Insieme dentro o fuori la rete?

Insieme dentro o fuori la rete?

Considerazioni sparse su quasi cento giorni di Dad
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Si è concluso da qualche giorno un anno scolastico straordinario, inteso nel significato più intimo della parola, e che ci rimanda a qualcosa di inconfutabilmente fuori dal comune per via della pandemia da coronavirus che ha gravemente interessato anche l’Italia.

La scuola, quale pilastro istituzionale di un Paese moderno e fondato su una Costituzione ispirata dai principi di progresso e sviluppo, è certamente tra i gangli che più hanno risentito di una necessità di ripensarsi velocemente mai vissuta prima.

Il tratto concreto, da tutti più vivamente percepito, anche al di fuori del sistema scolastico, è stato quello del difficile e istantaneo passaggio dalle attività didattiche in presenza a quelle a distanza per gli studenti, e per i docenti, delle scuole di ogni ordine e grado.

Una vera e propria rivoluzione non solo da un punto di vista strettamente metodologico, che in alcune realtà era già stata vissuta in maniera “sperimentale” seppure ovviamente mai assoluta, ma, soprattutto sotto il profilo esperienziale e logistico. Ed è così che l’avventura della dad va letta, nella sua complessità e multidimensionalità, senza forzarne una improbabile semplificazione e, soprattutto, non perdendo mai di vista il punto di partenza, la necessità scatenante un tale imponente riadattamento.

In questa direzione la chiave di lettura non può snodarsi lungo un irragionevole asse bene-male ma deve osservare le dinamiche secondo i modi che la complessità in se’ comporta. E così gli assi da esplorare non sono riconducibili ad un’unica prospettiva. Tra tutti ad emergere con forza è, senza ombra di dubbio, quello della socialità. In che modo una vita relazionale spostata dai luoghi educativi fisici a quelli virtuali, traslati nei luoghi e nelle dimensioni abitative di studenti e insegnanti può essere, o è stata, adeguata a riproporre quel sistema di legami e vissuti che siamo stati abituati a vedere e a vivere nelle aule scolastiche? L’interrogativo, posto in questi termini, è strutturalmente inesatto. Diverso sarebbe porsi la domanda in che modo e quanto il clima da pandemia, e il lockdown in quanto tale, abbiano inciso (negativamente) sull’equilibrio psico emotivo di giovani e giovanissimi, oltrechè sulla funzione essenziale e infungibile della scuola tradizionalmente intesa in quelle aree particolarmente difficili dove fortissima si fa sentire la povertà educativa, e non solo quella.

Riguardo l’universo scolastico generale, la domanda più corretta e che, invece, porta in se’ anche una risposta, dovrebbe piuttosto essere se la riorganizzazione delle attività didattiche – da un punto di vista dei rapporti interpersonali (in un momento in cui la misura caratterizzante una fase tanto particolare, al di là delle connotazioni più strettamente sanitarie, è stata proprio l’interruzione assoluta delle relazioni umane) – sia stata in qualche misura adeguata a compensare una condizione tanto difficile quanto, quasi, inconcepibile. E’ evidente che anche in questi termini non possa essere data una risposta univoca e riferibile a chiunque, considerate soprattutto le differenti età degli studenti coinvolti; ciononostante, nella stragrande maggioranza delle situazioni scolastiche dove la dad, pur facendo i conti con mille difficoltà oggettive e con le specificità anagrafiche degli alunni, è stata con sforzi non indifferenti comunque garantita con standard apprezzabili ha senza dubbio rappresentato una delle poche, se non l’unica occasione strutturata di scambio e condivisione al di “fuori” delle proprie mura domestiche in un momento di totale assenza di altre opportunità. E non dobbiamo, in ogni caso, poi, trascurare come, almeno gli adolescenti, anche in situazione di normalità (e non pensando mai nemmeno per assurdo ad una sostitutività di una modalità da parte dell’altra, ormai vivono la loro vita integrando esperienze fuori e dentro la rete. Al netto di letture benevole piuttosto che negative e di considerazioni inevitabili su quanto di non completamente positivo ciò comporti, di sicuro questo cambiamento rappresenta un dato di fatto di cui non può, altrettanto, non tenersi conto.

Un’altra importante istanza ci proviene, poi, dall’efficacia didattica o meno di una modalità di insegnamento/apprendimento a distanza, che, ovviamente, anche in questa dimensione mai e poi mai potrebbe essere pensata come assolutamente sostitutiva di quella in presenza.  Anche in questo caso, non bisogna perdere di vista la motivazione che ci ha portati in questa direzione. Di sicuro, specie per i più piccoli, le difficoltà sono state notevoli e in alcuni casi quasi insormontabili richiedendo peraltro, e soprattutto, una collaborazione significativa da parte delle famiglie che ha comportato notevoli criticità proprio su questo fronte, rafforzando però, e questo va detto, allo stesso tempo, anche quel patto educativo scuola-famiglia che si va a volte troppo facilmente sgretolando. L’interrogativo e la sua risposta correttamente posti, anche in questo caso vanno nella stessa direzione del tema socialità e socializzazione. In una situazione così straordinaria tutto quanto è stato fatto ha rappresentato un valore aggiunto rispetto ad una condizione di partenza totalmente sconfortante e nel segno della perdita di qualcosa di importante.

Non solo, è stata una spinta per la scuola per ripensarsi nella sua totalità, e perché no un’opportunità anche in positivo, soprattutto per molti tra gli studenti più grandi (e qui entriamo nella testimonianza diretta di alcuni di loro) di riprendere in considerazione il proprio metodo di studio e anche di sperimentare una relazione principalmente con i propri docenti nuova e maggiormente piena e matura.

Le problematiche logistiche? Diverse, sia da parte delle scuole che di studenti e insegnanti. Connessioni a volte lente o completamente inadeguate e anche talora assenti, indisponibilità assoluta o numericamente inadeguata nelle case di dispositivi informatici indispensabili per le sessioni d’aula, famiglie in difficoltà diverse nel dare ai propri figli un supporto necessario. Ostacoli non da poco nè di contorno, e che dovranno necessariamente continuare ad attirare ulteriori attenzioni in termini di programmazione , investimenti e anche formazione da parte sia del Ministero dell’Istruzione che degli Enti Locali; ma anche da questo punto di vista l’impegno organizzativo e di sostegno concreto in un panorama così complicato ha scritto una pagina tutto sommato “bella”, non necessariamente scontata, di un sistema che nel suo insieme ha mostrato di voler fare la sua parte.

Tutto è perfettibile, certo, soprattutto in un campo alla fine di tutto nuovo e con situazioni oggettivamente eterogenee per motivazioni diverse (pensiamo ad esempio alle istanze dei soggetti più deboli) ma, allo stesso tempo, anche un indubbio scatto in avanti che ha, quantomeno, arginato una condizione senza eguali e aperto delle luci sul futuro interessanti. 

Di sicuro abbiamo assistito in diretta e da protagonisti all’avvio di un tempo nuovo.



Anna Paola Sabatini
Dirigente Ufficio Scolastico Regionale Molise
Docente UniLUMSA

 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it