Scuola, lavorare con i consigli di classe per cambiare la didattica

Scuola, lavorare con i consigli di classe per cambiare la didattica

Iniziativa ideata da Snam e consorzio Elis in collaborazione con Luiss Business School
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ROMA – Lavorare sui consigli di classe per offrire ai ragazzi una esperienza educativa e, così facendo, cambiare la scuola. Questo è l’obiettivo del progetto ‘Con la Scuola’, l’iniziativa ideata da Snam e dal consorzio Elis in collaborazione con Luiss Business School.

“Il progetto nasce due anni fa- ha dichiarato Francesca Traclò, consulente senior dell’università Luiss Guido Carli- ma condensa un’esperienza di dieci anni in cui abbiamo provato e riprovato a trovare una metodologia che aiutasse la scuola a cambiare, passando da una scuola dell’insegnamento a una scuola dell’apprendimento, da una scuola orientata all’offerta a una scuola orientata all’esperienza. Abbiamo impiegato molto tempo a capire come fare perché ogni istituto scolastico è un organismo diverso. Siamo partiti dal fatto che la formazione è sempre stata orientata verso il singolo docente in una modalità autonoma di scelta su cosa formarsi, senza nessuna coerenza verso quella che è la missione della scuola”.

L’obiettivo finale è chiaro: fare in modo che

“in aula ci siano studenti interessati e partecipi, che è l’unica condizione- ha continuato Traclò– che va rispettata perché qualcuno possa apprendere qualcosa”.

Per fare ciò i passaggi fondamentali sono quattro: un linguaggio comune da costruire perché nell’esperienza formativa ed educativa il linguaggio è tutto; il coinvolgimento di dirigenti e docenti, perché è fondamentale per capirne i bisogni; la condivisione nel creare una visione di scuola comune e la collaborazione nell’applicare gli strumenti in classe con i ragazzi.

L’intuizione è stata quella “di lavorare con il gruppo del consiglio di classe”, ma cambiando anche i metodi di lavoro “le giornate di formazione- ha sottolineato Traclò– che abbiamo organizzato duravano anche due giorni perché è il tempo necessario per attivare un cambiamento, mentre in due ore si può passare al massimo un’informazione. L’anno scorso grazie alla collaborazione con la Luiss siamo riusciti a coinvolgere 10 consigli di classe”.

Il modello vigente di formazione, seconod Traclò, per i docenti non è più valido e lo abbiamo visto in questo lockdown:

“non è un caso- continua la consulente senior della Luiss- se abbiamo fatto vent’anni di formazione digitale per i docenti e poi durante il lockdown alcuni di loro non sapevo neanche accendere un computer. Abbiamo trovato la strada, un modello, adesso non resta che replicarlo invece che spendere i soldi inutilmente. L’assunto di base è che siccome i docenti sono tanti e non si può avere un approccio qualitativo con tutti quindi, si distribuisce poco a tutti; il che ovviamente non funziona perché facendo così rimangono solo affamati tutti quanti”.

Mentre con questo modello il consiglio “lavora in maniera diversa con la classe- ha evidenziato Traclò- non è più il singolo decente responsabile di trasferire le informazione sulla sua disciplina, ma è un gruppo di docenti che si interroga e aiuta i ragazzi a capire qual è la modalità migliore per apprendere”.

Ovviamente questo nuovo approccio prevede una serie di passaggi:

“ci sarà un periodo iniziale- ha spiegato Traclò– in cui gli insegnanti osserveranno il gruppo classe sospendendo il giudizio, un momento in cui osservare i comportamenti dei ragazzi, senza mettere subito, come si fa adesso, delle etichette a ogni studente”. 

Oggi i consigli di classe che hanno aderito all’iniziativa sono 40 e, proprio in osservanza di questa logica, hanno consegnato ai ragazzi

“un diario delle esperienze dove ogni volta, alla fine di un lavoro- ha concluso- possono scrivere che cosa è piaciuto loro e che cosa non è piaciuto, dove hanno avuto successo e dove hanno trovato ostacoli. Questa è una palestra in cui tu ti osservi e capisci quali sono i tuoi ostacoli all’apprendimento”.

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