Emilia Romagna, direttore Usr a ragazzi: "Siate cigno nero"

Emilia Romagna, direttore Usr a ragazzi: “Siate cigno nero”

La lettera di Stefano Versari agli studenti
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ROMA – “Perché ho deciso di scrivervi in questo tempo di Coronavirus e scuole chiuse? Perché so che avete una voglia immensa di vita, di senso, di comprendere la realtà”. Un messaggio profondo e pieno di speranza quello indirizzato agli studenti italiani da Stefano Versari, direttore dell’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna. In questi giorni in cui i giovani, come spesso accade nella narrazione mediatica, sono stati rapidamente incastonati in una categoria uniforme, le parole della lettera ne vogliono invece restituire tutto il valore e la complessità. E per farlo, Versari parte dalla metafora del ‘cigno nero’:

“L’espressione deriva da un saggio del 2007 ‘The Black Swan’ di Nassim Nicholas Taleb. Viene usata per indicare un evento imprevedibile che cambia le convinzioni precedenti. Così accadde quando si scoprirono, in Australia, cigni neri, fino ad allora ignoti”.

Secondo Versari, il Coronavirus non può essere considerato il ‘cigno nero’ di oggi perché il rischio di pandemia era prevedibile in un mondo globalizzato. Chi è allora il ‘cigno nero’? Per spiegarlo ricorre a un parallelo storico, quello dell’alluvione di Firenze del 1966.

“Anche in questo caso- come oggi per il Coronavirus– l’evento straordinario, l’alluvione, non fu il cigno nero. Perché l’alluvione era prevedibile, considerata l’assenza di invasi e casse di espansione sull’Arno. Il cigno nero furono i giovani! Tantissimi giovani, considerati contestatori, disimpegnati e fannulloni, dall’Italia e dal resto del mondo, si riversarono a Firenze”.

Furono proprio i giovani a stravolgere in positivo il corso degli eventi e la loro rappresentazione mediatica, mobilitandosi per la solidarietà: da ‘capelloni’ e ‘barbudos’ diventarono per tutto il mondo ‘gli angeli del fango’.

“Torno all’oggi e mi rendo conto che si parla di nuovo di giovani, come allora. Come sempre. Perché, come che sia, siete al centro della nostra esistenza di adulti. In queste ore si dice che è stato necessario impartire ordini severi perché alcuni di voi si sono abbandonati alla movida invece di restare a casa. Si dice che altri di voi sono scappati da Milano per tornare a casa, rischiando di portare il contagio nelle regioni del Sud. Di nuovo, sembra, giovani incoscienti. Eppure so che, in generale, non è così. Perché le responsabilità sono sempre e solo personali. So dai vostri insegnanti e dirigenti scolastici che, appena è stato possibile attivare le classi virtuali on-line, voi eravate presenti. I giornali si sono sorpresi, ma chi fa scuola no.”

Versari quindi punta il dito contro la gogna mediatica che si è abbattuta sui giovani, di cui troppo spesso si parla a sproposito, e che troppo raramente si lasciano parlare. E poi si rivolge proprio a loro, con parole d’incitamento piene di speranza:

“Questo desidero dirvi: sarete voi studenti il cigno nero di questo Coronavirus! Sostenuti dai genitori e dai docenti, saprete farne occasione di cambiamento. Sarete capaci di costruire il futuro dalle sfide della realtà. Imparerete a fare un tipo diverso di scuola. Ad essere di maggiore aiuto fra voi. Ad usare internet non soltanto per chattare ma anche per ricordarvi di cosa fu l’impresa dei Mille e perché ancora oggi crediamo sia importante saperlo. Imparerete ad ‘adottare un nonno’, per andare a fargli la spesa. Imparerete anche a raccogliere fondi per gli ospedali, come sta facendo uno studente bolognese che ha raccolto in pochi giorni oltre 100.000 euro . Imparerete, in qualche caso, ad insegnare ai vostri insegnanti come utilizzare al meglio le nuove tecnologie. Ripenserete con loro il mondo digitale”.

 Citando Aristotele, Versari termina la sua lettera con un messaggio fondamentale in un momento di privazione di alcune libertà pratiche: cosa significa, in fondo, essere liberi?

“L’uomo libero invece è colui che ha molti legami e molti obblighi verso gli altri, verso la città e verso il luogo in cui vive. Vi auguro di tutto cuore di essere studenti pieni di legami con il mondo in cui vivete, perciò realmente liberi”.

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