui la crisi della società ingloba quella delle agenzie educative con qualche differenza tra il nord ed il sud dell’Italia.

In Calabria, con un buon 78%, in Campania e in Sicilia– afferma-i minori non riescono ad accedere facilmente ad attività ricreative, sportive e formative. Questo significa che, dal dopoguerra ad oggi, non funziona più il ruolo primario della scuola per favorire la mobilità sociale. I giovani passano il tempo in giro, attivandosi in azioni che sono espressione del disagio sociale. Violenza ed aggressioni, disoccupazione dilagante, fuga al nord e all’estero, dispersione scolastica, criminalità organizzata che soffoca la vita economica e sociale sono tra i fenomeni più evidenti e completano il quadro di una realtà delicata ed articolata“.

Antonio Guarnaccia pone l’attenzione sul ruolo delle famiglie:

Leggo una generalizzazione della disattenzione educativa dei genitori. A mio avviso la crisi e l’emergenza educativa risiedono proprio in questo: oggi, i genitori sono disattenti, portati ad utilizzare strumenti informatici alla stregua dei loro figli, quarantenni che si comportano come adolescenti, cinquantenni che non accettano la loro età. Tutto questo, a mio avviso, ha un riverbero educativo che conduce ad un’educazione eccessivamente permissiva, con figli che non accettano le regole, che fanno uso di sostanze stupefacenti e di alcol anche all’età di 12 anni. L’autorevolezza sarebbe la modalità più consona da adottare con i nostri figli“.

Lo psicologo ricorda che c’è un aumento della prescrizione degli psicofarmaci tra i ragazzi, a causa di una eccessiva medicalizzazione dei disturbi comportamentali dei ragazzi. Con un po’ più di regole, alcuni comportamenti più esasperati potrebbero essere controllati.

Molte scuole– conclude Guarnaccia- stanno tentando di aumentare l’alleanza educativa con la collaborazione di associazioni ed enti per contrastare il disagio. È fondamentale fare rete tra scuola, famiglia ed agenzie educative del territorio per prevenire comportamenti a rischio. Noi professionisti, psicologi e pediatri, dobbiamo dare il nostro contributo per non rischiare di perdere i nostri ragazzi“. 

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