Coronavirus, Movimento Cooperazione Educativa: "Distanza non diventi buco nero diritti"

Coronavirus, Movimento Cooperazione Educativa: “Distanza non diventi buco nero diritti”

Appello a ministero Istruzione per nuovo sviluppo democratico
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Aprire un dibattito sulla scuola del presente e su quella del futuro. Per questa ragioni il ‘Movimento di Cooperazione Educativa’ (MCE), associazione professionale di educatori, insegnanti e dirigenti nata in Italia nel 1951, ha steso un documento che ha deciso di inviare al ministero dell’Istruzione, alle confederazioni sindacali generali e di categoria, ai presidenti delle commissioni cultura e istruzione, all’ANCI, alla conferenza stato-regioni, al garante dei minori e ad altri numerosi enti rappresentativi del mondo dell’istruzione.

“Oggi più che mai è indispensabile una grande mobilitazione- scrive l’MCE- costruiamo micro-reti territoriali, alleanze pedagogico-politiche tra amministratori locali, associazioni di volontariato, professionali, scuole. Trasformiamo la crisi in opportunità, tessendo reti di resilienza creativa per aiutare i territori, le famiglie, i minori a superare la crisi e per dare nuovo impulso alle pratiche di esercizio della cittadinanza. Disegneremo così un nuovo modello di sviluppo democratico”.

“La chiusura delle scuole ha un costo sociale enorme-proseguono-È venuto a mancare quello spazio per la socialità, l’educazione, l’apprendimento che per alcuni è l’unica possibilità di essere sottratti, anche se per un tempo limitato, all’abbandono educativo, al disagio familiare, perfino a carenze nutrizionali ai quali li hanno destinati le condizioni e/o la geografia della loro nascita. Questa funzione sociale, che fa della scuola presidio di democrazia, non può essere surrogata dalla didattica a distanza. Tuttavia, essa oggi si rende necessaria per mantenere il contatto con studenti, dare continuità all’esperienza di scuola come luogo – pur se virtuale – di incontro, partecipazione, attenzione e ascolto”.

È necessario “mantenere vitale il sentimento di appartenenza alla comunità scolastica- aggiungono- senza tradursi nell’invio di schede e assegnazione di compiti. Liberarsi dal fantasma del ‘programma da portare avanti’, progettare percorsi che siano capaci di rispondere alle domande e ai bisogni del difficile momento che stiamo vivendo, liberarsi dai voti e investire sul dialogo pedagogico e il rinforzo del bisogno di valere di ogni bambino e ragazzo. Tutti-spiegano- vanno messi in condizione di accedere alle proposte formative e di mantenere il contatto con il gruppo classe. L’impegno del mondo della scuola è far sì che l’emergenza Coronavirus non diventi un buco nero, nel quale sparisca il diritto allo studio per tutti e per ciascuno”.

“È necessario– conlcudono- che i singoli, le istituzioni, le parti sociali mettano in campo il meglio di sé per adempiere ai compiti che la Costituzione assegna loro: rimuovere gli ostacoli. Non farlo, soprattutto nei casi di minori che da ancor prima del Coronavirus vivono in condizioni di povertà educative, può rappresentare in questo momento un gravissimo vulnus democratico e un’ipoteca sul futuro di tutti”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it