Souvenir dall’asteroide: il touch and go di Osiris-Rex e l’Italia

Souvenir dall’asteroide: il touch and go di Osiris-Rex e l’Italia

L’atterraggio è avvenuto a 331 milioni di chilometri da noi
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Si chiama Bennu l’asteroide su cui si è allungato il braccio della sonda della Nasa Osiris-Rex per raccogliere polvere e sassi dalla superficie, con l’obiettivo di chiudere i campioni al sicuro in una capsula, farli arrivare sulla Terra e studiarli per capire se sono proprio loro i mattoncini che hanno portato la vita sul nostro pianeta. L’atterraggio su questa macchina del tempo che vaga nello Spazio è avvenuto a 331 milioni di chilometri da noi, in un punto selezionato dal lavoro anche di un astrofisico italiano, Maurizio Pajola dell’Inaf di Padova.

“Una manovra praticamente perfetta” la definisce, pensando a quei cinque, sei secondi al massimo in cui uno strumento simile a “un aspirapolvere al contrario” ha toccato il cratere Nightingale, schivando pericoli e insidie, ha sollevato con un soffio il materiale da prelevare per poi ritirarsi nella pancia della sonda. Non sappiamo ancora la quantità di materiale raccolto, la soglia minima stabilita della Nasa per dichiarare il successo del campionamento è 60 grammi.

“Una manovra praticamente perfetta, arrivata ad un paio di metri circa dalla zona in cui ci si aspettava di atterrare- ha raccontato Pajola, a colloquio con la Dire. Il masso di fianco a Nightingale è di 10 metri di diametro, c’era la preoccupazione non tanto di centrare questo masso in fase di atterraggio quanto di allontanamento dalla superficie. Si rischiava di partire e andare contro il masso, di urtarlo. I pannelli fotovoltaici sono stati alzati a V per avere meno ingombro in vicinanza alla superficie e possiamo dire che nella realtà, si vede già dai gif, dalle immagini pubbliche, si è penetrati nella superficie per diversi centimetri e siamo rimasti a contatto della stessa per sei secondi. Dopodichè dai 4 ugelli situati sulla pancia della sonda è stata sparata fuori idrazina e la sonda ha ricevuta una spinta verso l’alto e si è allontanata”.

Il viaggio di Osiris-Rex è iniziato a settembre 2016 e durerà ancora qualche anno. Per l’Italia alla missione partecipano, oltre a Pajola, anche gli astrofisici John Robert Brucato ed Elisabetta Dotto, sempre associati Inaf, con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).

I campioni raccolti su Bennu “il 24 settembre 2023 atterreranno” sul nostro pianeta.”La sonda resta fino a metà del 2021, quindi riparte e torna versa la Terra. Questo è pensato perchè se ci fosse un insuccesso si potrebbe dover tornare sulla superficie. Una volta che a luglio lascia Bennu, il 24 settembre 2023, e questo è scritto nel marmo, sgancia la capsula che poi atterra vicino Salt Lake City, nello Utah, dove verranno presi i campioni e portati al Johnson Space Center, a Houston, dove ci sono anche i campioni lunari, e dove saranno preservati”.

E qui scatta la collaborazione mondiale, cifra delle missioni spaziali di successo. Alla Nasa l’agenzia spaziale giapponese, la Jaxa, che nel 2003 lanciò la sonda Hayabusa diretta su un asteroide, fornirà alcuni campioni da lei raccolti, in cambio di qualche grammo scovato su Bennu. Un’altra parte, invece, andrà al Canada grazie alla loro collaborazione nel realizzare uno strumento di Osiris-Rex.

La polvere di asteroide può raccontarci le nostre origini, ma non solo: porta con sé anche un senso di eternità.

“Io ho partecipato alla missione Rosetta: iper emozionante, un grandissimo successo- ricorda Pajola-. Osiris Rex è stata veramente emozionante, al di là della fatica, quando si era superata la soglia di 54 metri della superficie, quello era il punto di non ritorno. O andava o non andava. In quel momento, quando si sapeva che si era in caduta libera sulla superficie, la tachicardia è venuta…è che noi siamo destinati ad andarcene da questo mondo e finire, invece questi campioni che sono stati presi, il poterli vedere – come adesso girano i campioni della superficie lunare, protetti dalle teche – pensare che possano essere condivisi con il mondo intero, che superino la nostra stessa vita, che ci saranno generazioni a venire che li analizzeranno, questo è qualcosa che supera anche Rosetta. Vedere il campione a Terra sarà un’emozione grandissima”.

 

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