Catania, al liceo Boggio Lera webinar su Dad e educazione alla cittadinanza digitale

Catania, al liceo Boggio Lera webinar su Dad e educazione alla cittadinanza digitale

Studenti a confronto sui rischi della rete
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CATANIA – Didattica a distanza ed educazione alla cittadinanza digitale sono stati gli argomenti trattati durante il webinar ‘L’informazione ai tempi del Covid-19’, organizzato dall’agenzia di stampa Dire, diregiovani.it e il liceo scientifico ‘Boggio Lera’ di Catania. Cento studenti si sono confrontati sugli effetti e i risultati di mesi di Dad e sulla progressiva integrazione nel mondo digitale, aspetti che hanno cambiato il modo di fare scuola e la loro quotidianità.

A parlare di didattica a distanza, Alessia Maria Calvo, professoressa di lettere e membro della commissione qualità dell’istituto siciliano:

“Soprattutto nella prima fase di DaD- afferma– il carico di lavoro per docenti e studenti è stato notevole. Ognuno di noi sta cercando di sperimentare forme di verifica e valutazione diverse per dare il giusto valore a chi ha continuato ad impegnarsi nello studio, a volte anche di più, rispetto alla didattica tradizionale. Tanti ragazzi si sono messi alla prova con la Dad ed hanno acquisito un metodo di studio migliore”.

“Un modo diverso di seguire le lezioni- interviene Giorgio studente di quarto anno– con un ritmo più intenso che non avevamo mai sperimentato ed in cui è stressante stare ore davanti al pc. Ma ci siamo dovuti adattare per continuare a studiare”.

Il seminario digitale è stato anche occasione di riflessione tra i partecipanti sui rischi del web e sull’importanza di usare i social in modo consapevole. Cittadini di un mondo connesso, soprattutto in fase di restrizioni causate dall’emergenza sanitaria, le nuove generazioni sono più esposte ai rischi del web e il dibattito si è focalizzato sui casi di cronaca che hanno visto protagoniste le vittime di cyberbullismo, sexting, body shaming e, in ultima analisi, di revenge porn. 

“Spesso, nei casi di sexting e revenge porn- commenta Sofia, studentessa- l’opinione pubblica considera che la colpa di reati del genere è di chi si lascia ritrarre, spesso ragazze, in immagini sessualmente esplicite. Ma chi lo fa, è la vittima; il colpevole è chi diffonde le immagini altrui senza averne il consenso”.

“Purtroppo viviamo in una società patriarcale- aggiunge Giuseppe, un altro studente– e fino a quando non cambierà la mentalità comune, la donna che vive la propria sessualità in modo libero, sarà facilmente giudicata in modo negativo”.

Sofia pone poi l’attenzione sul body shaming:

“Le espressioni offensive e denigratorie online riguardano chi non rispecchia i canoni standard di bellezza. Tutti possiamo essere vittime di body shaming, nessuno è esente da imperfezioni”.

“C’è un filo sottile- conclude Erica, studentessa- tra l’offesa voluta ed un commento recepito in modo negativo. Dobbiamo stare attenti alle parole che usiamo soprattutto pubblicamente. I commenti hanno un peso ed ognuno di noi ha la propria sensibilità, il cambiamento viene da noi”.

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