'La storia di Marinella', un libro per ricordare la strage del Vajont

‘La storia di Marinella’, un libro per ricordare la strage del Vajont

L'autrice Emanuela Da Ros, racconta la tragedia del 9 ottobre 1963
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ROMA – Dopo la visita al memoriale delle vittime del Vajont, la giornalista Emanuela Da Ros, non è più riuscita a togliersi dalla mente quel quaderno di scuola estratto dal fango, il quaderno di Marinella. Ha sentito così la necessità di far rivivere quella bambina e i suoi sogni, perché i bambini di oggi sappiano che cos’è successo allora e non si ripetano gli errori del passato.

Dopo cinquant’anni dalla tragedia un libro per i ragazzi “La storia di Marinella. Una bambina del Vajont”, da la possibilità di conoscere una storia che rischia di essere dimenticata. La storia di Marinella si svolge tutta in un giorno, tutta a Longarone. Comincia quando Marinella si sveglia e finisce quando lei si addormenta, nel suo letto. Quel giorno Marinella vive le “avventure” di una bambina della sua età, nel 1963. È  esuberante, irrefrenabile, fa disperare sua madre e la maestra. Da sempre ha due amiche e da quest’estate anche un amico, Marco, un bambino dai capelli a cespuglio che viene da Casso e che pare ce l’abbia con il mondo intero. Il 9 ottobre 1963 è un giorno di risse, marmellate mancate, corse e risate. Impossibile non stare dietro a Marinella, ascoltare i suoi pensieri ad alta voce e affezionarsi a lei. Fino alle 22.39 che è l’ora in cui l’orologio del municipio di Longarone si ferma. L’ora in cui si sono fermati tutti gli orologi ritrovati nel fango.

Da Ros ha voluto ricordare quei giorni e soprattutto gli errori fatti dagli umani, dalla società Sade: “Tina Merlin – scrive l’autrice del libro – aveva visto coi suoi occhi quello che stava accadendo e, il 4 maggio 1959, su “l’Unità”, aveva scritto che a Erto “le famiglie che vivono nell’ombra della diga intravedono un pericolo grave per la stessa esistenza del paese, a ridosso del quale si sta costruendo un bacino artificiale di 150 milioni di metri cubi d’acqua, che un domani erodendo il terreno di natura franosa potrebbero far sprofondare le case nel lago”. 

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