VIDEO| Centri estivi, la psicologa: "Sport è ritorno alla vita"

VIDEO| Centri estivi, la psicologa: “Sport è ritorno alla vita”

In corso a Milano e in tutta Italia i Joypoint di Sport Senza Frontiere Onlus
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MILANO – “Fare sport è bellissimo, ci fa molto ridere e divertire. Consiglierei questa esperienza a ogni bambino che ha voglia di fare movimento”. Sono le parole di Ryan e Hakim, due fratelli milanesi di 13 e 8 anni, che stanno partecipando al ‘Joypoint’ di Milano, il centro estivo di ‘Sport Senza Frontiere Onlus’ realizzato in collaborazione con l’ASD Rugby Milano all’Idroscalo, proprio ‘a casa’ della società rugbistica meneghina. Fondata da Alessandro Tappa nel 2011, SSF organizza in Italia percorsi educativo-sportivi gratuiti per bambini provenienti da famiglie in situazione di fragilità socio-economica.

Grazie al lavoro di tutor e psicologi e a una rete di associazioni sportive che aderiscono al progetto, SSF inserisce i bambini in programmi sportivi settimanali e li segue dal punto di vista psico-sanitario, con una presa in carico completa e un supporto costante alle famiglie. Per l’estate 2020, SSF ha programmato i ‘Joypoint’, centri estivi come quelli che si stanno svolgendo a Milano, dove attualmente 85 bambini sono impegnati in vari campus distribuiti sul territorio cittadino. Ai microfoni di diregiovani.it la psicologa e tutor Camilla Canini racconta come il lavoro della onlus è stato reinventato durante l’emergenza sanitaria:

“Negli ultimi mesi la situazione emergenziale ha creato nelle famiglie bisogni contingenti complementari rispetto a quelli normalmente affrontati dalla nostra onlus. L’esigenza di rispondere a nuove urgenze ha portato SSF ad adattare temporaneamente il proprio modello di intervento e a realizzare azioni straordinarie di sostegno sociale, sanitario e psicologico. Per questo, fin dai primissimi mesi di confinamento, abbiamo avviato una serie di attività di supporto che prevedevano azioni di informazione a scopo preventivo sul tema Covid-19; di approvvigionamento di beni di prima necessità (distribuzione KIT inclusivi di generi alimentari, farmaci e presidi, libri, giochi e materiale didattico oltre a tablet e connessioni internet, ndr); di rinforzo e relazione per il benessere psicofisico”.

Fino ad arrivare ai centri estivi, che rappresentano per l’organizzazione “una nuova fase di intervento in grado di garantire opportunità di svago e attività fisica a molti bambini”. Sono circa 400 i bambini seguiti in varie aree periferiche di Roma, Napoli, Torino, Bergamo, Trento e Milano, come spiega Canini:

“Ispirati al Joy ssf summer camp, il centro estivo polisportivo a vocazione sociale che la onlus organizza con successo da tre anni al Terminillo nel rietino, per bambini in situazione di difficoltà come le vittime del terremoto del 2016 o del crollo del ponte Morandi del 2018, i ‘Joypoint’ accolgono minori dai 3 ai 15 anni, nel periodo che va dalla metà di giugno a fine agosto con possibilità di settimane aggiuntive nel mese di settembre. Considerate le difficoltà economiche della maggior parte delle famiglie che seguiamo, come SSF ci facciano carico di inserire il maggior numero possibile di bambini a titolo gratuito nei centri estivi”.

Tutte le attività del modello di intervento straordinario messo in atto da SSF sono sostenute da Cisco Italia e Lottomatica holding srl, hanno il patrocinio della Regione Lazio, del Coni, del Comitato Italiano Paralimpico e sono state elaborate in collaborazione con gli atenei partner della onlus, Tor Vergata, Università di Napoli Parthenope, Università Cattolica e RomaTre. Lo sport, com’è nel dna della onlus, sta al centro dell’offerta dei campi estivi, che infatti sono organizzati in collaborazione con associazioni sportive locali, ma l’esperienza è arricchita da laboratori creativi, emozionali, centrati sul digitale e sulla narrazione come quello di redazione del giornalino, o di cura dell’ambiente come quello che a Milano prevede la realizzazione di un orto.

“Attraverso la pratica sportiva, e in particolar modo il rugby che per sua natura è uno sport inclusivo, insegniamo ai ragazzi a prendersi cura di sé e del mondo circostante” spiega Matteo Samaden, responsabile del campus dell’Idroscalo di ASD Rugby Milano.

“A Milano, dai laboratori emozionali, sono venuti fuori tanti vissuti legati al lockdown, soprattutto con l’esercizio legato ai colori- racconta Alessia Mantovani, psicologa responsabile di SSF- Un bambino ha detto che questo periodo è stato nero come lo schermo del computer di fronte al quale stava sempre la sua mamma. Un altro ha associato il lockdown al colore marrone come la porta della loro casa sempre chiusa. Un bambino all’azzurro come il pezzo di cielo che vedeva dalla sua stanza. C’è chi ha detto bianco, come le mascherine o rosso come le persone che sono morte. Una bimba ha detto che non voleva scegliere alcun colore perchè i colori sono tutti belli e invece questo periodo per lei era stato troppo brutto”.

La cosa che emerge in tutte le città è la felicità dei bambini di ritrovarsi e di stare finalmente con i pari, spiega poi Sara Di Michele, psicologa di SSF e responsabile dei laboratori creativi ed emozionali dei ‘Joypoint’:

“I riscontri sono positivi da parte di tutti i centri estivi e da parte di tutti i bambini che dicono che questi laboratori li aiutano a riflettere. Quello che c’è di significativo nei ‘Joypoint’ è proprio l’invito alla riflessione sull’esperienza del lockdown. E’ importante, affinché i bambini e i ragazzi possano lasciarsi alle spalle la brutta esperienza, aiutarli a contattare il proprio vissuto emotivo ed ad esprimerlo. C’è bisogno di parlare, di tirare fuori la sofferenza e non solo di distrarsi e non pensarci più. I bambini vivono tutto con il corpo e con il movimento. Il lockdown ha significato per loro la perdita di contatto con il proprio corpo e con il movimento. Per questo, all’inizio, i bambini che arrivavano ai centri estivi erano sfrenati, avevano bisogno di sfogarsi, mentre ora che è passato un mese, hanno trovato di nuovo un loro equilibrio nel giocare e nella relazione con l’altro. I bambini hanno considerato i centri estivi come un ritorno alla vita”.

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