VIDEO | Dalla Dad ai sogni degli studenti: prosegue la Summer School della Dire

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Le domande dei ragazzi hanno animato discussione sulla didattica del futuro
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ROMA – Scuola del futuro, del presente e del passato. Cosa rimane della Dad, cosa rimane delle didattica tradizionale, cosa immaginano studenti e docenti per settembre? Un confronto serrato, animato dalle domande degli studenti e delle studentesse della summer school dell’agenzia Dire e diregiovani.it, quello che si è svolto questa mattina durante l’appuntamento in diretta social. All’incontro hanno partecipato Pierfrancesco Paolicelli (Piersoft), Open Data Manager ed esperto di Coding; Olga Cirillo, docente del liceo ‘Flacco’ di Portici (Napoli) e cultrice di letteratura latina presso l’università ‘Federico II’ di Napoli e Carlo Mazzone, professore di informatica al ‘Lucarelli’ di Benevento e finalista del Global Teacher Prize 2020 della Varkey Foundation. Innanzitutto i bilanci sulla didattica a distanza praticata nei mesi scorsi. Positivi per tutti e tre gli ospiti:

“Ho avuto la fortuna di lavorare con studenti che si sono messi in gioco. La Dad mi ha permesso di sviluppare attività, come la costruzione di siti web per veicolare contenuti di latino e greco, che in classe non avremmo potuto svolgere. Ha aumentato la disparità sociale?- dice Olga Cirillo rispondendo alla domanda di una studentessa- sì in alcuni casi, perciò bisogna uscire dalla logica emergenziale, per farsi trovare preparati, e investire su progetti di formazione alla scuola digitale che non siano scollegati dalla realtà e in cui ragazzi e docenti siano veri protagonisti”.

D’accordo anche Piersoft:

“Abbiamo messo categorie troppo rigide nella didattica. Dobbiamo contaminare il sapere, governare il digitale e metterlo a supporto di tutte le materie, anche quelle umanistiche. Gli open data aiutano a sviluppare pensiero critico, cioè competenze di cittadinanza digitale, entrare nelle fonti del contemporaneo e capire la realtà”.

Così anche Carlo Mazzone:

“Sorrido di fronte alle critiche aspre rivolte contro la Dad, le trovo pretestuose: l’alternativa era chiudere le scuole. La Dad è stata una esperienza utile per immaginare un nuovo tipo di scuola. Non voglio trasformare la scuola in azienda ma dobbiamo cambiare approccio e rimodulare spazi e tempi della scuola. Se i ragazzi diventano protagonisti della didattica le cose cambiano”.

Mazzone propone progetti da sviluppare in modalità start-up nell’ambito dei PCTO:

“un anno di lavoro e i ragazzi si divertono. Alla fine il lavoro in gruppo consente di modificare l’approccio, anche con il docente”.

E guardando al futuro? Queste le visioni dei tre ospiti, sollecitate dalle considerazioni dei ragazzi e delle ragazze che partecipano alla summer school.

Secondo Piersoft “la scuola del futuro saprà mixare strumenti e didattiche ma anche lavorare su adulti e studenti insieme, fin dall’infanzia. I bambini sono attratti dal digitale. Coding e robotica aiutano a risolvere problemi e sviluppare pensiero algoritmico, così l’approccio alla tecnologia diventa attivo ed educhiamo i bambini anche ai corretti tempi del digitale”.

Carlo Mazzone sogna una scuola

“dove non c’è interrogatorio, invertiamo il paradigma: i ragazzi mi devono dire le cose che non sanno e il docente deve essere un mentore, guidare nel mare magnum di informazioni, essere amico e non nemico. Se i ragazzi ci vedono come credibili e appassionati, contenti di stare a scuola, la scuola potrebbe essere migliore”.

Per questa via è possibile, secondo Mazzone e Cirillo

“far conoscere ai ragazzi cose che non sanno e che non si immaginano. Il docente è guida di un individuo in formazione, per questo la scuola ha la responsabilità di mostrare il mondo nella sua complessità. Come farlo al meglio? Ripensando l’impianto della scuola in ottica modulare, con meno materie in contemporanea e più ore a scuola. La tecnologia? Ma quale via cellulare dal banco, i miei alunni si scaricano le app di latino e greco. Se il dizionario digitale esiste perché non usarlo? Se tutti scriviamo prevalentemente al pc perché far scrivere ancora solo a penna e studiare solo su libri stampati?”.

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