Il valore dell'istruzione in tempo di crisi

Il valore dell’istruzione in tempo di crisi

le riflessioni della classe 3B dell'Ic San Gallo di Ostia
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ROMA – “Mi sarebbe piaciuto vivere le risate che ci saremmo fatti durante il campo scuola, gridare di gioia l’ultimo giorno, divertirmi durante il ballo di fine anno, provare quell’ansia prima degli esami e soprattutto quella sensazione di libertà e leggerezza non appena terminati. Invece, è andata diversamente. Ci siamo ritrovati da un giorno all’altro a fare lezione virtualmente, senza sedie, banchi, persone”.

È la riflessione di Giulia, una ragazza della classe 3B della scuola media ‘Sangallo’ di Ostia, che come tutti i suoi compagni ha scritto un tema a partire dalla lettura dell’articolo 34 della Costituzione. La professoressa Michela Muliere li ha infatti spinti ad interrogarsi sul significato profondo del diritto all’istruzione e “sull’importanza della scuola per la crescita personale e per lo sviluppo sociale, soprattutto in questa grave circostanza storica della crisi sanitaria dovuta al covid19”.

Ne è derivata una serie di riflessioni profonde e toccanti, che dimostrano come la crisi che stiamo vivendo abbia permesso ai più giovani di interrogarsi su ciò che conta davvero nelle loro vite.

“Ma perché io posso studiare invece di lavorare, sono migliore di altri?- si chiede Chiara- No, siamo solo stati fortunati, tutto qua: potevamo essere nati in una qualsiasi altra parte del mondo e dover lavorare i campi o in fabbrica nella nostra quotidianità, potendo solo sognare di sederci su un banco di scuola. Ed è proprio per le persone che affrontano questo ogni giorno che dobbiamo capire quanto sia importante ciò che abbiamo e apprezzarlo. Ora, grazie alla situazione attuale, noi studenti abbiamo capito il valore di tutto ciò che abbiamo perso e faremmo di tutto per tornare su quei banchi. Ridicolo che sia servita una pandemia mondiale, eh? Eppure è così, ma di certo, da ora, non faremo più l’errore di dare per scontato ciò che abbiamo e apprezzeremo qualsiasi cosa ci capiti davanti”.

La pandemia ha quindi permesso di vederci più chiaro, ma ha anche ricordato a tutti quanto sia importante la solidarietà per superare dei momenti di crisi, come sottolinea Giada:

“Secondo me, in questi giorni- scrive- gli studenti si dovrebbero impegnare di più ed aiutarsi l’un l’altro, come in una famiglia. Sì, una famiglia. Penso che così dovremmo essere tutti in questa tragica e triste crisi sanitaria, che ci ha obbligati a restare a casa e a non avere nessun contatto al di fuori della propria abitazione. In questo periodo sto imparando che non si identifica la scuola solo come una struttura edilizia, in cui convivono dei ragazzi della stessa età, per studiare ed apprendere i valori della vita, ma che si può anche essere un gruppo al di fuori delle mura, anche se non si è vicini fisicamente”.

La maturità delle riflessioni raccolte ha sorpreso la stessa professoressa Muliere che si è detta “sinceramente fortunata” di seguire questa classe:

“Sono un gruppo di ragazzi e ragazze veramente bravi e maturi- ha ammesso- già conoscevo la loro profondità di analisi, ma sicuramente questa esperienza ha dato loro un’ulteriore sferzata di maturità. È una classe che è sempre stata unita, in cui tutti si sono sempre dati una mano. Ed è un gruppo che ha molto sofferto già prima di questa crisi perché, all’inizio dell’anno scolastico, ha perso una compagna. Mi è particolarmente piaciuto che abbiano pensato alla scuola non come un luogo, ma come una comunità, che non è un pensiero facile a questa età”.

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