VIDEO | Giovani, l'attivismo al tempo del Covid-19: le piazze diventano virtuali

VIDEO | Giovani, l’attivismo al tempo del Covid-19: le piazze diventano virtuali

Due studentesse: "Ci manca gridare nei megafoni i nostri ideali"
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ROMA – Le aule di scuole e università si sono chiuse, ma la voce degli studenti non si è fermata. Per i ragazzi e le ragazze impegnati in progetti di attivismo scolastico e cittadino, il lavoro va avanti anche nei giorni dell’emergenza sanitaria, ma in modalità diverse. Adesso assemblee e riunioni si svolgono sulle piattaforme digitali, e anche l’agenda degli incontri è cambiata, lasciando spazio al dialogo sulle nuove problematiche emerse durante la quarantena.

“Il nostro gruppo cerca in tutti i modi di rimanere attivo perché crediamo che in questi momenti sia necessario aiutare la comunità- racconta a diregiovani Federica, studentessa del liceo ‘Plinio Senione’ di Roma– realizziamo assemblee tematiche in cui affrontiamo temi di attualità oppure dirette in cui invitiamo un ospite e parliamo di argomenti all’ordine del giorno. Ma realizziamo anche recensioni di libri e film, sondaggi su Instagram e playlist condivise, per provare ad alimentare un dialogo, creare una coscienza politica e aiutarci a vicenda”.

Anche all’università, gli studenti non hanno interrotto i loro momenti di dialogo, ritrovandosi in rete per parlare di politiche sociali e studentesche.

“Adesso è più semplice raggiungere le persone, e negli incontri online è più facile prendere la parola, c’è meno soggezione- commenta Susanna, 19 anni, studentessa di giurisprudenza a La Sapienza di Roma- ma è comunque una modalità che mette alla prova l’interesse che si ha nel fare politica giovanile: per me l’attivismo ha sempre avuto una componente sociale. Ci manca andare nelle piazze e urlare nei megafoni i nostri ideali”.

Da quando scuola e università sono diventati oggetto del dibattito pubblico, sono tanti i ragazzi che hanno cominciato ad interessarsi ai temi dell’attualità proprio in occasione dell’emergenza sanitaria.

“Prima in classe eravamo in due a parlare di attualità, adesso molte più persone hanno capito quanto è importante informarsi, così spesso ci ritroviamo su Whatsapp a commentare insieme le conferenze stampa di Conte- aggiunge Federica- molte persone che prima non lo facevano stanno partecipando ai collettivi, mentre altre invece se ne sono disinteressate, non tutti vivono la quarantena allo stesso modo”.

Oltre alle lezioni della didattica a distanza, quindi, gli studenti si incontrano online anche per confrontarsi, condividere il loro stato d’animo e darsi degli obiettivi.

“Questa crisi ha dimostrato che la scuola è alla base della società e che non si investe abbastanza in istruzione– osserva Susanna- sull’università poi non sono state date indicazioni univoche, e ogni ateneo si sta organizzando in maniera autonoma”.

La rete quindi ha offerto nuove soluzioni ai giovani che vogliono trovare strumenti di confronto, ma può essere anche un pericolo per una generazione già abituata a passare molte ore davanti agli schermi.

“Ho paura che non si torni più nelle piazze- conclude Susanna- spero che ci sarà ancora la voglia di confrontarsi e parlare con gli altri”. 

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