Scuola, all'istituto Einaudi di Roma si sperimentano nuove forme di educazione

Scuola, all’istituto Einaudi di Roma si sperimentano nuove forme di educazione

Le parole della vice preside Marina Di Foggia
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ROMA – Cambiare la scuola mettendo al centro il consiglio di classe, formando i formatori per riuscire a scardinare il vecchio modello scolastico di valutazione, puntando sull’esperienza educativa, e provare così a cambiare il modello della scuola. Questo è l’obiettivo del progetto ‘Con la Scuola’ l’iniziativa ideata da Snam e dal consorzio Elis in collaborazione con Luiss Business School. Un progetto che ha già trovato un’attuazione pratica in tante scuole di Italia, anche all’istituto ‘Luigi Einaudi’ di Roma.

“Abbiamo girato un video- ha spiegato la vice preside Marina Di Foggia– in cui i docenti percorrevano dall’ingresso fino in aula il percorso che avrebbero dovuto fare i loro nuovi allievi il primo giorno di scuola, una volta arrivati in classe si presentavano e presentavano la loro materia in maniera semplice. Questo video è stato inviato ai ragazzi che provenivano dalle medie. Il ragazzo, entrando a scuola, non si è sentito estraneo perché già conosceva il tragitto per arrivare in classe e riconosceva i suoi professori che aveva già visto presentarsi nel video. È stato molto più semplice per gli studenti presentarsi e sentirsi subito parte del gruppo classe e a suo agio con la nuova realtà. Abbiamo subito messo in atto ciò che erano gli elementi fondanti di questa sperimentazione”.

Ma come è nata l’idea?

“Aver letto che si trattava di una sperimentazione basata sulle competenze– ha risposto Di Foggia- non poteva che vederci seduti al tavolo di lavoro con la scuola. Un progetto che è in linea con lo spirito e la mission del nostro istituto dentro l’innovazione e a favore dei ragazzi, in cui è stato messo al centro il consiglio di classe come comunità di apprendimento. Questa sperimentazione mira a creare un clima relazionale dove ogni singolo docente non è mai solo e quindi non c’è una dispersione di forza”.

Per questo hanno deciso di partecipare, ma non solo

“abbiamo partecipato a questo progetto- ha continuato- perché la legge chiede di sviluppare le competenze e noi siamo convinti che questa è la vera strada che può permettere alla scuola di essere scuola e il 4.0 ha previsto un cambiamento, a volte anche violento, però i primi attori del digitale sono i docenti e questo non si dice quasi mai. Oggi costruire un team di problem solving è veramente l’essenza della scuola ed è quello che ci veniva proposto da questa sperimentazione. Condividere le procedure, ridare senso al ruolo del professore che è un vero professionista, condividere dei presupposti culturali focalizzati sull’apprendimento in modalità collaborativa, discutere ciò che si fa in classe e condividere tutte le buone pratiche affinché lo studente possa imparare a collaborare perché vede collaborare il suo consiglio di classe”.

“Non c’è nulla che non venga dal nostro passato, dalle grandi lezioni di Don Milani, Montessori- ha ricordato Di Foggia- rendere finalmente il consiglio di classe una comunità, costruire delle pratiche, dei protocolli, ma soprattutto coprogettare, portare la scuola a misura di studente. È questo l’intento dell’Einaudi da sempre e quindi non poteva che sposare questo progetto. Questo essere comunità in apprendimento e avere la consapevolezza di esserlo permette di riappropriarsi di spazi di apprendimento che non sono i canonici, per esempio i meravigliosi corridoi che abbiamo noi a scuola, che sono appannaggio della sorveglianza, invece diventano spazio di apprendimento per i ragazzi. Perché non può essere solo l’aula, ma tutta la loro scuola”.

Adesso “la sfida per il futuro- ha concluso la vicepreside- è fare in modo che il ruolo dei docenti possa segnare un passaggio fondamentale tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro. È come se si costruisse un’alleanza formativa, quasi un contratto di scopo, dove la formazione dei docenti diventa la leva strategica. Una grande motivazione che permette al docente di sospendere quel meccanismo di giudizio molto tradizionale per conoscere meglio il suo allievo”.

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