Al via la seconda edizione di 'Io non odio'

Al via la seconda edizione di ‘Io non odio’

Stamattina 1.030 studenti collegati ad evento organizzato dalla Regione Lazio
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ROMA – Giocare, includere, raccontare la diversità, non etichettare, ascoltarsi e ascoltare, condividere, comunicare, ironizzare, prestare attenzione alle parole e alle emozioni. È la tavolozza di colori con cui studentesse e studenti del Lazio sono chiamati a dipingere un nuovo mondo popolato di unicità, senza parole e discorsi d’odio, quella richiamata dagli ospiti di ‘Fatti d’odio’, l’evento online rivolto alle scuole che hanno aderito al progetto della Regione Lazio ‘Io non odio’ e organizzato alla presenza dell’assessora al Turismo e Pari Opportunità della Regione Lazio, Giovanna Pugliese, della presidente della commissione regionale Pari Opportunità, Eleonora Mattia, e di Milena Monteiro Duarte, sorella di Willy, ucciso a Colleferro lo scorso settembre.

Circa 1.030 studenti di 14 scuole secondarie di secondo grado (‘E. Fermi’ e ‘M. Pantaleoni’ di Frascati, ‘M. Filetico’ di Ferentino, ‘C. Rosatelli’ di Rieti, ‘Via Roma 298’ di Guidonia, ‘B. Pascal’ di Pomezia, ‘J. Joyce’ di Ariccia, ‘V. Gioberti’, ‘L. Einaudi’, ‘San Giuseppe del Caburlotto’, ‘Benedetto da Norcia’, ‘Telete’, ‘L. Pirelli’, ‘Cavour’ e ‘M. Montessori di Roma), causa Covid, hanno seguito l’evento online e a loro si sono rivolti i tanti ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo intervistati da Maura Gancitano e Andrea Colamedici di Tlon.

Come Giacomo Mazzariol, giovane scrittore che per il suo primo libro ‘Mio fratello rincorre i dinosauri’, si è ispirato a “un personaggio mitologico che io mi sono sempre ritrovato in casa, mio fratello Giovanni- spiega- raccontando un’adolescenza in cui un ragazzo inizia a mentire spregiudicamente sull’esistenza del fratello Down, cosa che a volte mi è successa, per risultare alla perfezione o per non bloccare le persone che usavano la parola Down in maniera violenta”. Un libro che poi è diventato grazie a Stefano Cipani un film “in cui abbiamo cercato di evitare pietismi- racconta il regista- e fare in modo che il nostro outsider fosse qualcuno che facesse satira sui cosiddetti ‘normali'”.

Quei “normali” che per il regista, attore e conduttore tv, Paolo Ruffini, “non esistono”, come “non esiste la diversità, ma solo l’unicità”. E proprio di unicità Ruffini racconta nel libro ‘La sindrome di Up’ e nel suo happening comico con attori disabili ‘Up&Down’, scoprendo “che stavo molto meglio con le persone che avevano sindrome di Down che con chi non l’aveva, perché questa cosa mi ha portato ad avere una confidenza con la felicità”. Bando, quindi, all’aggettivo “speciale” con cui si definiscono spesso queste persone e che in realtà hanno il demerito di “metterle in uno scaffale per escluderle”.

Valorizzare inclusione e unicità si può e lo fa Elena Favilli in ‘Storie della buonanotte per bambine ribelli’, l’ormai best-seller divenuto collana che racconta in storie brevi accompagnate da un’illustrazione “la vita straordinaria di donne realmente vissute nel passato e nel presente- racconta l’autrice- per mettere in crisi gli stereotipi” che le vogliono solo adatte a determinate vite e lavori. “Nel mio libro ci sono donne che fanno le astronaute o le surfiste”, sottolinea la scrittrice, in libreria dall’inizio di novembre con il terzo volume della collana dedicato a ‘100 donne migranti che hanno cambiato il mondo’, “per raccontare la migrazione come qualcosa di complesso”.

Ma come si risponde a parole e discorsi d’odio? A dare qualche coordinata è Irene Facheris, che su YouTube tiene la rubrica ‘Parità in pillole’ ed è autrice del libro ‘Creiamo cultura insieme’. “Il primo modo per rispondere all’odio- dice- è ascoltarsi e chiedersi se quello è o meno il momento giusto per intervenire, perché non è un obbligo”. Imparare a “dare un feedback utile” è una delle chiavi per comunicare con gli altri e lo si può fare solo “se non parliamo dell’altro, ma se si parla di sé”. 

Da Nicole Rossi, giovane influencer romana, arriva l’invito a non scaricare le responsabilità della pandemia sui giovani. “È un gesto codardo- dice- è come non assumersi la responsabilità che abbiamo tutti”, anche perché i negazionisti “non hanno 18 anni. Pensare ad adolescenti che non vanno a scuola- osserva- psicologicamente è tremendo, perché nessuno quando parla di noi conta questa dinamica psicologica e gli dà una rilevanza?”. Per evitare che l’odio si diffonda tra i giovani, quindi, per Nicole occorre ascoltarli e non banalizzare i loro vissuti.

“La vita e la sopravvivenza sono connesse al concetto di comunità che nasce dalla condivisione e, quindi, dalla comunicazione”, commenta l’attrice e conduttrice tv, in uscita nelle librerie col romanzo ‘Il cielo stellato fa le fusa’, Chiara Francini che ricorda come le “discriminazioni spesso nascano proprio dall’ignoranza”.

Ma cruciale, per evitarle, è il ruolo di genitori e professori, sottolinea l’avvocata e attivista per i diritti Lgbt Cathy La Torre. “Vent’anni fa si arrivava alla consapevolezza della propria omosessualità o transessualità quando si era molto adulti, adesso questa domanda puoi cominciare a fartela a 11 anni- spiega- I genitori devono comprendere che l”orientamento sessuale e l’identità non si scelgono, che non c’è colpa. I professori devono rispettare la diversità che hanno davanti, la devono studiare per non offenderla”.

Un aiuto per “destrutturare il discorso d’odio” può venire dall’ironia, secondo l’attrice comica, regista e sceneggiatrice Emanuela Fanelli, così come un nuovo linguaggio può aiutare a far arrivare alle orecchie dei giovani anche la cosa più noiosa, come una regola matematica.

“Come si può rendere accattivante un linguaggio che racconta il fenomeno d’odio?- si chiede Lorenzo Baglioni, cantate, attore e autore fiorentino- Io mi sono ritrovato in un classe a spiegare il teorema di Ruffini e mentre lo insegnavo vedevo che i ragazzi che avevo di fronte non erano con me. Mi sono chiesto come un rapper o un trapper racconterebbe la regola del teorema di Ruffini? E ho capito che ognuno deve trovare dentro di sé il proprio modo di raccontare una storia cercando di renderla il più efficace possibile”.

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