Laghi sotterranei su Marte: la scoperta italiana sul pianeta rosso

Laghi sotterranei su Marte: la scoperta italiana sul pianeta rosso

La scoperta grazie al radar Marsis della missione europea Mars Express
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La vita si nasconde nel sottosuolo. Forse. Il Polo Sud di Marte regala un nuovo spunto per i cacciatori di tracce di vita sul pianeta rosso: una scoperta italiana pubblicata sulla rivista scientifica Nature Astronomy ha rivelato che sotto la coltre di un chilometro e mezzo di ghiaccio della calotta polare meridionale marziana si estende una rete di laghi verosimilmente salati. La scoperta è avvenuta grazie al radar Marsis della missione europea Mars Express. Cosa ci dice questa scoperta riguardo a Marte, oggetto del desiderio delle agenzie spaziali di tutto il mondo per le missioni del futuro? Ne abbiamo parlato con Roberto Orosei dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) , a capo del team che ha portato alla scoperta della rete di laghi.

I dati usati per questa scoperta, spiega Orosei, sono quelli che, nel 2018, avevano svelato la presenza di acqua. Tecniche nuove hanno reso possibile capire molto di più.

“La prima buona notizia è che è stata confermata la scoperta; la seconda è che non è un unico lago ma ce ne sono anche altri. Un lago solo scoperto in mezzo al niente doveva costituire un fenomeno eccezionale, qualcosa che si era formato per circostanze straordinarie– spiega Orosei a colloquio con l’Agenzia Dire -, mentre vedendo che ce ne sono degli altri cominciamo a pensare che ci sia tutto un sistema di laghi che continueremo a scoprire man a mano che andremo avanti, e che questa formazione sia abbastanza comune, semplice, magari che ci sia stata per gran parte della storia di Marte. Se Marte ha mai sviluppato la vita – questo era probabilmente possibile nel lontano passato, quando era simile alla Terra, era più caldo e c’era acqua liquida in superficie – allora la vita avrebbe potuto trovare rifugio lì sotto”.

“Marte è un pianeta che ha avuto un mutamento climatico graduale, ma drammatico– ricorda Orosei-. Ha perso l’atmosfera fatta da CO2 per la sua debole gravità. Produceva un effetto serra stavolta benefico. Il pianeta si è poi raffreddato: l’atmosfera più sottile non ha schermato più la superficie dalle radiazioni nocive che vengono dal cosmo, incluso il vento solare e i raggi ultravioletti. Oggi come oggi superficie di Marte è sterile. L’inico modo per la vita è nel sottosuolo, protetta dalle radiazioni. Essendoci l’acqua, lì effettivamente potrebbe esserci”.

Allo stato attuale non è possibile saperne di più. Ad esempio, non possiamo sapere se l’acqua di questi laghi, che immaginiamo essere salata, contenga anche elementi velenosi che renderebbero la vita impossibile.

Per scandagliare il sottosuolo lo strumento usato è stato un radar.

“Lo strumento che ha rivelato la presenza dell’acqua è un radar, Marsis, che vola sulla missione europea Mars Express e trasmette a frequenza molto bassa. Più è bassa la frequenza più l’onda radio attraversa la materia- spiega Orosei alla Dire-. Siamo abituati a parlare con il cellulare dentro un edificio perché la radiazione passa attraverso il muro, quando avremo il 5G ci vorranno i ripetitori dento l’edificioo perché la è frequenza molto più alta. Quella di Marsis è più bassa degli attuali cellulari, quindi va anche attraverso un chilometro e mezzo di ghiaccio. La tecnica è la stessa che è servita per osservare i laghi sotterranei dell’Antartide. Abbiamo, quindi, utilizzato una tecnica in uso sulla Terra trasportata su Marte”.

Certo, la ricerca di tracce di vita è avvincente. Marte, però, può dirci anche altro. Potrebbe, ad esempio, essere una fotografia del nostro futuro. È “una Terra invecchiata precocemente”, ci ha detto Orosei. Quando anche la Terra si sarà raffreddata al punto di avere una crosta spessa, si perderà l’attività vulcanica, si fermerà la dinamo che mantiene il campo magnetico, saremo più o meno come il pianeta rosso, e, in più, è stimato che nello stesso periodo il Sole diventerà una stella talmente brillante e luminosa da rendere invivibile il nostro pianeta. Succederà tra centinaia di milioni di anni, per pensare a come fare abbiamo tempo. Più urgente, invece, pensare ai cambiamenti climatici dovuti all’attività dell’Uomo.

 

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