Mare Fuori, il racconto dei 'sogni imprigionati' dei giovani protagonisti

Mare Fuori, il racconto dei ‘sogni imprigionati’ dei giovani protagonisti

La serie arriva domani in anteprima su RaiPlay e dal 23 settembre su Rai2
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ROMA – “Il Mare Fuori è l’attimo in cui si spalanca una finestra e lo sguardo spazia fino a orizzonti infiniti, dove, come miraggi, i sogni imprigionati danzano vividi”. Da questa premessa è nata la serie ‘Mare fuori’, da un’idea originale di Cristina Farina e diretta da Carmine Elia. Presentata nella sede Rai di via Asiago, la storia di formazione ruota attorno ad un gruppo di ragazzi che scontano i loro sbagli, fanno i conti con la crescita, con l’irresponsabilità degli adulti e con la loro responsabilità nei confronti di loro stessi e degli altri “perché se sbaglia uno a pagare le conseguenze saranno tutti”, dice nei primi episodi la direttrice dell’IPM (Istituto di Pena Minorile) di Napoli. ‘Mare fuori’ apre la stagione di Rai Fiction su Rai2 con “l’obiettivo di recuperare il racconto dei giovani e per i giovani. Lo abbiamo già fatto con ‘Il collegio’, che andrà in onda alla fine della serie”, ha detto Ludovico Di Meo, direttore del secondo canale. La serie, una coproduzione Rai Fiction e Picomedia, arriva il 19 settembre in anteprima su RaiPlay e dal 23 settembre sarà su Rai2.

foto di Sabrina Cirillo

Melodramma, storie d’amore e ‘coming of age’ (il passaggio dalla giovinezza all’età adulta, ndr) si mescolano in questa serie, che restituisce al carcere la figura di rieducatore e non di giustiziere. Infatti “‘Mare fuori’ è la speranza di poter rientrare nella vita, grazie all’amicizia, all’amore, alla scuola e all’attenzione per l’altro”, ha detto Francesco Nardella, vicedirettore di Rai Fiction, che ha concluso rispondendo alla domanda sull’affinità con ‘Gomorra’: “E’ una serie che mi piace molto ma non l’avrei mai fatta perché fornisce un solo punto di vista, ovvero quello del sistema criminale. ‘Mare fuori, invece, fornisce più punti di vista”. Qui “non ci sono falsi eroi perché non c’è bisogno di diventare camorristi per avere una vita più semplice. Questo non è buonismo ma realismo, ha dichiarato Carmine Elia.Non è il luogo che fa diventare cattive le persone. Noi– ha continuato il regista- raccontiamo l’inconsapevolezza di fare una stupidaggine in un momento di smarrimento in cui gli adulti dovrebbero essere lo specchio del buon esempio e non lo sono”. Quello che si racconta in ‘Mare fuori’ non riguarda solo le storie difficili dei ragazzi dentro il carcere (ricostruito all’interno della Marina militare di Napoli, ndr) ma si estende anche in altre situazioni che fanno parte della nostra società: dall’accettare una donna in un ruolo di potere (per esempio, nel caso della serie, dirigere un carcere perché ‘lavori da maschio’) alla ricerca della propria identità, dai problemi legati all’adolescenza all’irresponsabilità degli adulti, fino ad arrivare ai matrimoni combinati. “Il mare qui è la metafora della formazione. Ogni adolescente è chiamato ad attraversarlo per superare le proprie paure, crescere e trovare la propria isola”, ha dichiarato la sceneggiatrice Cristiana Farina, che ha concluso: “Per fare questo hanno bisogno di un modello da seguire e non sentirsi soli”. 

L’Istituto Minorile ospita settanta detenuti: cinquanta maschi e venti femmine. Quando entrano i ragazzi hanno sempre meno di 18 anni. La serie racconta le loro storie. Filippo (interpretato da Nicolas Maupas) è un ragazzo borghese della Milano bene, figlio e studente modello che, in seguito a una notte brava, viene ritenuto responsabile della morte del suo migliore amico. Carmine (interpretato da Massimiliano Caiazzo), un ragazzo di Secondigliano, fa di tutto per sfuggire al destino criminale previsto dalle sue origini familiari. Quando però un ragazzo figlio di un Clan avverso prova a violentare la sua ragazza, Carmine reagisce in maniera efferata. Naditza (interpretata da Valentina Romani) è una ragazza rom che preferisce stare in casa piuttosto che nel campo nomadi dove il padre la vuole dare in sposa a un uomo orrendo.

Interpretare Carmine è stato un percorso di crescita personale perché ti confronti con parti di te stesso che non tocchi mai”, ha dichiarato Caiazzo. “Per quanto vengano da due contesti diversi Carmine e Filippo si capiscono: si sentono pesci fuor d’acqua. Stessa cosa è successa sul set. E’ stata la mia prima esperienza con un ruolo del genere -ha continuato l’attore-  e di conseguenza mi portavo dietro tante ansie, ma incontrare gli altri colleghi mi ha aiutato ad affrontare le ansie con più leggerezza, e questo non vuol dire ‘superficiale’ ma vuol dire avere la consapevolezza che insieme si può far uscire qualcosa di bello“. 

Gli adulti dell’IPM sono Carolina Crescentini, nei panni della direttrice dell’istituto, Carmine Recano, in quelli del comandante di polizia penitenziaria. Loro, come fossero una madre e un padre, ogni giorno cercano di aprire una piccola finestra su un futuro diverso da quello che quei ragazzi sono convinti debba essere il loro.

Spero che l’istituto penitenziario minorile o il carcere per gli adulti sia un luogo di passaggio e trasformazione, che può essere positiva (e quindi reinserimento nella società) oppure può accadere l’esatto opposto: esercitare bullismo sugli altri e questo è dato anche dalla sopravvivenza, ha detto la Crescentini. 

Mancano pochi giorni al debutto sul piccolo schermo della prima stagione e già si pensa alla seconda: “Siamo già al lavoro sulla seconda stagione di ‘Mare fuori’“, ha detto Roberto Sessa di Picomedia.

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