Coronavirus, la ripartenza nei territori colpiti dal sisma

Coronavirus, la ripartenza nei territori colpiti dal sisma

La psicologa: "Grande partecipazione da parte delle famiglie"
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ROMA – Restare a casa non ha comportato gli stessi sacrifici per tutti. Chi vive nelle zone terremotate, infatti, ha dovuto compiere uno sforzo ulteriore per proiettare il suo senso di sicurezza all’interno delle case, luoghi prima simbolo di precarietà. E anche la riscoperta della famiglia e della vita domestica, che ha addolcito la quarantena di molti italiani, per gli abitanti di Amatrice che vivono nelle ‘casette’ ha significato solo percepire la frustrazione di vivere in un luogo di passaggio, piccolo e poco confortevole. A spiegarlo è la psicologa Roberta Boncompagni, da anni attiva nelle zone colpite da terremoti con l’Istituto di Ortofonologia. Tuttavia, aggiunge la psicologa, gli abitanti delle zone terremotate sono stati anche capaci di immediate risposte, “un grande senso di unione e collaborazione all’interno della comunità”, che si è sentito soprattutto nei contesti scolastici.

“I docenti delle scuole di Amatrice ci riportano una grande partecipazione da parte delle famiglie all’organizzazione della didattica a distanza: le polemiche sono state inesistenti, figli e genitori si sono impegnati nell’adattarsi all’utilizzo delle piattaforme e le lezioni sono riprese a solo una settimana dalla chiusura- ha spiegato Roberta Boncompagni- In questo contesto l’esperienza traumatica pregressa del terremoto ha rappresentato paradossalmente una preziosa risorsa in quanto ha permesso alla popolazione di sviluppare una resilienza che ha portato non solo ad un più pronto adattamento all’emergenza Covid, ma anche ad una percezione meno catastrofica della stessa”.

Problematico, invece, il rapporto con la tecnologia, in un contesto sociale in cui i ragazzi, privati di altre distrazioni, già trascorrevano molto tempo davanti agli schermi. “Il pericolo che l’utilizzo dei dispositivi tecnologici divenga incontrollato è alto, soprattutto nelle famiglie più svantaggiate da un punto di vista sociale- commenta la psicologa- Tuttavia, l’aver dovuto rinunciare alla propria ‘normalità’ in passato rappresenta anche in questo caso una risorsa”.

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