Maledetta primavera, Amoruso 'canta' l'adolescenza con Goggi

Maledetta primavera, Amoruso ‘canta’ l’adolescenza con Goggi

La regista debutta con un film di finzione alla Festa del Cinema di Roma
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ROMA – Nel 2014 il primo documentario, ‘Fuoristrada‘, a cui sono seguiti ‘Strade straniere‘ nel 2017, ‘Chiara Ferragni – Unposted‘ e ‘Bellissime‘, entrambi usciti nel 2019. Elisa Amoruso oggi si è lanciata in una nuova sfida: scrivere e dirigere un film di finzione. La regista ha scelto la quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (in programma fino al 25 ottobre) per presentare ‘Maledetta primavera‘ (in sala dal 12 novembre con Bim Distribuzione), il cui titolo richiama alla mente l’omonimo brano, senza tempo, interpretato Loretta Goggi e pubblicato nel 1981.


Ho studiato sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, quindi mi è sempre piaciuto scrivere delle storie, immaginare dei personaggi e raccontare le vite degli altri“, ha raccontato la Amoruso durante la conferenza.Il documentario è stato un modo per approfondire ancora di più questo studio sull’essere umano. La regia di un film di finzione – ha continuato- mi è sembrato un passo molto naturale perché unisce la mia passione per la scrittura a quella per le persone in carne ed ossa”.

Di Anni 80 si parla anche, nella pellicola della Amoruso, che ha scelto di raccontare un’amicizia tra due ragazze, Nina (interpretata da Emma Fasano, per la prima volta sullo schermo) e Sirley (interpretata da Manon Bresch), un’adolescente sudamericana adottata da una famiglia italiana, alle prese con i problemi della vita, della loro età e con una periferia romana che spesso sembra rendergli la vita non facile.
Un rapporto tra le due che, nel corso della narrazione, si fa sempre più intimo quasi amore, difficile ancora da comprendere per due ragazzine.

‘Maledetta primavera’ è uno dei miei pezzi preferiti. Con i miei genitori ascoltavamo la cassetta con questa canzone a casa e durante i viaggi in macchina“, ha detto la regista, che ha concluso: “Questo brano ha, al tempo stesso, delle note malinconiche e struggenti e molto allegre. È un pezzo universale, un manifesto anche dei movimenti gay e lesbo e si adatta bene al film. Ho scelto questa canzone per affezione musicale e poi perché era un mio sogno titolare un lavoro con un titolo di una canzone“.

In questa pellicola non c’è solo un attaccamento della Amoruso a ‘Maledetta primavera’ ma c’è la regista stessa. Questa avventura, infatti, è partita da un momento della sua pre-adolescenza, quando si è ritrovata a undici anni a fare il trasloco verso la periferia con la sua famiglia e suo padre, a sorpresa, aveva portato a casa un tavolo da biliardo, scambiato con il tavolo da pranzo. Ma non c’è solo questo. Anche il rapporto con la famiglia e quell’amicizia speciale hanno dato la spinta alla regista per scrivere e dirigere questo progetto. Dal ricordo ne è venuto fuori pure un romanzo, edito Fandangolibri, dal titolo ‘Sirley’, da cui è stata tratta la sceneggiatura del film.

È una storia personale, quindi la trappola piu’ grande era di non riuscire a staccarmi dalla mia famiglia, due persone che non si spaventavano di fare cinque traslochi in un anno, ho cercato di trovare la giusta distanza tra ricordo e finzione. Giampaolo Morelli (interprete del papà di Nina) ha colto subito questa mia paura, infatti è stato lui a dirmi di voler recitare in napoletano, pur essendo mio padre romano“, ha detto la Amoruso.

Tra la ‘Lambada’ e Loretta Goggi, il film si snoda in un doppio binario: la vita degli adolescenti, alle prese con la perdita dell’innocenza attraverso la disillusione, e quella degli adulti, troppo presi dalle difficoltà. Proprio come succede a Micaela Ramazzotti (non presente alla conferenza per motivi personali) e a Morelli: i due interpretano i genitori di Nina. La prima è risucchiata dalla sua insoddisfazione. Il secondo, invece, tra bische, macchine nuove, e il banco a Porta Portese dove vende macchine fotografiche, è incapace di fare il marito e il padre. Ma sa fare tanto ridere.

Io ed Elisa ci siamo incontrati quando stavo per iniziare le riprese del mio film (‘7 ore per farti innamorare’, ndr) e in quel momento avevo la testa piena di cose e non hai tempo per fare nulla“, ha raccontato Morelli.Però ci tenevo ad incontrare Elisa – ha continuato- mi era stato detto un po’ della storia, che mi ha subito affascinato. La pre-adolescenza e l’adolescenza sono fasi difficili e ti lasciano un segno, quindi ho pensato che potesse venir fuori un bel lavoro“. Morelli ha poi concluso: “Mi sono accostato al personaggio in punta di piedi, è pur sempre il papà di Elisa. Poi inevitabilmente ci ho messo dentro il mio vissuto“.

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