Rieti, preside ‘Costaggini’: “Attraverso ragazzi aiutiamo le famiglie”

La testimonianza a diregiovani.it: "Ci sono realtà con bisogni estremi"

 ROMA – “Quello che ci interessa è mantenere un contatto diretto con i ragazzi, non farli sentire soli. La nostra scelta è stata quella dell’attenzione alla persona piuttosto che alla didattica alternativa. Che comunque, non può prescindere dalla persona”.

Alessandra Onofri, dirigente scolastica dell’istituto professionale ‘Costaggini’ di Rieti parla dal suo ufficio. Anche oggi è andata a scuola, per portare avanti il progetto di distribuzione degli strumenti per gli studenti che non riescono ad attivare la didattica a distanza.

“Ci sono realtà che hanno bisogni estremi- racconta a diregiovani.it- noi attraverso il sostegno alla scuola vogliamo aiutare tutte le famiglie, e in questo anche consegnare dei colori ad un bambino per noi è un successo”.

La chiusura delle aule scolastiche ha trasportato la didattica sulle piattaforme di e-learning, ma ci sono realtà  dov’è difficile portare avanti la formazione e l’educazione impartita tra i banchi. L’istituto ‘Costaggini’, ad esempio, è un alberghiero, con un convitto che ospita circa duecento studenti. Per questo, subito dopo l’emergenza, il primo pensiero per preside e docenti è stato organizzare il rientro a casa dei ragazzi, e preoccuparsi di stargli accanto anche dopo.

“Ci sono alcuni formatori che sono molto legati agli studenti, perché vivono con loro- continua Alessandra Onofri- chiamarli, sentirli e seguire la didattica a distanza e’ il nostro obiettivo in questa fase cosi’ triste”.

Alle difficoltà didattiche, infatti, si aggiungono problemi logistici.

“Il nostro è un professionale e spesso le famiglie dei nostri ragazzi non hanno molti pc, non hanno spazi e vivono in pochi metri quadrati- aggiunge la dirigente- ma stiamo facendo di tutto per non farli sentire soli e lavorare bene, nella speranza che quando torneranno potranno capire quali sono le cose che rischiamo di perdere davvero”.

In questa fase così difficile, c’è chi ipotizza anche una chiusura prolungata fino a giugno. Ma tornare a settembre, per la docente, non sarebbe un problema didattico.

“Vorrebbe dire che l’emergenza sanitaria prosegue- conclude la preside- l’unica cosa che noi possiamo fare è far ricorso alla nostra saggezza, al nostro equilibrio, ai nostri strumenti culturali per poter creare intorno a noi questo tessuto di relazioni. Speriamo che non si perda tanto”.

2020-03-31T14:54:39+02:00