Anna Frank: la ragazza che raccontò la Shoah

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Il ‘Diario di Anna Frank’ è uno dei documenti più conosciuti sulla Shoah, lo sterminio sistematico del popolo ebraico messo in atto dal regime nazista di Adolf Hitler nel periodo compreso tra il 1933 e il 1945. Il ‘Diario’ è una testimonianza dell’orrore vissuto da Anna e dalla sua famiglia negli anni della seconda guerra mondiale, con campi di concentramento sparsi in tutta Europa ed eccidi di massa. Una testimonianza autobiografica diventata pagina di storia, tramandata e studiata da ogni generazione di studenti e studentesse, perché l’essere umano riconosca nell’altro, e impari a rispettare, l’essenza dei principi di dignità, uguaglianza e non discriminazione.

Chi è Anna Frank

Il 12 giugno 1929 nasce a Francorforte sul Meno, in Germania, Anna Frank. La sua è una famiglia ebraica nel paese che sta preparando un piano di eliminazione degli ebrei, irragionevolmente accusati da Hitler di essere la causa delle difficoltà che la Germania sta vivendo in conseguenza della rovinosa sconfitta nella prima guerra mondiale. Fomentando sentimenti antisemiti nell’opinione pubblica tedesca, il Fuhrer infiamma così l’odio nei confronti dei cittadini ebrei. I genitori di Anna, Otto ed Edith Frank, decidono quindi di trasferirsi ad Amsterdam per avviare un’impresa di commercio in pectina, un addensante per la preparazione delle marmellate. Intanto però venti di guerra iniziano a spirare, di nuovo, sull’Europa. Il primo settembre 1939, la Germania nazista invade la Polonia: è l’inizio della seconda guerra mondiale. Anna ha dieci anni. Il 10 maggio 1940, i nazisti invadono anche i Paesi Bassi, e l’esercito olandese si arrende in cinque giorni. L’invasore tedesco introduce leggi e regolamenti che complicano la vita agli ebrei, come il divieto di frequentare parchi, cinema e negozi. A causa di queste regole la libertà di movimento di Anna è fortemente limitata. Suo padre perde la sua impresa perché gli ebrei non possono più essere proprietari di aziende. Tutti i ragazzi di fede ebraica devono frequentare una scuola separata.  Gli ebrei subiscono soprusi e forti pressioni: devono cucire una stella giudaica sugli abiti e circolano voci che tutti loro dovranno lasciare i Paesi Bassi. Nell’estate del 1942 la situazione precipita, le deportazioni nei campi di concentramento sono ormai la regola. Per sfuggire alle persecuzioni, dunque, i genitori di Anna decidono di entrare in clandestinità. Da qualche tempo, suo padre, con l’aiuto di ex colleghi, sta allestendo un nascondiglio nel retro dell’edificio della sua impresa, al numero 263 di Prinsengracht.  È qui che Anna inizia il suo diario, il ”Libro dei Pensieri’, come lo chiama Anna, appena ricevuto in dono per il suo tredicesimo compleanno. Aneddoti di vita e piccoli racconti, emozioni e ricordi della clandestinità, ne hanno riempito le pagine. Quando, dall’Inghilterra, il ministro dell’Istruzione del governo olandese lancia a Radio Oranje l’appello di conservare tutti i diari e i documenti della guerra, ad Anna viene l’idea di elaborare un’unica storia che intitola ‘Het Achterhuis’ (‘La casa sul retro’). 

Auschwitz-Birkenau

Il 4 agosto 1944 la polizia nazista irrompe nel nascondiglio ed Anna e la sua famiglia vengono portati via. Una parte dei suoi scritti si salva grazie all’intervento di alcuni soccorritori che si affrettano a nascondere le carte prima che la casa venga svuotata. Tutta la famiglia viene condotta al campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau. Il viaggio in treno dura tre giorni: Anna e più di altre mille persone vengono stipate in vagoni per il trasporto di bestiame, senza cibo, acqua e servizi igienici.  All’arrivo ad Auschwitz, viene selezionato chi può eseguire il lavoro forzato e chi no. Circa 350 persone del convoglio di Anna vengono uccise poco dopo nelle camere a gas. Anna, invece, insieme alla sorella e alla madre, giunge nel campo di lavoro femminile, mentre il padre finisce in un campo maschile. A novembre dello stesso anno, Anna viene nuovamente deportata. Lei e la sorella vengono trasferite nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, a differenza dei suoi genitori che rimangono ad Auschwitz. Anche a Bergen-Belsen le condizioni di vita sono terribili e Anna, come la sorella, contrae il tifo esantematico. Ne muoiono entrambe nel febbraio del 1945.  Otto, il padre di Anna, è l’unico sopravvissuto alla deportazione. Viene liberato ad Auschwitz dalle forze sovietiche, l’Armata rossa.

Il riconoscimento dei meriti di Anna Frank

Le impressioni e i pensieri riportati nel diario di Anna suscitano una profonda impressione: la giovane sogna, scrive di voler diventare scrittrice o giornalista e di aver intenzione di pubblicare le sue storie sulla vita nella casa sul retro.  Desiderio esaudito dal padre Otto. Il 25 giugno 1947 esce la prima edizione de ‘Il Diario di Anna Frank’ in tremila copie. Nel 1960 il nascondiglio in Olanda apre le sue porte   un museo: la ‘Casa di Anna Frank’.  Il libro è tradotto in oltre 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie, è stato anche oggetto di una riduzione teatrale e di due lungometraggi, usciti al cinema nel 1959 e 2016, nonché di due film di animazione nel 1978 e 1995.  Nel 2009 l’UNESCO ha inserito il ‘Diario di Anna Frank’ nell’elenco delle ‘Memorie del mondo’, programma volto a salvaguardare e tramandare il patrimonio documentario mondiale (www.unesco.it/it/ItaliaNellUnesco/Detail/190).

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