“Ho scoperto di non conoscere mio figlio”

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Nella società contemporanea, come sappiamo, all’interno della maggior parte delle famiglie accade che entrambi i genitori lavorino e quindi, durante la giornata, stiano per molte ore fuori casa, lontano dai figli. I numerosi impegni lavorativi dei genitori o comunque esterni alla famiglia hanno reso i momenti di condivisione e raccoglimento familiare limitati alle ore serali o ai periodi festivi. Questa realtà collettiva sembra aver avuto, nelle ultime generazioni, delle ripercussioni importanti nel rapporto tra genitori e figli, soprattutto perché inevitabilmente si è creata una sorta di “delega” – alla scuola, ai nonni, alle baby-sitter o in generale agli educatori – rispetto alla gestione e talvolta anche all’educazione dei bambini e dei ragazzi.

La situazione attuale, caratterizzata dall’emergenza sanitaria del COVID-19 e dalla conseguente quarantena, ha costretto i componenti di ogni famiglia ad un nuovo stare insieme, in una diversa atmosfera di continuità relazionale e di contatto. Questo cambiamento drastico e repentino può essere considerato nei suoi diversi aspetti: da una parte la necessità di rivedere o individuare nuovi limiti e confini personali, dall’altra la possibilità di osservare i rapporti con i figli e le dinamiche familiari attraverso nuove lenti.

I nuclei familiari si sono ritrovati, spesso per la prima volta, sotto lo stesso tetto per l’intera giornata e ciò ha lasciato emergere in alcuni genitori il vissuto di non conoscere davvero i propri figli, soprattutto se si tratta di adolescenti.

A tal proposito una mamma di una ragazza quindicenne scrive in un’email agli esperti di Diregiovani:

“In questo periodo molto difficile della nostra vita, sono preoccupata in particolare per la figlia maggiore, G. […] Entrambi i miei figli al mattino hanno le attività scolastiche da seguire e al pomeriggio cerco di offrire loro momenti divertenti di svago […], cose che possiamo fare insieme. G. però è sempre molto distante, cosa forse normale per un’adolescente che cerca autonomia dai genitori, ma passa molto tempo a guardare le serie televisive o a chattare con non so chi. Il mio pensiero è più per la sua morbosità nel guardare le serie tv. È sempre stata così e io l’ho sempre contrastata togliendo abbonamenti vari nei periodi scolastici e spiegandole di dosare questo tempo. In questo periodo ho adottato una linea morbida perché il tempo da passare a casa è tanto ma mi dispiace non vederlo occupato anche da cose più fruttuose…Giusto ieri sera ho affrontato con lei l’argomento ponendole la questione sul piano. Io e il papà siamo preoccupati per te, per la morbosità e la quantità di tempo che passi con le serie tv, riflettici e poi dimmi cosa ne pensi” https://www.diregiovani.it/2020/03/24/303358-adolescenza-emergenza-distanza.dg/

Può non essere affatto semplice aiutare i propri figli in questo momento di grande precarietà e incertezza, in particolar modo perché richiede lo sforzo di riconoscere e comprendere quali siano i loro reali bisogni emotivi. Così come questa mamma che riesce a scorgere, nella “distanza” relazionale percepita con la figlia, un tipico atteggiamento adolescenziale, è molto importante cogliere l’occasione rappresentata dalla quarantena per apportare maggiore consapevolezza nei rapporti e magari per ritrovare un nuovo senso e più solide fondamenta allo stare insieme in famiglia.

Può capitare così di dover approcciare con maggiore attenzione alla crescita del proprio figlio, di aprire gli occhi sulle problematiche di cui faticava a parlare con i genitori, di accogliere le nuove parti di sé che sta lasciando emergere, o semplicemente di riconoscere e trasformare il proprio atteggiamento in precedenza distratto dalla frenesia quotidiana, accettando i propri limiti.

La quarantena impone la necessità di inventare un nuovo modo di vivere: può essere di aiuto seguire una routine che però non diventi nuovamente sovraccarica di impegni, occorre ritagliarsi e concedere ai figli e a se stessi dei momenti di privacy e autonomia, non esacerbare tensioni e conflitti, ma mantenere nei limiti del possibile un’atmosfera di dialogo aperto.

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