Il clima del futuro visto da Copernicus

Il clima del futuro visto da Copernicus

Chiara Cagnazzo ha spiegato quanto i preziosi dati raccolti siano legati alla nostra vita
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Novembre del 2020 è stato il più caldo mai registrato nella storia, mentre solo due mesi prima, in settembre, il ghiaccio marino artico aveva fatto segnare un’impressionante riduzione della sua estensione. Sono dati che conosciamo grazie al Copernicus Climate Change Service, il servizio per l’osservazione dei cambiamenti climatici del programma Copernicus dell’Unione europea. Ci restituiscono la fotografia dello stato di salute della Terra e permettono di prendere decisioni sia politiche che economiche, perché i dati sono miniere da cui estrarre informazioni anche per leggere il futuro. Copernicus, che conta su qualcosa come dieci milioni di gigabyte di dati raccolti tanto dalle sentinelle della Terra, cioè i satelliti in orbita che dal cielo scrutano il pianeta, che da osservazioni non spaziali, è organizzato in sei settori, che vanno dal monitoraggio atmosferico ai cambiamenti climatici, dall’osservazione della Terra a quella del mare, fino alla gestione delle emergenze e alla sicurezza, in collaborazione con diversi enti come l’Esa, l’Eumetsat o il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.

Chiara Cagnazzo è una scienziata e si occupa di predizioni basate su modelli, in grado di dare informazioni autorevoli sul clima del passato, del presente e del futuro per supportare la società e anche i politici nel mettere in piedi strategie per rispondere ai problemi nati dai cambiamenti climatici. Manager dell’Informazione di Copernicus per il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, è intervenuta a Nse, la fiera dedicata alla New Space Economy, e ci ha spiegato quanto i preziosi dati raccolti da Copernicus siano legati alla nostra vita.

Per esempio “esiste una connessione stretta tra la temperatura in inverno e la richiesta energetica. Di solito quello che accade è che un inverno freddo vede una maggiore domanda di energia, ma spesso proprio in inverni freddi c’è una ridotta produzione di energia rinnovabile dall’eolico. Ora, poichè il mix energetico nella fornitura sta cambiando, con un aumento del mercato delle rinnovabili, la volatilità della produzione energetica aumenta e l’informazione sul clima diventa sempre più rilevante per il settore- ragiona Cagnazzo- Quando abbiamo connessioni di questo tipo, nel momento in cui noi abbiamo a disposizione la previsione – e noi facciamo anche questo- è possibile a quel punto prendere delle decisioni. Oppure: se devo pianificare la costruzione di un parco eolico l’informazione sul vento a lungo termine diventa fondamentale. Quello che noi facciamo è passare dall’informazione ‘vento osservato’ e ‘vento nel prossimo futuro’ in una determinata area, a una informazione presa in anticipo per far funzionare un sistema”.

La grande incognita spesso incompresa che aleggia sul nostro pianeta è quella dei cambiamenti climatici, che si manifestano in diversi modi. “Sostanzialmente si associa il cambiamento climatico all’aumento di temperatura, che è una variabile. La temperatura globale è aumentata in maniera significativa e sta aumentando. Ma il cambiamento di temperatura non rappresenta tutti i cambiamenti climatici. Per esempio possiamo considerare anche il ghiaccio polare che si sta fondendo, di cui abbiamo visto un minimo di recente, in settembre. Impressionante. Significa, in alcune regioni, l’aumento degli eventi estremi con precipitazioni o ondate di calore, e si prevede, usando i modelli, una intensificazione di questi estremi. Questo significa anche aumento del livello del mare. Gli eventi estremi sono associati anche alla diminuzione della qualità dell’acqua o alla diminuzione della sua disponibilità. L’area mediterranea sta diventando sempre più secca, quella del nord sempre più umida, con il conseguente aumento delle inondazioni”.

E nelle aree urbane? L’inquinamento è il problema maggiore? “Nelle regioni urbane abbiamo sia il problema legato all’inquinamento che all’aumento di temperatura, abbiamo sempre più morti legati ai picchi di calore, o abbiamo problemi legati alla qualità dell’acqua, a malattie associate all’acqua, malattie associate ai vettori, come gli insetti. L’inquinamento è uno di questi problemi. Con costi sociali enormi”.

 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it