Una grande impresa coraggiosa: il salvataggio della diga di Scandarello

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Questa è una storia quanto mai attuale, soprattutto ora che abbiamo da poco festeggiato l’anniversario della Liberazione. Una lapide di marmo, posta all’entrata del lato nord della diga di un piccolo lago, lo Scandarello, vicino ad Amatrice, ricorda la coraggiosa impresa di alcuni suoi cittadini che furono insigniti della Medaglia d’argento al valor militare.

La storia 

Nel 1944, durante la Resistenza, un piccolo gruppo di uomini, circa una trentina, quasi tutti cittadini di Amatrice, riuscì a sventare un attentato ordito dalle truppe naziste. Queste avevano minato la diga del lago con l’intento di farla saltare in aria per coprire la loro ritirata. Ciò avrebbe causato l’inondazione di molti paesi lungo la valle del Tronto, provocando la morte di migliaia di persone che sarebbero state colpite dall’onda in piena. I nazisti avevano già fatto prigioniero il guardiano della diga e sistemato gli esplosivi nelle gallerie dell’impianto di sbarramento. Ben 56
quintali di esplosivo! Ma grazie all’iniziativa e al tempestivo intervento di una squadra di uomini, che non esitarono a mettere in gioco la propria vita, le cose andarono per fortuna diversamente e fu scongiurato il disastro.

La testimonianza

Leggendo il racconto, scritto nelle sue “Memorie”, di uno dei promotori del salvataggio, il carabiniere partigiano Alfredo Muzi, sembra di trovarsi in un film d’azione all’ultimo respiro e invece è tutto realmente accaduto: ”Nottetempo, insieme ad un drappello di volenterosi, dopo aver percorso chilometri a piedi sotto una pioggia battente, giungemmo alla diga… Primo compito occorreva rimuovere tutte le mine a strappo poste all’esterno della galleria. Collegate con fili di ferro, se ci inciampavi era finita. Occorreva fare un passamano per portare all’esterno tutto il materiale esplosivo… Dopo accatastate molte mine apparvero quelle ad orologeria, quel tictac delle mine ci terrorizzava. Riuscimmo a disinnescarle e a depositarle nella boscaglia e ci allontanammo. La diga era salva e insieme a noi tante migliaia di cittadini”. Nel 1994, nel cinquantenario dalla ricorrenza, Amatrice ha voluto ringraziare questi giovani eroi che si impegnarono per la salvaguardia della terra comune, incidendo il loro nomi nel marmo “a testimonianza, ricordo e monito per le generazioni future”.

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