VIDEO | Fake news cosa sono? Scoprilo insieme a noi

Ogni tempo ha avuto le sue fake news, ma allora perché sembra un fenomeno scoppiato solo adesso con l'avvento dei social network?
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ROMA – Locuzione inglese (lett. Notizie false) entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti.

Sgombriamo subito il campo da una delle tante dicerie che ruotano intorno al tema per iniziare a fare chiarezza: le fake news sono sempre esistite. Ogni tempo ha avuto le sue fake news, ma allora perché sembra un fenomeno scoppiato solo adesso con l’avvento dei social network? Sono tante le possibili risposte, ma elenchiamone solo alcune.

  1. Potenza del mezzo. Per una naturale evoluzione i mezzi di comunicazione cambiano aumentando la loro pervasività intesa come capacità di raggiungere un pubblico sempre più ampio e sempre più globale;
  2. Visibilità del messaggio. La rete in generale e i social in particolare hanno creato una casa di vetro in cui tutti sono visibili idee e personaggi;
  3. Disintermediazione. Siamo passati dai vecchi media: radio, tv e quotidiani, che svolgevano un ruolo di intermediazione fra la realtà e i lettori, con ruoli e responsabilità ben definiti, ai nuovi media che celebrano la disintermediazione prediligendo un rapporto diretto fra il soggetto che parla e il suo pubblico;
  4. Metodo di lettura. Leggiamo in modo distratto, il tempo medio di concentrazione sono 8 secondi, non approfondiamo, leggiamo spesso in maniera orizzontale nonostante lo strumento ci permette attraverso i link un tipo di lettura verticale;
  5. Perdita di credibilità dei mass media. Chi deteneva lo scettro di informatori lo ha perso in nome, fra le altre cose, di una comunicazione peer to peer e del citizen journalism in cui tutti siamo potenziali giornalisti;

I giornali hanno perso lettori e nel passaggio dal cartaceo al digitale hanno perso anche il modo per monetizzare la notizia e quindi il lavoro del giornalista, motivi che hanno portato, chi non ha saputo trovare nuovi modi, a una crisi non solo a livello qualitativo, ma anche di metodo. Trovare nuovi modi di fare giornalismo.

Mentre il mondo dell’informazione si interrogava sui nuovi modi di fare comunicazione, sono in molti negli anni ad aver utilizzato le notizie false per interessi personali, siano economici o politici. Anche perchè sui social, per fare un esempio, i numeri degli utenti sono altissimi, circa 2 miliardi di utenti e circa 7500 editor umani, un rapporto di 1 editor ogni 266 mila persone in pratica una sola persona per tutta Venezia.

Questa massa imponente di utenti produce una quantità enorme di contenuti. Basti pensare che ogni minuto su Facebook vengono prodotti circa 2 milioni e mezzo di post, su Twitter 300 mila tweet, su Instagram circa 220 mila nuove foto, su Youtube 72 ore di nuovi video, mentre sono i 50 mila download di app su Apple store, vengono inviate circa 200 milioni di mail e 80 mila dollari di vendite online su Amazon. 

Un recente studio del Pew Center indica come una larga percentuale di persone si informa più dai social network che da qualsiasi altra fonte. In realtà non è che si informino più che altro raccolgono schegge di informazione. Claire Wardle, direttrice esecutiva di First draft la famosa organizzazione no profit globale che supporta giornalisti, accademici e tecnici nelle sfide relative alla fiducia e alla verità nell’era digitale, descrive l’effetto indotto dai social media come un fenomeno di atomizzazione delle notizie. Atomi di contenuti virali vengono diretti in modo mirato ad alcuni utenti che, una volta ricondiviso in un social network attivano reti di fiducia tra gli utenti in reciproco contatto che uno a uno o simultaneamente rimbalzano la notizia in modo estremamente veloce e passivo. Secondo un recente studio del Mit le notizie false hanno il 70% in più di probabilità di essere retwittate rispetto alle storie vere, la menzogna viaggia sei volte più veloce della verità.

