La terza media: storie di esami a distanza e integrazione

La terza media: storie di esami a distanza e integrazione

Di Chiara M. Gargioli
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Gli esami del 2020 si sono sostenuti in una modalità completamente nuova sia per gli alunni che per i docenti. I ragazzi sono stati molto bravi, in poco tempo hanno sviluppato delle competenze informatiche che probabilmente avrebbero richiesto un intero anno scolastico. Durante il colloquio si sono emozionati. Come sempre alcuni sono stati più emotivi e hanno pianto un po’. Quello che è mancato più di tutto è stato il rapporto umano: stringere loro la mano, abbracciarli e incoraggiarli per il loro futuro. Ci è mancato il contatto”

Così racconta Laura Sinopoli, vicepreside dell’Istituto Comprensivo “Patari – Rodari” di Catan- zaro sugli esami per i ragazzi della terza media che quest’anno sono stati da remoto.

A differenza degli esami di maturità, i protagonisti più piccoli sono raccontati con minore enfasi e attenzione eppure quanta emozione e tensione dall’altra parte dello schermo del pc. Ogni studente ha virtualmente ospitato nelle proprie case i docenti che hanno scoperto, in punta di piedi, le stanze dove i loro studenti in questo mesi di pandemia sono stati chiusi a studiare: “Molto più di quanto eravamo abituati” hanno detto all’unisono perché “la tesina d’esame ha richiesto tempo e ricerca”.

Al “Patari-Rodari”, la fusione di cultura e razze è realtà già da diverso tempo:

“La nostra dirigente da due anni Anna Maria Rotella ha molto lavorato nella direzione dell’integrazione. Inutile dire che le criticità delle diverse culture sono state presenti ma la dirigente ha cer-cato di risolverle tenendo sempre il suo studio aperto. I ragazzi vanno più dalla dirigente che dal docente in quanto è una donna aperta al dialogo e visita sempre le classi durante l’anno. Inoltre è stato aperto uno sportello di ascolto, gestito da una psicologa dell’Istituto, per essere di aiuto anche ai docenti e alle famiglie. Una scuola molto attenta all’integrazione e alle diversità, dove le diversità sono un punto di forza”.

Tra gli studenti stranieri c’è Halima. Arrivata in Italia da tre anni. Vive in un appartamento con la mamma, il fratello, la cognata e la nipotina. Nel suo futuro il liceo biologico e il desiderio di diventare medico. “Una ragazza che cerca la perfezione” così è stata definita dai suoi professori alla fine dell’esame perché ogni volta che loro l’hanno spronata a modificare alcuni difetti, non si è mai tirata indietro. Halima è molto riconoscente ai suoi insegnanti e alla scuola. Un rapporto d’integrazione reale grazie alla disponibilità dell’Istituto che le ha consegnato un pc, oltre alla connessione internet per poter studiare in questi mesi da casa, come tutti i ragazzi che ne avevano necessità. Halima durante il suo esame ha parlato prima di Manzoni e poi del Covid, temi che aveva preparato anche con l’aiuto di alcuni compagni di scuola.

Tra questi Ilaria che suona l’oboe ed era molto emozionata per la sua prova orale, anche se l’esame era da sostenere a distanza. A dimostrazione che l’emozione in realtà non finisce dove c’è una barriera. Le emozioni vanno oltre. E se di barriere vogliamo parlare come non citare Giovanna, tenace e determinata. La sua giovane età non le ha impedito di affrontare temi attuali e spesso urlati sulle prime pagine dei giornali, come quello dell’equità di genere sottolineando la differenza tra uguaglianza ed equità. La prima prevista dalla nostra Costituzione ma la seconda? Nel salotto di casa si aggirano il papà e la mamma più emozionati di lei ma meno di un fratellino che, mentre Giovanna discuteva il suo esame, se ne stava tranquillo sul divano con il suo videogame.

Infine Giovanni, capelli neri corti e occhiali da vista, t-shirt blu e un sorriso sfoderato per dissimulare una timidezza mal celata dal colorito roseo delle sue guance. Una sensibilità evidente anche nella scelta del tema della sua tesina che ha raccolto gli ultimi 40 anni di storia. Impresa ardua, dati i tanti avvenimenti. Eppure, lui avrebbe voluto fare anche di meglio: raccontare la Cina con le sue tensioni e soprattutto la sua censura. Lo farà tra qualche anno, magari dallo schermo di un quotidiano online.

Questi sono i ragazzi delle nuove generazioni. Quelli che non si arrendono davanti ai limiti imposti dalla pandemia e che, nella serata pre esame, organizzano una video conferenza tutti insieme per farsi coraggio e augurarsi un grande in bocca al lupo collettivo di mezzanotte. La giornata più importante dei loro 14 anni sta per iniziare. È quella che li farà diventare grandi, perché da domani saranno ragazzi delle superiori.

Foto di Anna Catalano 

 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it