Il Crocifisso che sanguinò

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Una delle storie più toccanti che gli anziani di Amatrice raccontano ancora oggi a figli e nipoti è quella del Crocifisso miracoloso che si trova nella Chiesa del Santissimo Crocefisso di Amatrice. È un crocifisso ligneo del 1400 posto sull’altare maggiore. Ma al di là del valore intrinseco ha il pregio di essere il protagonista di una storia alquanto educativa.

La storia

Un antico documento attesta che nel 1534 una tremenda carestia aveva colpito Amatrice. Il 15 maggio dello stesso anno, dopo la festa dell’Ascensione, accadde nella chiesa un evento prodigioso: il Cristo sulla croce cambiò improvvisamente colore perché alcune gocce di sangue e di sudore sgorgavano dalle ferite del costato e della fronte. Tutto iniziò per il litigio tra due sorelle, una povera e una ricca, che lì si erano recate per pregare. Laura, la sorella benestante negava alla sorella affamata un pezzo di pane che portava in tasca dicendole, mentendo e giurando di fronte all’immagine sacra, che non ne aveva. Mentre discutevano accalorate, la nipotina di Laura figlia della sorella, assorta nella preghiera in ginocchio sull’altare, fu scossa dalla vista del Cristo che d’improvviso si era sollevato dalla croce con il corpo cosparso di sudore e sangue. Grande fu lo scalpore e si capì che la bugia, il falso giuramento della zia Laura, era stato il motivo del miracolo. Gesù “piangeva” perché ferito dal comportamento delle due sorelle. I fedeli, che avevano assistito sbalorditi alla scena, si precipitarono ad asciugare il sangue dal Crocifisso con un telo di lino che vollero custodire in un’urna come sacra reliquia e come monito. Tornata a casa, Laura trovò il suo pezzo di pane carbonizzato. Anch’esso fu conservato nella chiesa come reliquia.

La tradizione oggi

In ricordo del miracolo, nei giorni della festa dell’Ascensione, le reliquie del telo di lino e del pane vengono portate solennemente in processione con numerosa presenza dei cittadini di Amatrice e di altre frazioni. È il modo di ricordare gli insegnamenti che la storia propone e che troviamo anche nell’espressione popolare “un pezzo di pane non si nega a nessuno”, tantomeno lo si può negare a una sorella. L’egoismo non è mai premiato perché causa danno a sé stessi e agli altri. Come spesso avviene nelle tradizioni popolari, racconti come questo divengono patrimonio educativo per l’intera comunità. Dopo un episodio del genere tutti i bambini sarebbero stati educati alla generosità e a non dire bugie. Una storia può valere più di tante regole e libri.

Chiesa del Santissimo crocifisso

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