Coronavirus, mamma studente autistico: "Necessario tenere alta l'attenzione"

Coronavirus, mamma studente autistico: “Necessario tenere alta l’attenzione”

Il racconto di Anna, mamma di Antonio, un ragazzo di 15 anni di Napoli affetto da autismo
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NAPOLI – “Da un giorno all’altro a mio figlio è stata stravolta la quotidianità, d’improvviso. Capisco l’emergenza, ma ci siamo sentiti un po’ soli”.

Con queste parole Anna, mamma di Antonio, un ragazzo di 15 anni di Napoli affetto da autismo, racconta alla Dire le difficoltà delle famiglie dopo il decreto-legge di contrasto all’emergenza di Covid-19 che ha chiuso le scuole fino al 3 aprile.

Quella di Antonio è una situazione comune a molti altri alunni e alunne: secondo un recente studio Istat, che fa riferimento all’anno scolastico 2017/2018, sono 272.167 gli alunni e le alunne che nelle scuole italiane hanno bisogno del sostegno, il caso più frequente è la disabilità intellettiva (46%), seguita dai disturbi dello sviluppo (25%) e da quelli del linguaggio (20%); tra i disturbi meno frequenti ci sono i problemi di tipo motorio e sensoriale rispettivamente 11% e 9%. Studenti e studentesse che, in virtù delle decisioni emergenziali, si sono ritrovati senza coloro che tutti i giorni li aiutano a non rimanere indietro, venendo meno quindi la condivisione del percorso didattico e la partecipazione ai momenti di socializzazione scolastica. Elementi sicuramente molto importanti, come sottolinea lo stesso report Istat.

“Mio figlio è affetto da autismo ad alto funzionamento, segue degli obiettivi minimi, ovvero il programma dei compagni ma ridotto- spiega Anna- il punto è che una volta chiuse le scuole, sul registro elettronico, c’erano i compiti per tutti tranne che per Antonio. Questo ci ha molto feriti, è stato come dire che mio figlio non è considerato alunno di tutti”.

Antonio è riuscito ad avere i suoi compiti con l’intervento della mamma che ha chiamato le sue insegnanti di sostegno, ed è stato proprio lui a chiedere loro delle videolezioni brevi, per non rimanere indietro.

“Non posso dire di avercela con la scuola o con la città, siamo infatti riusciti insieme ad ottenere per la sua scuola la figura dell’assistente all’autonomia- sottolinea Anna- Quello che però voglio far capire è che mio figlio da un giorno all’altro ha perso tutti i suoi punti di riferimento, con tutto ciò che ne consegue nella sua sfera emotiva. Insieme a lui tantissimi ragazzi e ragazze possono fare affidamento solo sulle loro famiglie e non tutti hanno gli strumenti per farli continuare a lavorare o comunque tenerli in casa per tutto questo tempo”.

Se in questo momento sicuramente non si può richiedere la presenza fisica degli insegnanti e delle altre figure, quello di Anna è un appello a tenere alta l’attenzione su un problema che, in questo momento, grava esclusivamente sulle famiglie.

“Io la mattina sto andando ancora al lavoro, Antonio resta con la sorella e il papà, che tra l’altro è in smartworking, non ci lamentiamo ovviamente, ma un supporto, anche online come una videolezione dedicata o un assistente virtuale, sarebbe di grande aiuto. Invece, quella che mi fa un po’ male è che mio figlio non riesca ad avere la stessa considerazioni degli altri studenti e questo non credo sia un problema esclusivamente di Antonio o della sua famiglia, ma riguarda tutti”.

Per rispondere proprio all’esigenza di tante famiglie l’Istituto di Ortofonologia ha attivato un percorso di sostegno online insieme alla Società italiana di Pediatria, attraverso il quale le famiglie potranno ricevere supporto dagli esperti dell’età evolutiva in questa fase di emergenza. 

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