Coronavirus. 'La mia scuola smart' in aiuto di docenti e studenti

Coronavirus. ‘La mia scuola smart’ in aiuto di docenti e studenti

Progetto di due ingegneri che porta lavoro agile nelle classi
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Prima ancora dell’emergenza Coronavirus che ha costretto a casa milioni di studenti e lavoratori, c’era chi promuoveva la diffusione dello smart working come buona pratica per ottimizzare i tempi, accorciare le distanze e ridurre le emissioni di smog. Non solo nel privato, ma anche nel mondo della scuola.

Con il progetto ‘LaMiaScuolaEcoSmart’, sviluppato dagli ingegneri Nicola Caione e Antonio Iacoianni, dirigente scolastico del liceo ‘Telesio’ di Cosenza, il lavoro agile è arrivato tra i banchi per offrire ai docenti la possibilità di lavorare da remoto.

Attivo già da tre anni, il progetto ha trovato un ulteriore stimolo nei giorni dell’emergenza sanitaria che ha chiuso le porte delle aule fisiche e ha aperto a studenti e docenti luoghi di incontro virtuale.

“Il progetto è nato per consentire ai professori di lavorare anche da remoto e interagire con i genitori– ha raccontato all’agenzia Dire Nicola Caione, dell’ordine degli ingegneri della provincia di Roma- in questo modo scuole e famiglie si avvicinano di più, perché aumentano i colloqui, e quindi i contatti. E poi c’è il tema della sostenibilità ambientale. Insomma, una scuola smart è sostenibile e inclusiva”.

Se il lavoro agile non è una novità per chi è impiegato in un’azienda privata, diverso è infatti il discorso per la pubblica amministrazione, e in particolare per la scuola, dove la tecnologia spesso non trova spazio. Ma quando questo incontro avviene, il mondo dell’istruzione sa dare ottimi risultati.

“Siamo partiti con i colloqui docenti-genitori e poi abbiamo implementato le attività online con riunioni e incontri– ha spiegato Antonio Iacoianni, dirigente del liceo ‘Telesio’- ad ottobre, ben prima dell’emergenza Coronavirus, abbiamo realizzato il primo consiglio di classe in videoconferenza. Stavamo procedendo a piccoli passi, ma poi l’emergenza sanitaria ci ha portato a dare risposte immediate. Così ci siamo attrezzati anche per lo smart learning: la nostra idea è realizzare un ambiente virtuale che abbia le stesse caratteristiche della strutta fisica. Noi vogliamo dimostrare che si può”.

Un modello innovativo, quindi, che non andrebbe però a sostituire le classi reali. La scuola rimane il luogo fisico prioritario in cui formarsi, con il valore aggiunto della tecnologia, da utilizzare anche in casi di emergenza come maltempo o difficoltà da parte del docente a raggiungere l’istituto.

Le scuole che hanno aderito al progetto sono già una ventina, di ogni ordine e grado, sparse dal Piemonte alla Sicilia, ma gli sviluppatori puntano ad estendere l’iniziativa il più possibile sul territorio nazionale.

“Fino a pochi anni fa tutto questo sembrava un’idea esotica, adesso è realtà– aggiunge Caione- Vogliamo sviluppare una rete di scuole che possa condividere i suoi risultati anche con il ministero dell’Istruzione e quello dell’Innovazione. Più scuole aderiranno, più l’impatto sarà notevole, anche in termini di ecosostenibilità”.

L’iniziativa ha il patrocinio dell’ordine degli Ingegneri della provincia di Roma e vede la collaborazione di esperti dell’Enea, che si occuperà di tracciare l’impatto positivo sull’ambiente, e della società Variazioni, specializzata in smart working.

“Vogliamo portare la cultura dello smart a scuola- conclude Iacoianni- così anche gli alunni malati, se dovessero saltare le lezioni per molto tempo, potrebbero seguire le spiegazioni in streaming. Dobbiamo immaginarla come un’attività di ausilio per chi ne ha bisogno”.

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