Sisma Marche, preside chiede maggiore dialogo fra istituzioni

Sisma Marche, preside chiede maggiore dialogo fra istituzioni

Le proposte di Ida Cimmino dell'istituto 'Renzo Frau' di Sarnano (Macerata)
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ROMA – “Il terremoto del 2016 ha modificato notevolmente il nostro assetto scolastico. La sede di San Ginesio è stata chiusa e trasferita a Passo San Ginesio. Abbiamo perso gran parte dei laboratori e i macchinari in essi contenuti”.

Con queste parole Ida Cimmino, dirigente scolastica dell’IPSIA ‘Renzo Frau’ di Sarnano (Macerata), ricorda le tragiche conseguenze del terremoto che nel 2016 ha devastato molti Comuni del centro Italia. Ma da allora le cose sono cambiate; la scuola, come il resto del territorio, si è attivata per ripartire più forte di prima:

“L’adesione alla task-force istituita dal Ministero- continua Cimmino– ci ha permesso di far ripartire l’Istituto, grazie anche a numerose donazioni che hanno rivitalizzato i laboratori. La sede di San Ginesio, traslata in località passo, ha ripreso la sua piena attività anche se i laboratori sono stati ricavati da stabili non propriamente adeguati”.

Se quindi la dirigente scolastica si dice soddisfatta del lavoro di ricostruzione dei plessi scolastici e dei loro laboratori, al contrario lamenta una mancanza di concertazione fra le varie istituzioni locali:

“Auspichiamo un tavolo di confronto ampio e condiviso- dichiara– che superi il deleterio campanilismo e si apra ad una visione di ampio respiro, lungimirante e propositiva, che miri alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’identità appenninica“.

Per opporsi quindi alla logica tutta italiana del campanilismo, che sembrerebbe essere ancora più forte nella dimensione provinciale delle aree interne, Ida Cimmino propone tre obiettivi principali, verso i quali dovrebbe puntare l’azione condivisa di Comuni, Provincia e Regione:

“Per primo, cercare di attivare una politica per area estesa e non per singolo paese- spiega- per quanto riguarda i trasporti, l’istruzione, il rilancio della produzione. Il calo dei numeri non dà ragione alla sopravvivenza di piccoli presidi scolastici, ad esempio, ma strategie di area consentirebbero di mantenimento di un buon servizio per tutti. Bisognerebbe poi progettare con le scuole indirizzi di studio che consentano il rilancio della produzione locale e la creazione di professionalità spendibili subito nel mondo del lavoro. Infine supportare la progettazione con la creazione di reti di imprese a supporto della scuola, sia sotto il profilo del potenziamento dell’interazione scuola-lavoro, sia per il reperimento di fondi a servizio dell’ampliamento dei laboratori e per l’ammodernamento delle attrezzature”.

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