In generale è complicato anche il semplice confronto visto che sono scomparsi i campi comuni dove poter appoggiare la base di una conversazione costruttiva. Pensate ai terrapiattisti, da dove iniziereste una discussione? Questo accade perché spesso cerchiamo le notizie per confermare o smentire un nostro preconcetto e in un’era in cui siamo bombardati da notizie che dicono tutto e tutto il suo contrario è facile ritrovarsi in una bolla, quelle che vengono definite eco chambers ossia cassa di risonanza. Un vortice fatto di link, pagine social, blog e altro che dicono le cose che mi voglio sentir dire senza badare troppo alla verifica delle fonti o dei fatti.

Non è un caso se l’Oxford dictionary ha scelto post truth come parola dell’anno già nel 2016. La post verità, ossia la verità che non è oggettiva, che ci scegliamo noi, a cui noi vogliamo credere perché ci è più congeniale per strutturare la nostra visione del mondo.

Ma perché nascono le fake news? Escludendo quelle notizie false o non del tutto veritiere figlie di un lavoro giornalistico superficiale, concentriamoci sulle notizie deliberatamente false. In generale rispondono a due logiche: politiche e economiche. Per le prime basti pensare al caso Pizzagate negli Stati Uniti durante le elezioni presidenziali che vedevano contrapporsi Hillary Clinton e Donald J. Trump. Poi c’è anche il business delle bufale. Ossia coloro che lucrano sui click alla notizie grazie alla pubblicità, più la notizia è accattivante più click riceverà e più introiti pubblicitari porterà.

Le fake news sono piccole e continue gocce di veleno che inquinano il terreno della democrazia. Ecco alcune tecniche per evitare di cadere nel tranello delle fake news:

  1. Considera la fonte e leggi la url con attenzione;
  2. Prestate attenzione alla data della pubblicazione della notizia;
  3. Approfondisci, non farti bastare la lettura del titolo;
  4. Verifica l’autore, fai una breve ricerca;
  5. Fai attenzione al testo e alla presenza di errori ortografici e di concetto;
  6. Se è una foto notizia fai attenzione ai fotomontaggi;
  7. Controllo se altre fonti autorevoli hanno riportato la notizia;
  8. Controlla il tono della notizia;
  9. Se è troppo stravagante potrebbe trattarsi di satira;
  10. Verifica i tuoi preconcetti, valuta se le tue convinzioni influenzano il tuo giudizio

Strumenti utili:

  1. a) Tineye.com

Permette di verificare se le immagini sono riutilizzate;

  1. b) Butac.it

Seleziona e verifica le notizie false;

Pizzagate

E’ il 4 dicembre del 2016 quando Edgar Maddison Welch, un 28enne di Salisbury (Carolina del Nord) entra al Comet Ping Pong (Washington) e spara tre colpi con un fucile d’assalto modello AR-15. Per fortuna i proiettili colpiscono solo le pareti del ristorante, una scrivania e una porta. La polizia arriva sul posto, circonda il locale, e lo arresta e quando gli chiede i motivi del suo gesto Welch risponde che voleva liberare i bambini tenuti in ostaggio nel seminterrato del locale. Il 28enne aveva letto una fake news che circolava su Reddit e 4Chan, due community molto frequentate nel mondo anglosassone, in cui si teorizzava che nella pizzeria Comet si svolgesse un giro di prostituzione minorile e pedofilia con protagonisti Hillary Clinton, altri esponenti del partito democratico e l’intellighenzia liberal statunitense. 

La storia, come spesso accade per le fake news, prende spunto da una notizia vera. 

Qualche mese prima dell’attentato alla pizzeria di Washington Wikileaks aveva pubblicato le e-mail di John Podesta, all’epoca il presidente della campagna elettorale alle presidenziali del 2016 di Hillary Clinton. Diversi utenti affermarono di aver individuato tra quelle mail riferimenti in codice alla pedofilia e al traffico di essere umani. In particolare si fa riferimento a più cene organizzate al Comet Ping Pong di Washington D.C. in cui si citava una pizza al formaggio, con l’acronimo CP= Cheese Pizza), che fu interpretato come un rimando alla pedopornografia (CP= Child Pornography).  Da un’ipotesi non verificata ha iniziato a circolare la storia che il ristorante fosse, in realtà, un luogo dove i democratici abusavano di bambini.

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Autore: Redazione Diregiovani
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