Romulus, la prima serie di Matteo Rovere tra mito ed emancipazione

Romulus, la prima serie di Matteo Rovere tra mito ed emancipazione

Alla Festa del Cinema di Roma i primi due episodi in protolatino
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Alla 15esima edizione della Festa del Cinema si ritorna alle origini della storia e della leggenda con ‘Romulus‘, al tempo stesso un grande affresco epico e una realistica ricostruzione degli eventi che portarono alla nascita di Roma. Questa è la prima serie creata da Matteo Rovere, presentata oggi alla kermesse come evento speciale, con la proiezione dei primi due episodi in protolatino.

Dal 6 novembre su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv, la serie Sky Original trasporta il pubblico nell’VIII secolo a.C., in un mondo primitivo, governato dalla natura, dagli dei e fatto di violenza, uomini brutali, vestali, corpi nudi e sporchi di sangue e fango. Senza dimenticare il potere e la nascita della politica e delle relazioni sociali. Un racconto di guerra, fratellanza, passione, coraggio e paura, in dieci episodi, realizzato con un grande impianto scenico e due intere città meticolosamente ricostruite sulla base di ricerche storiche documentate, con migliaia di figurazioni, quasi mille presenze stunt e centinaia di armi riprodotte.

Nel Primo Re (film uscito nel 2019 con protagonisti Alessandro Borghi e Alessio Lapice, ndr) ho raccontato la leggenda di Romolo e Remo come se fosse vera, qui il lavoro è stato diverso perché ci siamo immaginati la genesi di questa leggenda“, ha raccontato Rovere durante la conferenza. “Non ci sono informazioni condivise sull’VIII secolo a.C., esistono tante scuole di pensiero: quella romana, che ci ha aiutati, e quella anglosassone, che vede in questa leggenda una ricostruzione fatta dai romani a posteriore in Età Imperiale. Per gli elementi plastici, come capanne, costumi e armi– ha continuato- la ricostruzione è molto fedele perché ci siamo serviti dell’aiuto di archeologi (come per ‘Il Primo re’, ndr). Sul mito, invece, la ricostruzione è molto libera e fantasiosa perché il mito è un po’ come una favola, quindi volevamo la libertaàdi andare verso lo spettatore e intrattenerlo“.

Sono tre i protagonisti di questa storia, al tempo stesso lontana e vicina: Andrea Arcangeli, nel ruolo di Yemos principe di Alba, Marianna Fontana, in quello della sacerdotessa Ilia rinchiusa dall’età di sei anni nel tempio di Vesta e Francesco Di Napoli, l’orfano e schiavo, Wiros. Tre giovani cresciuti nella violenza di un mondo arcaico e pericoloso e bramosi di emancipazione. Come avevano già raccontato gli interpreti de ‘Il Primo re’, anche per i protagonisti della serie la sfida più difficile, ma anche unica, è stata quella di recitare in protolatino, lingua arcaica scelta nuovamente da Rovere per questo progetto, diretto insieme a Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale.

Sicuramente è una cosa diversa da tutto quello che ho fatto fino ad oggi“, ha detto Andrea Arcangeli. “Il protolatino dà alla serie una valenza in più, perché è  una cosa che non è mai stata fatta ma che complica la vita dell’attore. Tra una scena e l’altra – ha continuato – provavamo le scene della settimana successiva con un coach. Ed e’ stato totalizzante perché non si smetteva mai di lavorare. Nel momento in cui entri in un loop non puoi sgarrare e devi seguire il ritmo, altrimenti quando devi girare una scena ti ritrovi impreparato“. L’attore ha poi concluso: “Prima cosa da fare è imparare a memoria le battute e successivamente si cerca di dare una credibilità e naturalezza a quella lingua, cercando di dare l’impressione che sia quella parlata quotidianamente“.

Chi si è divertita molto a recitare in una lingua arcaica è Marianna Fontana. “L’esperienza sul set è stata una vera sfida e totalizzante. Mi sono molto divertita a girare in protolatino perché è musicale e viscerale e mi ha aiutato ad entrare in questo mondo cosi’ lontano ma cosi’ vicino“, ha raccontato l’attrice.

Di Napoli, invece, sul set ha vissuto le stesse sensazioni del personaggio. “Mi sono avvicinato a Wiros come io stesso ho fatto con questo progetto. Lui all’inizio parte come una schiavo ma dopo trova il coraggio di fare quello che e’ giusto per lui. Stessa cosa io perché sul set sono partito insicuro e poco deciso poi nel corso delle riprese ho preso confidenza con la storia e sono riuscito ad immedesimarmi“. Completano il cast Giovanni Buselli, Silvia Calderoni, Sergio Romano, Demetra Avincola, Massimiliano Rossi, Ivana Lotito, Gabriel Montesi e Vanessa Scalera.

Con ‘Romulus’ ho avuto l’occasione di creare uno show d’azione accattivante e di proporre uno spettacolo nuovo per il nostro panorama produttivo con un respiro internazionale, grazie alle coproduzioni straniere“, ha detto Rovere, che ha concluso: “La serie è un gioco di squadra, più del cinema. Questo progetto non lo avrei mai potuto realizzarlo da solo“.

‘Romulus’ è una serie Sky Original prodotta da Sky, Cattleya – parte di ITV Studios – e Groenlandia. Le sceneggiature sono firmate da Filippo Gravino, Guido Iuculano e dallo stesso Rovere. La distribuzione internazionale e’ di ITV Studios. 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it