UK: allentate le restrizioni per i donatori del sangue gay e bisessuali

UK: allentate le restrizioni per i donatori del sangue gay e bisessuali

Si tratta di un'importante novità che verrà concretizzata dall'estate 2021, un grande passo avanti per molti attivisti
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ROMA – La Gran Bretagna ha annunciato che allenterà le restrizioni alle donazioni di sangue da parte di uomini omosessuali e bisessuali, dopo che il comitato FAIR (For The Assesment of Individualized Risk) ha affermato che dovrebbe essere revocato il divieto totale. Le raccomandazioni del comitato, composto da membri delle associazioni di donatori di sangue del Regno Unito, della sanità pubblica inglese, dell’Università di Nottingham, delle associazioni LGBT+, da esperti
in epidemiologia, virologia e psicologia, sono state accolte dal Dipartimento di Salute e Assistenza Sociale. Il FAIR aveva chiesto la valutazione dei soggetti attraverso criteri sanitari di rischio su base personale e non in quanto appartenenti a una categoria definita dall’orientamento sessuale.

Infatti, finora gli uomini gay e bisessuali negli UK potevano donare solo astenendosi dal fare sesso per tre mesi – prima del 2017 bisognava aspettare addirittura un anno. Ora invece, si potrà mettere a disposizione il proprio sangue se si è in una relazione stabile, e cioè un rapporto che duri da più di tre mesi (se non è nota un’esposizione a un’infezione a trasmissione sessuale e se non si stanno usando farmaci per fermare la diffusione dell’H.I.V.).  Chi non si trova in questa situazione dovrà continuare a seguire le misure precedenti.

Importante novità, questa, che verrà concretizzata a partire dall’estate 2021. Un grande passo avanti per molti attivisti che hanno a lungo combattuto contro queste misure, giudicate discriminatorie e stigmatizzanti. Ethan Spibey, il fondatore del gruppo FreedomToDonate, come riporta il New York Times, ha affermato: “Per tanti anni ci siamo sentiti come se fossimo sporchi”. E ha dichiarato che questo è “un cambiamento fondamentale verso il riconoscimento che le persone sono individui”.

Il suo augurio è che tale mutamento abbia effetti in tutto il mondo, dove le restrizioni vigenti hanno fatto sì che alcuni uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini abbiano donato sangue comunque,
come da loro esplicitato. Tali restrizioni sono state in gran parte introdotte negli anni ’80, durante l’epidemia di AIDS, e oggi sono meno rigide in Francia, Italia e Spagna. Nella nostra penisola, in particolare, dal 18 aprile 2001 un decreto firmato da Umberto Veronesi, allora Ministro della Sanità, ha cancellato il divieto, imposto da un provvedimento del ‘91 a firma del precedente Ministro Francesco De
Lorenzo. Nei moduli, infatti, non si chiede di indicare la propria “non omosessualità”, ma solo il proprio stato di salute ed eventuali comportamenti sessuali a rischio. I tre mesi di attesa sono ancora in vigore in Australia e negli Stati Uniti. Tuttavia, ambedue hanno
annunciato modifiche ad aprile, in seguito alla pandemia, quando le scorte di sangue globali sono precipitate.

Secondo alcune stime, come ricorda il New York Times, più di un milione di donazioni sono andate perse solo negli USA. Per questo, un gruppo di oltre 500 medici, ricercatori e specialisti ha firmato una lettera in cui si chiede alle autorità di eliminare i vincoli. Tornando al caso specifico, Deborah Gold, l’amministratrice delegata del National AIDS Trust, organizzazione per i diritti H.I.V. in Gran Bretagna, ha detto che molti uomini gay e bisessuali vogliono essere in grado di fare la loro parte e donare il sangue per dare il proprio contributo. Infatti il ‘National
Health Service’ ha reso noto a gennaio un grave squilibrio tra il genere dei donatori: erano necessari più giovani uomini. Stuart Andrew, parlamentare del Partito Conservatore, è molto vicino alla questione, in quanto gay e sostenitore dei diritti LGBT+. Lui stesso è membro di un gruppo parlamentare che ha sostenuto una revisione dei criteri di donazione del sangue e sul Times di Londra ha parlato dell’apertura, adesso possibile, a più donatori e quindi a più vite salvate. In direzione concorde si è espresso il segretario alla sanità Matt Hancock, che lo ha definito un “cambiamento epocale”.

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